Un rapporto che ha cambiato il paesaggio delle Riviere
|Rapallo: Inglesi nel Tigullio, un’eredità ancora viva
“Un buon inglese e un buon americano non possono rimanere a lungo in una località ove non sia possibile giocare a golf”.
Lo scriveva nel 1929 la rivista “Il Mare”. Quasi un secolo dopo, domenica sera, quella frase è tornata a risuonare al Circolo Golf e Tennis Rapallo durante la cena che ha chiuso “Inglesi in Liguria – The Enchanted Riviera”, il festival che dal 31 luglio al 2 agosto ha riannodato i fili della lunga storia d’amore tra il Tigullio e il mondo britannico.
A ricordare quelle parole è stato il direttore del circolo Fabrizio Pagliettini. Il cronista dell’epoca aggiungeva: “Il golf non è un giuoco violento, può essere coltivato da persone di tutte le età, può svolgersi in gara fra più giocatori e far passare placidamente il tempo ad un solo giocatore misantropo. È infine un mezzo ideale per fare esercizio sano ed intenso all’aria aperta senza nemmeno accorgersene, perché si effettua su vaste distese di terreno”.
Non poteva esserci conclusione più adatta per una manifestazione che, nelle tre giornate, ha portato il pubblico dal Castello Brown al Teatrino di Portofino, dallo Yacht Club Italiano al green di Rapallo. Tre luoghi che conservano ancora oggi, nell’architettura e nella loro storia, i segni della presenza inglese nel Tigullio.
La prima edizione ha registrato una forte partecipazione in tutti gli appuntamenti. L’esordio, venerdì 31 luglio, è stato affidato a “Vita al Castello Brown”. Dopo l’apericena, Ceci Day ha imbracciato la chitarra e cantato “Soho in July” insieme a uno dei suoi brani più recenti.
I saluti sono stati portati da Stefano Balleari, presidente del Consiglio regionale; Margherita Gimelli, assessore alla Cultura di Portofino; Kassim Ramji, console generale britannico a Milano; Alba Zanini, presidente dell’Associazione Kores; Francesca Centurione-Scotto Boschieri, presidente degli Amici dei Giardini Botanici Hanbury. Presente anche Lady Hanbury, presidente onoraria dei Giardini.
La conversazione sugli inglesi in Liguria, coordinata da Francesca Centurione-Scotto Boschieri, ha riunito Massimo Bacigalupo, professore emerito dell’Università di Genova; lo storico Alessandro Bartoli; Antonio e Silvia Ricci di Villa della Pergola; il documentarista Luca Martera; il collezionista Daniele Crippa; Charlotte Balfour, figlia del console generale britannico a Genova.
Il passato è riapparso sulle pareti del castello grazie a “Echoes from Portofino and its surroundings”, il cortometraggio di Max Borsani che utilizza l’intelligenza artificiale per restituire movimento, voce e suoni alle fotografie storiche. Quattro minuti nei quali paesaggi e personaggi della vecchia Portofino sembrano uscire dagli album di famiglia.
Sono stati proiettati anche “Liguria, An Italian Fairytale”, prodotto da Millstream Film con la produzione esecutiva di Rosanna Piturru, e “Ricordi del Castello”, realizzato con i materiali girati da Massimo Bacigalupo e dedicato alla famiglia Baber, ultima proprietaria di Castello Brown. Una clip ha proposto l’intervista all’imprenditore Alexander Moll.
Alessandro Bartoli e Francesca Centurione-Scotto Boschieri hanno presentato la “Via degli Inglesi – The English Heritage Route”. Antonio, Silvia e Alessandra Ricci hanno invece raccontato il recupero di Villa della Pergola, lavoro per il quale hanno ricevuto una targa dalla Regione Liguria.
Il giorno successivo il festival è sceso al Teatrino di Portofino. “Memorie inglesi in Liguria” è iniziato sulla terrazza con il cocktail “Dufour à la rose” di Antonia Dufour e il saluto di Margherita Gimelli.
Massimo Bacigalupo e Francesca Centurione-Scotto Boschieri hanno accompagnato l’incontro con Julian Stannard, poeta e accademico inglese, autore di “Sottoripa, poesie genovesi”. Sono intervenuti anche Alexander Moll e l’editore Peter Halban.
Luca Martera ha poi presentato “Dottor Antonio e gli altri”, un viaggio nel primo programma televisivo della Rai tratto dal romanzo di Giovanni Ruffini e nelle opere degli autori inglesi arrivate sul piccolo schermo. La serata ha riportato alla luce anche rari film di produzione britannica girati in Liguria e in Italia.
Domenica il racconto si è spostato all’aria aperta con “Sailing and golf: a British day open air”. La vela ha collegato il porto di Rapallo a Portofino, consentendo di osservare dal mare le ville inglesi che punteggiano la costa. L’iniziativa dedicata alle donne ha coinvolto “We Are the Boat” e Women Sailing Leaders.
Allo Yacht Club Italiano, presieduto da Carlo Cameli, Milena Andrade ha curato l’incontro di Women Sailing Leaders. Il “Women Sailing Leaders Recognition Award” è stato consegnato a Olga Cola, presidente di Women Care; Luciano Buonfiglio, presidente del Coni; Simona Ferro, assessore regionale alla Cultura.
Nel pomeriggio la manifestazione ha raggiunto Rapallo. Su invito di Alba Zanini, Barbara Curli, ordinaria di Storia contemporanea all’Università di Torino, ha parlato della presenza inglese nel Mediterraneo tra Ottocento e Novecento. Al Circolo Golf e Tennis è stata ricordata anche la visita dei duchi di Windsor del 13 luglio 1938.
