Amt: “Trasporto pubblico provinciale al collasso”
Da Unione Sindacale di Base
Non siamo più di fronte a semplici errori di gestione o a una serie di sfortunate coincidenze. La situazione in cui versa il trasporto pubblico locale provinciale appare ormai come un disegno lucido, costante e quasi orchestrato per depotenziare il servizio, peggiorare le condizioni di lavoro del personale e spianare la strada a logiche di privatizzazione che penalizzeranno unicamente l’utenza e il territorio.
USB Lavoro Privato denuncia con forza il progressivo smantellamento della rete e l’assoluta inadeguatezza delle scelte politiche e aziendali che stanno strangolando il Tigullio e l’intera provincia.
Partiamo dall’ultimo paradosso: l’ordine di servizio sulle linee provinciali
L’ultimo capitolo di questa gestione scriteriata è l’ordine di servizio che impone di caricare gli utenti urbani sulle linee provinciali. Una decisione del tutto avulsa dalla realtà operativa, che apre a criticità gravissime fin dai primissimi punti:
Posto guida completamente aperto e rischio aggressioni: I mezzi provinciali non dispongono di una paratia interna di protezione per il posto guida, che risulta quindi aperto. Ammassare un numero eccessivo di persone significa avere l’utenza a ridosso del conducente, facendo impennare il rischio di aggressioni, un fenomeno purtroppo decisamente crescente, specialmente nell’ultimo periodo nella città di Genova.
Mezzi inadeguati: I bus provinciali nascono con sole due porte lente e non con quattro porte veloci, oltre a disporre di spazi e capienze ridotte per i posti in piedi.
Il dramma dell’entroterra: Ammassare troppi passeggeri urbani significa ostacolare materialmente la discesa delle persone provenienti dall’entroterra, allungando a dismisura i tempi di sosta alle fermate.
Tempi insostenibili: Con percorrenze mai riviste né adeguate alla realtà della strada, il risultato inevitabile sono ritardi cronici accumulati fino ai capilinea, a scapito della regolarità del servizio e dello stress psicofisico degli autisti.
Un rosario di criticità irrisolte sul territorio
Questo provvedimento si inserisce in una lista interminabile di scelte miopi e dannose che si trascinano da anni senza che nessuno intervenga:
Piazza della Nazione a Rapallo: Una rivisitazione urbanistica scellerata che crea gravissime difficoltà di manovra ai bus in ingresso, a cui si aggiunge la scandalosa autorizzazione concessa ai bus Flixbus di sostare proprio nella stessa piazza (autorizzati da chi ? ) e negli stessi orari previsti per le linee di trasporto pubblico.
Lo smantellamento del presidio del capopiazza a Rapallo: Una figura fondamentale di controllo e sicurezza lasciata colpevolmente vacante, privando gli autisti di un punto di riferimento immediato sul campo.
Il capolinea di Chiavari (Torre Fara Piazza, Nassiriya ,Lungomare): Lo spostamento ha comportato aggravi di costi per circa 150.000 euro all’anno solo di gasolio, creando disagi continui.
Promesse e impegni presi con AMT e sindacati a Chiavari
Torre Fara: L’amministrazione comunale aveva assunto impegni precisi — mai mantenuti — sull’installazione di servizi igienici e di un riparo per i lavoratori. Con la calura estiva, gli autisti sono costretti a sostare per 25 minuti sotto il sole cocente con i motori spenti e senza aria condizionata, ripartendo in condizioni di sicurezza e salute compromesse. E nessuno vigila su questi accordi disattesi.
Piazza Nassiriya: Gli impegni presi per l’implementazione della segnaletica orizzontale sono stati totalmente disattesi.
Piazza Sant’Antonio a Sestri Levante: Si ripete la criticità della sovrapposizione degli spazi di sosta con i bus Flixbus negli orari in cui devono sostare i mezzi di linea.
Lo smantellamento della rimessa di Uscio mai sostituita da un capolinea adeguato (rimessa smantellata per criticità salvo poi diventare deposito di autocarri e mezzi d’opera ben più pesanti dei bus.
Quasi totale mancanza di controlli sulla rete extraurbana che favorisce evasione e mancanza di controllo delle regole di viaggio.
Le voci dello spostamento del presidio di centrale operativa e addetti esercizio da Chiavari a Carasco (zona esondabile che in fase di allerta rossa va evacuata e come si fa in quei giorni ? Si sta senza centrale operativa?)
Tutte tessere di un unico mosaico: rendere il servizio provinciale inefficiente, costoso e disagevole per poi poter gridare al fallimento del pubblico.
La provocazione della privatizzazione: i privati tagliano i servizi, non li migliorano
E la “ciliegina sulla torta” arriva dalle recenti, inaccettabili dichiarazioni di qualche sindaco che invoca l’ingresso di aziende private per “gestire meglio” il trasporto pubblico.
A queste persone va ricordato quanto accade ovunque il TPL venga svenduto ai privati: l’unico obiettivo è il profitto
Gli esempi già ci sono , in Umbria , in Toscana , in Veneto , in provincia di Torino, basta verificare sulle fermate di questi luoghi quanti passaggi fanno le corriere per capire .
Tradotto in pratica significa il taglio netto dei rami secchi, ovvero la cancellazione totale delle corse a bassa frequentazione, isolando definitivamente i piccoli comuni e le zone dell’entroterra. Certi proclami farebbero bene a tenerseli in tasca.
La domanda aperta
Vogliamo capire con urgenza dove vogliono andare l’amministrazione del Comune di Genova, Città Metropolitana e l’Azienda. Qual è la strategia reale per il trasporto pubblico provinciale? Si vuole continuare sulla strada del degrado programmato per giustificare svendite future, o si intende finalmente sedersi a un tavolo per ripristinare decoro, sicurezza e dignità al lavoro degli autoferrotranvieri e al diritto alla mobilità dei cittadini?
Usb Trasporti non resterà a guardare. Pretendiamo risposte immediate e interventi correttivi concreti.

