Chiavari: "Dall'accordo da cui si è sfilato Calenda alla sanità ligure" - LevanteNews
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Politica

Chiavari: “Dall’accordo da cui si è sfilato Calenda alla sanità ligure”

Da Luca Garibaldi consigliere e capogruppo Partito Democratico in Regione Liguria

Ciao,

le ultime ore sono state particolarmente convulse, soprattutto nel campo del centrosinistra. La decisione di Calenda di rompere un patto siglato con il PD quattro giorni fa è qualcosa di surreale e di rara inaffidabilità politica. La gravità della situazione sembra riconosciuta da tutti a parole ma non nei comportamenti, che invece danno esempio di grande leggerezza e irresponsabilità. Ci sarebbe molto da dire, ma faccio solo alcune brevi considerazioni.

La prima è che, sempre più rapidamente, si deve passare dalla discussione sugli alleati, necessaria per una legge elettorale che porta a coalizzare diverse forze, a quella sulla nettezza del programma e delle proposte politiche. Salario minimo, lotta al carovita, sanità pubblica, formazione, stop a stage e tirocini gratuiti, transizione ecologica giusta, diritti civili, nuove forme di protezione sociale per combattere la crisi e l’impoverimento di larghe fasce di popolazione. Su questo si marcherà la differenza.

La seconda è che dubito dei “terzi poli” e della loro capacità di incidere realmente nel cambiamento del Paese: la sfida è tra due poli, la destra della Meloni e il PD, che ha messo in campo tutta la generosità possibile per lavorare uniti. Una risposta a chi chiede responsabilità e unità per un’alternativa alle destre, di idee e di proposte.

La terza riguarda Toti che, come prevedibile, si è riaccasato nel centrodestra assieme a Lupi: ho letto che si è definito “il più draghiano dei draghiani”, affermazione un po’ surreale, visto che sta in una coalizione dove due forze politiche hanno fatto cadere il governo e una stava all’opposizione. Il suo periodo “moderato” mi pare finito, nonostante le dichiarazioni, e tornerà a mettersi al servizio di Meloni e Salvini.

NO ALLA CHIUSURA DI ANSALDO ENERGIA. Martedì scorso i lavoratori di Ansaldo Energia erano in protesta contro l’ipotesi di ridimensionamento prevista da un piano di pre fallimento.

Si tratta di un polo di eccellenza dell’economia italiana, con oltre 2500 dipendenti, e l’ipotesi di far perdere posti di lavoro è semplicemente inaccettabile a qualsiasi livello: le conseguenze della chiusura di un’azienda del genere avrebbero ripercussioni sull’intera economia ligure e nazionale.

È per questo che ognuno di noi deve mettere in atto qualsiasi iniziativa per evitare il peggio: abbiamo presentato un ordine del giorno, firmato da tutte le forze politiche del Consiglio Regionale e approvato all’unanimità, con cui si impegna la Giunta a muoversi a tutti i livelli istituzionali per risolvere la questione e a chiedere alla dirigenza e alla proprietà di Ansaldo Energia il ritiro di quel piano industriale.
Cassa Depositi e Prestiti e il Governo devono intervenire utilizzando tutti gli strumenti a disposizione per far sì che una delle aziende liguri storiche e strategiche per l’Italia possa continuare regolarmente la propria attività.

SANITÀ IN LIGURIA: IL BLITZ PER LA FUSIONE SAN MARTINO – VILLA SCASSI E I PRONTO SOCCORSO AL COLLASSO. Sabato scorso, sulle pagine di Repubblica, è apparsa la notizia che il nuovo piano socio sanitario prevede l’ipotesi di una fusione tra il San Martino e Villa Scassi, con la creazione di un’unica Azienda Ospedaliera metropolitana. Un’ipotesi che dovrebbe entrare in vigore entro l’anno, come previsto dalla Struttura di Missione della Sanità Ligure.
Nei fatti, significa aprire la strada alla privatizzazione dell’Ospedale degli Erzelli e rivoluzionare l’organizzazione della sanità nell’area metropolitana genovese.
Nelle prossime ore depositeremo una richiesta di convocazione della Commissione Sanità per avere risposte in merito a questa notizia, ma anticipo alcune considerazioni.

