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Cronaca

Santo Stefano: Carabinieri Albino Badinelli, via all’iter per la Canonizzazione

Lo scorso 2 luglio 2021, nella solennità di Nostra Signora dell’Orto, il Postulatore ha chiesto al vescovo di Chiavari l’apertura ufficiale della Causa

albino badinelli

Dal Comitato Albino Badinelli

Con il Nulla-osta della Congregazione delle Cause dei Santi arrivato al vescovo Giampio Devasini, si avvia l’iter preparatorio all’apertura della Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Carabiniere Albino Badinelli, ucciso dai nazi-fascisti a Santo Stefano d’Aveto il 2 settembre 1944 per evitare la fucilazione di diversi civili. Il “Comitato Albino Badinelli”, presieduto dal pronipote don Tommaso Mazza, ha svolto in collaborazione con l’Autorità ecclesiastica e con l’Arma dei Carabinieri numerose ricerche e approfondimenti volti a riconoscere la comune fama di santità
del giovane Albino. Nato ad Allegrezze, frazione di Santo Stefano d’Aveto, il 6 marzo 1920, dopo gli studi elementari e il lavoro nei campi di famiglia Albino si avvia alla carriera militare frequentando la Scuola Allievi Carabinieri “Cernaia” di Torino.

Il 10 giugno del 1940 presta a Roma il suo giuramento come Carabiniere ausiliario e viene destinato prima a Scicli, in Sicilia, poi a Knin, in Croazia, per essere quindi trasferito a Santa Maria del Taro, in provincia di Parma. Sin da giovanissimo frequenta la sua Parrocchia e partecipa attivamente ai gruppi dell’Azione Cattolica. Crescendo, matura sempre più il suo legame con Gesù nell’Eucarestia e con la preghiera del Rosario. Ne sono testimonianza le diverse
dichiarazioni e anche le tante lettere che negli anni ha inviato a parenti e amici. I mesi estivi del 1944 sono per la Val d’Aveto i più temuti e sofferti a causa dei rastrellamenti e delle rivalse messi in atto dalla divisione nazi-fascista “Monterosa”. Nei primi giorni di settembre il Comandante della divisione, Maggiore Gerolamo Cadelo, ordina a tutti i giovani della resistenza e a coloro che si erano sottratti alle armi di presentarsi al comando, pena la fucilazione di diversi civili che erano stati rastrellati alcuni giorni prima.

Il giovane Albino, mosso da un profondo spirito di pietà, decide di consegnarsi e si presenta alla casa littoria di Santo Stefano d’Aveto. Nel colloquio che ha con il comandante, Albino esprime con decisione i suoi desideri di pace uniti alla sua spontanea consegna. Tuttavia lo stesso ufficiale lo accusa di essere un disertore e lo condanna a morte. È il 2 settembre 1944, verso mezzogiorno: Albino chiede di potersi confessare, ma non gli viene concesso. Ha comunque la possibilità di confidarsi con monsignor Giuseppe Monteverde sulla via verso il luogo dell’uccisione. Albino confida al sacerdote il profondo affetto per la sua gente, domandandogli inoltre di far presente il suo perdono a chi lo stava per uccidere. Giunti davanti al cimitero di Santo Stefano, Albino viene posto con le spalle al muro, pronto per essere freddato. In quel momento, baciato il crocifisso e guardando il Cristo che stringe forte a sé, ripete le stesse parole di Gesù sulla croce: «Perdonali, Padre, perché non sanno quello che fanno!». A quel punto tre colpi di arma da fuoco, due al cuore ed uno alla testa, separano per sempre Albino dalla sua vita terrena. La Causa di Beatificazione del Servo di Dio Albino Badinelli vuole essere una risposta alla memoria e alla fama di santità che in questi anni lo hanno contraddistinto. Tante persone, infatti, hanno ritrovato in lui e nel suo sacrificio i segni di una fede autentica
e l’ideale evangelico del martirio. La Congregazione vaticana delle Cause dei Santi ha trasferito la competenza sulla
Causa di Beatificazione dalla diocesi di Piacenza-Bobbio (dove è morto il Servo di Dio) a quella di Chiavari, più vicina e facilmente raggiungibile da Santo Stefano d’Aveto. Dopo l’accettazione della Causa da parte dell’allora vescovo di Chiavari, Alberto Tanasini, il Comitato “Albino Badinelli” ha scelto come Postulatore don Luca Sardella,
nomina poi confermata dallo stesso vescovo Tanasini. Don Luca Sardella, laureato in Giurisprudenza all’Università di Genova e specializzando in Diritto Canonico alla Pontificia Università Lateranense di Roma, ha il compito in questa fase di rappresentare la “parte attrice” davanti all’Autorità Ecclesiastica diocesana per il prosieguo della Causa. Lo scorso 2 luglio 2021, nella solennità di Nostra Signora dell’Orto, il Postulatore ha chiesto al vescovo di Chiavari, mons. Giampio Devasini, l’apertura ufficiale della Causa presentando il “supplice libello”, come previsto dalla normativa in materia promulgata della Santa Sede. Successivamente i vescovi della Conferenza Episcopale ligure hanno dato il loro parere favorevole all’introduzione della Causa.