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Ma in un romanzo l'errore si può perdonare
|“Santa in Giallo”: giudice e scienziato smontano le panzane degli autori
Si può uccidere una persona collegandola a un impianto fotovoltaico? E un commissario può modificare una scena del crimine, come fa Montalbano ne La voce del violino? La risposta, nella realtà, è no in entrambi i casi. Ma in un romanzo l’errore può essere perdonato, purché l’autore sappia costruire un mondo abbastanza credibile da convincere il lettore. Alla Casa del Mare di Santa Margherita Ligure, nel pomeriggio di lunedì 21 settembre, “Aspettando Santa in Giallo” ha sottoposto gli investigatori di carta alla doppia verifica del diritto e della scienza. Protagonisti dell’incontro “Gli errori dei giallisti” sono stati il magistrato e scrittore Giuseppe Battarino, e Angelo Sardi, tecnologo dell’INRiM, l’Istituto nazionale di ricerca metrologica. È stato presentato anche Giallisti sul serio, il libro scritto da Battarino per Morellini. Con loro Marinella Gagliardi Santi e Giammauro Gargiulo, organizzatori della rassegna. Sullo schermo sono comparsi alcuni celebri casi letterari. La prima immagine, con un libro, una lente d’ingrandimento e una vecchia macchina fotografica, annunciava il tono dell’incontro: “Anche i giallisti nel loro piccolo si sbagliano”. Non un processo agli scrittori, ma una verifica ironica del confine tra libertà narrativa ed errori capaci di compromettere la credibilità di una storia.
Quando l’arma del delitto non funziona
Il percorso è partito da Giorgio Scerbanenco. In Venere privata, del 1966, il rullino di una macchina fotografica da spia è così piccolo da cadere dalla borsa della vittima senza che lei se ne accorga. Il dettaglio è stato verificato tenendo conto degli strumenti disponibili all’epoca. Sardi ha poi smontato un delitto elettrico raccontato in un thriller nordico. «La vittima non poteva rimanere folgorata in quel modo. Una lega non può avere una conducibilità superiore a quella dei metalli puri usati per realizzarla. Argento, rame, oro e alluminio hanno caratteristiche precise: la lega ne modifica le qualità elettriche». Il romanzo può continuare a funzionare, ma resta l’impossibilità fisica. Ancora più evidente il caso di un personaggio ucciso collegandolo a pannelli fotovoltaici. «Le tensioni in uscita sono normalmente comprese tra 600 e 800 volt e possono arrivare a 1000. Possono provocare tetanizzazione, problemi respiratori o fibrillazione ventricolare, ma non la carbonizzazione descritta nel romanzo. In pratica, quel delitto non si può commettere».
Montalbano sbaglia, ma Vigàta rimane credibile
Battarino ha affrontato il problema dal punto di vista giudiziario. Un giallo non è un verbale di polizia e la sua verità non coincide necessariamente con quella di un fascicolo processuale. Ne La voce del violino, Montalbano altera una scena del crimine. Nella realtà un simile comportamento avrebbe conseguenze gravissime per un funzionario di polizia. Il lettore, tuttavia, lo accetta perché Andrea Camilleri ha costruito Vigàta, i suoi personaggi e il suo linguaggio con assoluta coerenza. «L’errore può diventare una scelta narrativa. Montalbano compie qualcosa che un vero investigatore non potrebbe permettersi, ma il suo mondo continua a reggere. La libertà creativa può allontanarsi dalla realtà, però deve prima conoscerla». Battarino ha raccontato di avere scritto a Camilleri proprio su quell’episodio. Lo scrittore gli aveva risposto di non essere un esperto di giudici o investigatori, ma di saper costruire un mondo. La precisione con la quale ha ricostruito l’ambiente giudiziario dell’Italia postunitaria ne Il giudice Surra e altre indagini in Sicilia dimostra, però, quanto lavoro di documentazione ci fosse dietro le sue pagine.
Simenon dentro la polizia giudiziaria
Un altro esempio è arrivato da Georges Simenon. Prima di scrivere decine di romanzi, l’autore ha trascorso alcuni giorni negli ambienti della polizia giudiziaria parigina, osservandone il funzionamento e ricavandone i reportage raccolti in Dietro le quinte della polizia. «Documentarsi non significa soltanto conoscere le procedure – ha spiegato Battarino –. Bisogna comprendere i gesti, le gerarchie, le abitudini e le tensioni tra le persone impegnate nelle indagini. Sono aspetti che nessun manuale può restituire da solo». Il magistrato ha infine ricordato una particolarità italiana. All’estero si parla di “polizia giudiziaria”, con espressioni diverse nelle varie lingue. Soltanto in Italia si usa abitualmente la definizione “forze dell’ordine” per polizia e carabinieri: «È il segno di una visione della legge ancora legata a una concezione nata durante la dittatura fascista».
Tra diritto, metrologia e letteratura, gli errori sono diventati uno strumento per capire come nasce la credibilità di un giallo. Il lettore può accettare quasi tutto, anche un commissario che viola le regole; più difficile convincerlo che un circuito elettrico sbagliato possa uccidere.
Foto di Angelo Sigismondo, Club fotografico Avis “L’Immagine”






