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Rapallo: “Lavoro da casa, Comune insensibile”

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Da Francesco Massardo, ufficio stampa Uil Liguria, qui in rappresentanza dei tre sindacati confederali

Facendo riferimento all’articolo di ieri su Il Secolo XIX ed. Levante (“Le infezioni sono in crescita, ora i Comuni corrono ai ripari”), emerge come i Comuni stiano agendo in realtà in ordine sparso, affrontando con approcci molto diversi una situazione che per sua natura è in continua evoluzione. Una condivisibile necessità di formalizzare il cosiddetto Smart Working (in realtà lavoro da remoto alternato a lavoro in presenza), spesso sconfina in rigidità e burocratizzazione , allontanandosi da quello che dovrebbe essere il primo obbiettivo di una Amministrazione: garantire continuità e ed efficacia nel raggiungimento degli obbiettivi, legati ad erogazioni di servizi, programmazione e realizzazione di opere , richiesta di finanziamenti, ecc. per non parlare della necessità di rendere operative le persone in isolamento, le quali, in molti casi, hanno dovuto quasi pregare di poter continuare a lavorare da remoto per poter dare corso anche ad attività importanti.

“Soffermiamoci sul caso di Rapallo, 225 dipendenti, di cui meno di metà in mansioni con possibilità di smart working – commentano Paolo Badalini, Carmen Foti e Teresa Marras, segretari territoriali di Uil FPL, FP Cgil e FP Cisl – da settembre 2020 (prima della seconda ondata) le OOSS e le RSU hanno chiesto continuamente di mettere mano a tutti gli strumenti di flessibilità, anche per non gettare al vento il capitale di esperienza e formazione che durante la pandemia, si era, volenti o nolenti, creato. Invece, si è ignorata ogni istanza, con un silenzio a dir poco imbarazzante da parte di una Pubblica Amministrazione che dovrebbe fare, non solo per legge ma anche per dovere morale, della trasparenza e della comunicazione il suo modus vivendi” concludono.

Basti citare la lettera inviata al Comune il 10 Dicembre 2021, che aveva anticipato quel che i Ministri Brunetta e Orlando, in una circolare congiunta del 5 gennaio scorso, richiamavano: “Una delle principali caratteristiche della disciplina oggi vigente per il lavoro agile nella pubblica amministrazione è la flessibilità. Flessibilità ed intelligenza sono i principali pilastri sui quali ciascuna amministrazione è libera di organizzare la propria attività, mantenendo invariati i servizi resi all’utenza”. Basti pensare che oggi chi deve rimanere a casa in quarantena e non ha problemi di salute deve prendere ferie o un permesso Covid decurtato al 50%, con l’unico risultato di avere lavoratori scontenti e lavoro fermo: in nome del “No allo Smart Working”, assunto ideologicamente da questa Amministrazione, purtroppo non l’unica, si fa solo danno. Speriamo che i contagi, catastroficamente più veloci dei pensieri di alcuni amministratori, non rendano vano il “ripensamento” oggi sbandierato. Non vorremmo trovarci nelle condizioni per cui, oltre alla chiusura di molte attività e alla cancellazione di treni e bus di linea, si debba arrivare a dover mettere il cartello “Chiuso per covid” anche nei portoni di alcuni Municipi.

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