La prima è che – nonostante le smentite e il fatto che i Consiglieri Regionali non abbiano mai ricevuto le bozze del Piano, che ci vengono negate – da tempo si sta lavorando al Piano Socio Sanitario rigorosamente nelle stanze tecniche della struttura di missione escludendo il confronto e la discussione politica complessiva  e approvandolo a pezzi: l’anno scorso con il Gaslini diffuso, ora con l’azienda ospedaliera unica. Una modalità di lavoro peraltro contraria alla programmazione prevista dalle leggi in materia e che soffoca la partecipazione degli operatori e dei territori.

La seconda è che l’ipotesi della fusione San Martino-Villa Scassi ha visto persino la reazione indignata di Fratelli d’Italia che si è lamentata che “il piano è calato dall’alto” e che “la struttura di missione non parla con nessuno”. Ottimo, mi fa piacere che se ne siano accorti anche loro. Mi aspetto che tengano questa posizione durante la discussione del provvedimento, ma ho qualche dubbio visto che quando, pochi giorni fa, ho proposto l’abolizione della struttura di missione, Fratelli d’Italia, che ora la critica, l’ha tenuta in piedi.

Mentre da un lato Regione Liguria ridisegna a tasselli la nostra rete ospedaliera, dall’altro non c’è monitoraggio della situazione attuale: i Pronto Soccorso versano in una situazione inaccettabile e ALISA dovrebbe svolgere il proprio ruolo mettendoli in condizione di funzionare in maniera adeguata, con interventi immediati. Ma non lo fa.

Arrivano segnalazioni preoccupanti sulla rete di medicina d’urgenza che sta saltando, questo anche a causa dell’assenza di un piano per l’accoglienza dei pazienti positivi al Covid non gravi che possono essere dimessi dagli ospedali.
In alcuni reparti le persone sono state rimandate a casa invece di essere operate perché bisognava dare spazio ai malati Covid.

Molti operatori di tutta la Liguria hanno denunciato pubblicamente la situazione pressoché vicina al collasso, ma a oggi nulla è stato fatto.

IN CONSIGLIO REGIONALE: L’ULTIMA SEDUTA E L’ASSISTENZA MEDICA INSUFFICIENTE . Nell’ultima seduta del Consiglio abbiamo trattato, tra le varie questioni, quella sulla continuità assistenziale: in queste settimane abbiamo ascoltato i rappresentanti dell’ex guardia medica che, soprattutto nel periodo più critico dell’emergenza Covid, hanno sopperito, anche economicamente, alla connessione tra la continuità assistenziale sul territorio e il Pronto Soccorso.

In particolare, il caso della ASL4, dove in alcuni periodi dell’anno, che si acutizzano nei mesi estivi, capita che ci sia solo un medico in un territorio di oltre 50 chilometri. Ho presentato questa interrogazione chiedendo quali azioni la Giunta intende mettere in campo, considerando inoltre l’aumento di popolazione in questi mesi.

L’Assessore alla Sanità ovviamente non era presente in aula, e per l’ennesima volta è stato Scajola, Assessore all’urbanistica, a rispondere: prima facendo ricadere la responsabilità sulle decisioni dei medici stessi a non accettare quel tipo di occupazione e poi per una ragione contrattualistica nazionale.

Come, nel corso delle due legislature della giunta Toti, ho avuto spesso occasione di ribadire, a volte sarebbe sufficiente copiare da altre realtà vicine a noi, come il Piemonte o l’Emilia Romagna, per garantire un degno servizio ai pazienti e un degno riconoscimento ai medici.

Rispetto al quadro critico della ASL 4, l’Assessore ha riportato banalmente le rassicurazioni da parte della direzione generale ma, dato che non è la prima volta che nonostante queste rassicurazioni ci siamo trovati in situazioni incresciose, denuncerò ogni mancanza di copertura o criticità che si dovessero verificare nel mese di agosto.

Quella della settimana scorsa è stata l’ultima seduta del Consiglio regionale prima della pausa estiva. Pausa che noi utilizzeremo per continuare a lavorare, preparandoci alla ripresa dei lavori e ovviamente alla campagna elettorale per il voto di fine settembre.

Dopo due anni di stop, finalmente, ricominciano le feste dell’Unità.
Vi aspettiamo a Lavagna per la festa di Federazione dal 9 al 16 agosto.

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