Chiavari: "L'astensionismo dilaga, cause e rimedi" - LevanteNews
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Chiavari: “L’astensionismo dilaga, cause e rimedi”

Generico giugno 2022

Da Marco Delpino direttore della Tigulliana

Ho letto con interesse la lettera (pubblicata su “Levante News”) di Pino Lanata, simpatico amico ambientalista (nonostante la sua qualifica di… cacciatore), del quale condivido la quasi totalità delle osservazioni eccetto quella riguardante il “parco nazionale” che, invece, ritengo prioritario per un rilancio del territorio in termini turistici, ambientali ed economici.

Ma al di là di questa differente posizione, su cui abbiamo avuto (e avremo ancora) modo di confrontarci, le sacrosante considerazioni di Pino Lanata andrebbero vagliate attentamente da tutta la nostra classe politica non soltanto locale, ma regionale e nazionale. In effetti, la ragione dell’ormai diffuso e preoccupante astensionismo è anche il segno di un grave deficit di rappresentanza e, dunque, di un malfunzionamento del sistema democratico.

Eppure il diritto di voto, sancito dall’articolo 48 della nostra Costituzione, rappresenta una delle maggiori conquiste delle democrazie libere e moderne di quelle generazioni, come la  mia o come quella di Pino Lanata, cresciute a… pane e politica.

Il perché della disaffezione al voto è presto spiegata. Da una parte assistiamo all’estremizzazione ostile, iperbolica e aggressiva che ha portato molti Cittadini a “sposare” l’antipolitica come scelta prioristica, anche alla luce del fatto che, purtroppo, è sovente il “potere economico” a determinare la vittoria di un candidato piuttosto che un altro (non mi riferisco, ovviamente, a casi specifici locali). Dall’altro lato, il voto a liste o partiti viene visto assai più nella prospettiva di un’auspicabile quanto incerta formazione di un governo (specie a livello nazionale) frutto di alleanze percepite come “innaturali” (ecco perché sarebbe auspicabile tornare al metodo “proporzionale” dei primi 40 anni della nostra Repubblica).

Resta il fatto che oggi viene meno anche quella “partecipazione”, presente nel passato, che consentiva al Cittadino un “controllo” (quasi) diretto del candidato e una maggiore sensibilizzazione verso i temi posti al centro delle campagne elettorali.

La convinzione è che le “scelte” politiche siano sempre più frutto di pochi, in quelle “camere caritatis” avversate dal grande Montanelli, il quale tuttavia arrivò a votare turandosi più volte il naso per… carità di patria. La mancanza di “partecipazione” (anche a quelle scelte semplici come potrebbe essere l’entrata o meno in un “parco nazionale”) è ormai sempre più radicata nella mentalità corrente dei Cittadini, che ritengono che la politica sia tornata a essere una… cosa sporca, praticata da persone che non si sa bene cosa avrebbero mai fatto nella vita se non avessero fatto il “mestiere” che stanno facendo. Ovviamente ci sono le eccezioni, e l’elezione di un sindaco dovrebbe essere vista davvero come esempio di “partecipazione”. Ma non è così, perché la tendenza verso l’antipolitica è una piaga ormai troppo diffusa, per la cui soluzione non basta chiudere un occhio e attendere che… passi la “nuttata” (o la Terza Repubblica).

Se i “ratti” stanno scappando dalla “barca Italia” che sta affondando, sarà bene che quei quattro “gatti” che governano le nostre contrade e il nostro Paese corrano al riparo per evitare di restare… asserragliati nel fortilizio, in mezzo a un arido deserto, nell’illusione dell’eternità, a morire d’inedia come nel celebre romanzo di Dino Buzzati.

 

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