A tenere insieme luoghi e incontri è stata la “Via degli Inglesi”, il progetto di turismo culturale che mette in rete ville, castelli e giardini segnati dalla presenza britannica. La Liguria ne sarà capofila, con l’obiettivo di estendere successivamente il percorso al resto d’Italia.
Il festival è stato ideato da Francesca Centurione-Scotto Boschieri, ambasciatrice della Liguria a Londra, e curato con Massimo Bacigalupo, Alessandro Bartoli, Max Borsani, Luca Martera e Alba Zanini. È stato promosso dal Consolato britannico, dagli Amici dei Giardini Botanici Hanbury e dall’Associazione Kores, in collaborazione con la Regione Liguria e con il patrocinio dei Comuni di Portofino e Rapallo. Hanno partecipato lo Yacht Club Italiano, il Circolo Golf e Tennis Rapallo e Women Sailing Leaders.
Ma la forza della manifestazione è stata soprattutto nei luoghi. Il legame tra le due sponde della Manica non è rimasto confinato alle conferenze: è riemerso nelle stanze del Castello Brown, nelle fotografie di Portofino, nelle ville affacciate sul mare, nelle rotte della vela e nella storia del golf rapallese.
È una relazione che si perde nel mito. Strabone scriveva: “L’isola più grande, che i Greci chiamano Albione, e che più tardi venne chiamata Britannia, fu abitata da un popolo che si diceva discendesse da Albione, il quale, secondo alcuni, era un Ligure”.
La leggenda, ripresa da Isidoro di Siviglia e Goffredo di Monmouth, attribuisce ad Albione due fratelli: Lygeos, dal quale deriverebbe il nome Liguria, e Savo, legato a Savona. Albione sarebbe stato ucciso da Ercole, mentre Brutus, pronipote di Enea, avrebbe dato il nome alla Britannia. La memoria dell’ultimo gigante, Goemagot, sopravvive nelle statue londinesi di Gog e Magog.
Più concreta è la storia che unisce Genova e Londra: la stessa bandiera crociata, lo stesso patrono san Giorgio, i banchieri genovesi al servizio dei sovrani inglesi e il viaggio di Geoffrey Chaucer nella Repubblica ligure alla fine del Trecento.
Dalla seconda metà dell’Ottocento gli inglesi cambiarono il paesaggio delle Riviere. Thomas Hanbury realizzò alla Mortola il grande giardino botanico che porta il suo nome. Clarence Bicknell percorse l’entroterra di Bordighera e i sentieri del monte Bego, raccogliendo fiori, acquerelli e incisioni nei suoi “cahiers de voyage”.
Quella comunità operosa, simile alla “busy bee that has no time for sorrows”, costruì ville, creò giardini e portò in Riviera una cultura internazionale. Lady Lucy divenne la protagonista del “Dottor Antonio” di Giovanni Ruffini. Percy Bysshe Shelley, Lord Byron, Charles Dickens, David Herbert Lawrence con Frieda, Max Beerbohm ed Edward Lear percorsero le “shores” liguri. Samuel Johnson considerava il Mediterraneo un segno dell’essere “civilized”.
Anche Portofino diventò una tappa di quella “compulsive attraction”: un luogo nel quale lasciare l’“hurry up” londinese e ritrovare un tempo diverso. Nel racconto del festival sono entrati anche Edward Elgar e le sue “Enigma Variations”, accostate alle acque gemelle della “Fons Gemina” di San Martino di Noceto.
Gli Hanbury lasciarono tracce che vanno oltre la Mortola. Marion Barton Muzzi Falconi fu benefattrice a Montemarcello. Francis Scott Fitzgerald contribuì a trasformare l’immagine turistica della Riviera. Le vicende di Lord Carnarvon e Jeannie von Mumm, nata Watt, appartengono alla stessa geografia britannica legata al mare ligure.
Nel 1921 Elizabeth von Arnim, autrice di “Un incantevole aprile”, affittò Castello Brown da Montagu Brown, console britannico a Genova. Il romanzo, pubblicato l’anno successivo, portò Portofino nell’immaginario dei lettori internazionali.
Frederick Brown, banchiere, imprenditore e alpinista, aveva acquistato il castello nel 1870, affidandone il recupero ad Alfredo D’Andrade e all’ingegnere Pietro Tamburelli. Nelle sue memorie scrisse: “C’era uno stretto fossato e un ponte levatoio sul lato terra, che abbiamo avuto la temerità di distruggere”.
Alla vita del castello sono legati anche il colonnello John Baber e la moglie Jocelyn. Le memorie familiari ricordano Charles Dickens mentre legge “Canto di Natale” a Genova, Fred Brown bambino e la madre Ida lungo le crêuze che scendevano verso il Teatro Carlo Felice.
Frederick Brown raccontò anche l’intuizione di Vincenzo Rossetti: “Mi suggerì che era possibile fornire Paraggi, Portofino e Santa Margherita di acqua potabile dalle fonti in cima alle valli dell’Acqua Viva e dell’Acqua Morta, che si versano in mare a Paraggi. Realizzammo l’impresa, su progetto di Tamburelli, attraverso una società per azioni, più tardi rilevata dalla città di Santa Margherita”.
Nelle memorie dei Brown compare infine Giuseppe Garibaldi, visto partire da Quarto ma non avvicinato per la fedeltà alla regina Vittoria e per la diffidenza verso i liberali.
Tre giorni non bastano a esaurire una storia così lunga. Sono però serviti a mostrarla da vicino, senza separarla dal territorio che l’ha generata. Perché l’eredità inglese nel Tigullio non è una pagina chiusa: continua a vivere nel profilo di Castello Brown, nei giardini, nelle ville sul mare, nelle vele al largo di Portofino e sul green di Rapallo.










