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Chiavari: al San Francesco la mostra “Un Tesoro in Vasi di Creta”

Oggi, sabato 3 ottobre, alle ore 10, presso l’Auditorium San Francesco di Chiavari viene inaugurata la mostra itinerante “Un Tesoro in Vasi di Creta: Ermanno Lo Storpio, chiamato a guardare in alto”,  appuntamento che fa tappa nel Tigullio, nato a seguito della 46ª edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini. Un titolo complicato e un po’ misterioso, ma che nasconde un “tesoro”, appunto, tutto da scoprire, vale a dire esperienze di vita concreta, vicine a quelle di molte famiglie del nostro territorio.
Patrocinata dal Comune di Chiavari e guidata dalla Associazione locale “Amici di Simone”, la mostra – che resterà aperta sino a sabato 10 – guiderà il visitatore in un viaggio che apre la mente e il cuore nei confronti della fragilità umana, ma non in una accezione rassegnata o fatalista. La speranza e anzi la certezza che la volontà umana e, ancor più, il sostegno di amici e di una rete di solidarietà che li supporta, dimostra – attraverso storie di vita – che veramente un “vaso di creta” come è tale una disabilità o un limite, diventa fecondo di frutti e apre le persone che vivono tale realtà in una dimensione nuova, di pienezza e di relazioni che, a volte, mancano altrove, in contesti solo apparentemente “normali”.
Lo spunto nasce da una singolare vicenda storica che si colloca addirittura nel basso Medioevo, precisamente presso l’ isola di Reichenau sul Lago di Costanza. Ermanno “lo storpio” (1013-1054) era un monaco benedettino affetto sin dall’infanzia da una grave malattia degenerativa che arrivò a paralizzarlo nel corpo e nel linguaggio. Definito dai contemporanei Miraculum Saeculi (“meraviglia del suo tempo”), Ermanno non fu un eroe che sfidò stoicamente la malattia, ma un uomo profondamente vivo, sorretto da una profonda Fede, ma anche accolto dai contemporanei. La sua vita non fu una “prestazione” di efficienza, ma la prova tangibile che l’essere umano, quando è amato e custodito in una “dimora”, può guardare in alto e portare frutti.
La mostra chiavarese sarebbe interessante solo per questo: un viaggio sulle orme di un  personaggio che fu non solo uomo di preghiera ma anche poeta, musicista, storico e astronomo, capace di sorprendenti intuizioni scientifiche per l’epoca, a dispetto della sua condizione fisica.  Ermanno fu così antesignano di un modo di vivere singolare e in grande anticipo sui tempi: mostrare che la vita umana, anche la più fragile, non è mai un limite e, tantomeno, un errore.
In realtà si tratta di un messaggio valido per ogni generazione, a partire dalla nostra. E’ sotto gli occhi di tutti che quanto ci viene proposto oggi è esattamente l’opposto: social, media, tv, cinema, sistemi di pensiero ci formano a una “cultura” basata sulla salute, fisica anzitutto, per cui il benessere, il successo, il denaro, l’autonomia a 360 gradi, sono “il” criterio per giudicare se una persona ha valore o no. Pensare che la propria o altrui esistenza, abbia ragion d’essere solo e fin quando sia “efficiente” è  il metro di giudizio che guida il pensiero dominante di chi vorrebbe spacciare per “diritto” scelte che non sono né dignitose né umane.

Si comprende quindi come via sia un “filo rosso” che lega questo messaggio alla realtà chiavarese Amici di Simone, che promuove e organizza la mostra cittadina. A Chiavari tutto iniziò proprio vent’anni fa, attorno all’amicizia con il piccolo Simone, un bimbo affetto da Sindrome di Down salito al Cielo il 30 giugno 2005: per mamma Francesca e papà Alessandro, molto conosciuti in città, il dolore per la loro vicenda personale non comportò un ripiegamento su se stessi, ma si aprì all’ “altro” sofferente. Nacque, quasi spontaneamente, una associazione che – ben lontana da intenti “commemorativi” – ha fatto del rapporto con la fragilità una risorsa educativa, non solo per chi ne fruisce, ma anche per chi la propone.
Dalle prime feste fino al progetto «La casa si allarga» arrivando all’appuntamento fisso del lunedì, gli “amici di Simone” sono cresciuti di numero, grazie al supporto di tanti volontari, guidati dall’instancabile Angelo, presidente sino a poco tempo fa: oggi coinvolge circa 35 famiglie con bambini e ragazzi speciali. Un percorso di compagnia concreta fatto di laboratori settimanali, momenti di incontro per le mamme, vacanze estive condivise, cene mensili tra i ragazzi e un gruppo di studenti delle superiori, appartenenti all’esperienza di Gioventù Studentesca, che entusiasti invitano loro amici a partecipare.
Come ricordava un sacerdote: «Lo scopo è il miracolo di una personalità nuova che l’amicizia rende possibile».  Avere un figlio “speciale” non è un eufemismo edulcorato: nessun genitore potrà mai nascondere giorni di particolare difficoltà o momenti di umano sconforto. Ma un’esperienza di amicizia e l’affidarsi quotidiano di questi ragazzi, insegna a tutti gli “abili” che la dignità della vita sta proprio nell’essere accolti. Forse, potremmo dire, gli “amici di Simone” si pongono nel territorio locale come dei “novelli Ermanno” e, alla pari del monaco medioevale, possono interrogare ciascuno di noi, sul senso e la dignità del vivere. Anche perché qualunque individuo, dinanzi a una storia di dolore, diventa egli stesso “disabile”, incapace di gestire da solo e in autonomia la situazione che gli sta togliendo sicurezza e efficienza.
La mostra – arricchita dalle evocative illustrazioni d’autore che raccontano la vita di Ermanno – sarà visitabile dal 3 al 10 ottobre, anche attraverso il supporto di guide che spiegheranno la storia e il tema proposto. E’ invitata tutta la cittadinanza, le scuole e le famiglie: un evento che non è solo rievocazione storica, ma testimonianza di solidarietà.    Sabato 3 ottobre alle ore 21 prevista una tavola rotonda di apertura con Davide De Santis (presidente dell’associazione La mongolfiera), Cristina (mamma di Vittoria), Maily (mamma di Emma) e Federico Zucchi, attuale presidente dell’associazione Amici di Simone.