Chiavari: Santuario delle Grazie, un tesoro non valorizzato - LevanteNews
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Patrimonio culturale

Chiavari: Santuario delle Grazie, un tesoro non valorizzato

Nelle giornate di sole si vede Bergeggi, nel Ponente, l'Isola d'Elba, la Corsica e, quando il cielo è più nitido, la costa fino a Livorno

Un gioiello raggiungibile dalla collina e ben visibile dal mare, incastonato in un colle boscoso lungo la via Aurelia, tra Chiavari e Zoagli. Stiamo parlando del Santuario delle Grazie, chiesa risalente al XIV secolo, situata in un punto che offre una visione splendida, se non unica, di tutto il Golfo del Tigullio. L’edificio è un bene culturale vincolato dalla Soprintendenza,  apprezzato molto dalle persone della zona come dai turisti, ma non valorizzato come dovrebbe. “Su una collina scoscesa, immerso in una foresta di lecci a picco sul mare: bisogna venirci per capirne la bellezza, che è anche la fragilità del posto – spiega don Giacomo Canepa, parroco di Bacezza -. Il versante è interessato da continui movimenti e frane, l’ultima si è verificata nel 2019, che nel tempo hanno purtroppo causato crepe ai bellissimi affreschi interni”.

Il progressivo cedimento è addebitabile già agli scavi effettuati agli inizi del Novecento per costruire la colonia Fara, di cui si possono scorgere i segni ai piedi della collina, oltre che ai bunker realizzati durante la 2^ guerra mondiale. Infatti, fin dai tempi più antichi il sito è stato scelto, proprio per la posizione particolarmente panoramica, come punto di osservazione e postazione di avvistamento: “Nelle giornate di sole si vede Bergeggi, nel Ponente, l’Isola d’Elba, la Corsica e, quando il cielo è più nitido, la costa fino a Livorno. Appena qui sopra si trova il Monte Telegrafo, chiamato così perchè nell’Ottocento era utilizzato per trasmettere messaggi in codice. Da qui passava e passa l’Aurelia (prima da sotto, poi agli inizi degli anni Trenta è stata deviata mediante la galleria) e il Santuario costituiva uno dei posti-tappa, i cosiddetti “ospitali”, che fungevano da luogo di ricovero e accoglienza per i viandanti”, racconta don Canepa.

Il nucleo più antico della struttura risale attorno al 1100, quando fu edificata una cappelletta, accessibile entrando subito a sinistra, dove ci sono gli ex voto e i fedeli lasciano ancora oggi lumini e messaggi di preghiera. Circa verso il Cinquecento è stata eretta la chiesa, molto semplice, successivamente arricchita con gli affreschi commissionati dalla famiglia chiavarese dei Vaccà (poi Vaccaro): le opere sono degli artisti genovesi Luca Cambiaso, il Giudizio Universale sopra la porta, e Teramo Piaggio, le storie della vita di Gesù fino alla Passione e alla grande Crocifissione sull’altare maggiore. “Molti visitatori sono attirati dalla bellezza del paesaggio, in particolare i meravigliosi tramonti; altri vengono per ammirare i dipinti e la statua, di stile fiammingo, della Madonna delle Grazie, detta così perchè tiene in mano un melograno, frutto pieno di semi, simbolo di abbondanza. Sono rari giorni in cui qualcuno non rivolga pensieri e richieste alla Santa Vergine”.

Gli affreschi sono stati oggetto di un importante intervento di restauro, effettuato dalla Sovrintendenza nella seconda metà degli anni Ottanta; tuttavia, alcune parti sono ormai irrimediabilmente danneggiate dal tempo: “L’unica soluzione potrebbe essere quella di puntellare il lato mare della collina fino allo scoglio, per sostenere tutto il complesso – afferma il parroco -, ma si tratta di un lavoro senza dubbio molto oneroso e forse non urgentissimo. Quello che è invece urgente è la messa in sicurezza della stradina di accesso, del muretto e della ringhiera, attualmente troppo bassi e non a norma. Il Comune di Chiavari provvede alla manutenzione ordinaria, i terreni circostanti sono però della Fondazione Torriglia: su questo auspico un confronto tra i tre enti coinvolti (Diocesi, Amministrazione e Torriglia), in quanto tutti i beni artistico-culturali sono tutelati tramite finanziamenti erogati da enti pubblici, cioè Città Metropolitana, Regione e Ministero. Va anche ricordato che la collina delle Grazie rientrerebbe nei confini del previsto Parco Nazionale di Portofino, anche se, essendo in periferia, il posto è un po’ dimenticato”.

Il sito, di indubbio interesse turistico, richiederebbe anche maggiori collegamenti viari, “come un bus navetta almeno un paio di giorni alla settimana, pannelli informativi all’uscita dell’autostrada e presso la stazione ferroviaria; concerti anche durante la stagione invernale, nella cornice suggestiva interna alla chiesa, magari all’ora del tramonto; un servizio di guida, supportato dall’Ufficio turistico e un sito web”, propone don Giacomo.