Rapallo: il Tar annulla in parte il Puc redatto dal Commissario. La sentenza - LevanteNews
LA REDAZIONE
010 8935042 Scrivici
PUBBLICITÀ
Richiedi contatto
Ricorsi

Rapallo: il Tar annulla in parte il Puc redatto dal Commissario. La sentenza

La sentenza del Tar ha colpito le decisioni di Marenco e il Puc nella sola parte che riguarda la richiesta della famiglia Capurro. Ma non autorizza il trasferimento dell'immobile.

rapallo, san michele di pagana

Nuova pagina per il Piano urbanistico di Rapallo che aveva sostituito il Piano regolatore del 1986. Una sentenza del Tar Liguria lo annulla in parte. Era stato approvato dalla Regione il 24 settembre 2019.

Una storia infinita. Dato che buona parte della maggioranza si era dichiarata incompatibile a discuterne, la redazione dell’importante documento era stata affidata ad un Commissario ad Acta, il dottor Federico Marenco dirigente della Regione Liguria.

Il progetto preliminare di Puc era stato adottato una prima volta nel 2005 e approvato dalla Regione l’anno successivo, tuttavia le profonde modifiche degli scenari normativi statali e regionali, avevano obbligato ad adeguare il progetto, ripresentato quindi nel 2018. Tra il dicembre 2018 e il marzo 2019 la Regione ha formulato osservazioni sia dal punto di vista della Valutazione Ambientale Strategica sia per gli aspetti urbanistici, che una volta accolte hanno permesso di approvare l’atteso documento.

A rivolgersi al Tar era stata la famiglia dell’ex sindaco Armando Ezio Capurro che si era vista bocciare dal Consiglio comunale rapallese la richiesta di “spostare” un immobile dalla zona del torrente Tuja a quella di San Michele, secondo una legge regionale fortemente voluta dall’assessore Marco Scajola. La sentenza del Tar ha colpito le decisioni di Marenco e il Puc nella sola parte che riguarda la richiesta della famiglia Capurro. Ma non autorizza il trasferimento dell’immobile.

L’amministrazione comunale ricorrerà probabilmente  al Consiglio di Stato.

******************

Di seguito la sentenza integrale


R E P U B B L I C A I T A L I A N A
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 871 del 2019, proposto da
Claudia Capurro, Tommaso Capurro ed Elena Capurro, rappresentati e difesi
dall’avvocato Emanuele Bertolin, con domicilio digitale come da PEC da Registri di
Giustizia;
contro
Comune di Rapallo, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso
dall’avvocato Luigi Cocchi, con domicilio digitale come da PEC da Registri di
Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Genova, via Macaggi 21, int. 5-
8;
Regione Liguria, in persona del Presidente pro tempore, rappresentato e difeso
dagli avvocati Leonardo Castagnoli e Marina Crovetto, con domicilio digitale come
da PEC da Registri di Giustizia;
Città Metropolitana di Genova, non costituita in giudizio;
Federico Marenco, non costituito in giudizio;
per l’annullamento
degli atti del procedimento di approvazione del Piano Urbanistico Comunale (PUC)
del Comune di Rapallo, e segnatamente:
– della deliberazione del Commissario ad acta, con poteri del Consiglio Comunale
di Rapallo, in data 24 aprile 2018, n. 1, avente ad oggetto “adozione del progetto
definitivo del piano urbanistico comunale ai sensi dell’articolo 40 della legge
regionale 4 settembre 1997 n. 36 e s.m. ed. i”;
– della deliberazione del medesimo Commissario ad acta in data 5 giugno 2018, n.
2, avente ad oggetto “adozione “sintesi non tecnica” del rapporto ambientale
relativo al PUC adottato con deliberazione n. 1 del 24/4/2018″;
– della deliberazione della Giunta Regionale in data 28 dicembre 2018, n. 1162,
avente ad oggetto “Comune di Rapallo (GE) – Piano Urbanistico Comunale –
parere VAS ai sensi dell’art. 10 della l.r. n. 32/2012 e s.m.” e allegato parere del
Dipartimento Territorio, Ambiente, Infrastrutture e Trasporti – Pianificazione
territoriale e Vas in data 29 novembre 2018, n. 89;
– della deliberazione della Giunta Regionale in data 8 marzo 2019, n. 180, avente ad
oggetto “Comune di Rapallo (GE) – Piano Urbanistico Comunale – parere ai sensi
dell’articolo 38, comma 6, della l.r. n. 36/1997 e s.m.” e allegata relazione tecnica
del Settore Urbanistica in data 28 febbraio 2019, n. 105;
– della deliberazione del Consiglio della Città Metropolitana di Genova in data 10
aprile 2019, n. 7, avente ad oggetto “parere della Città Metropolitana di Genova sul
piano urbanistico del Comune di Rapallo ai sensi dell’art 38, comma 6, della l.r.
36/1997 e s.m.i.” e allegata relazione istruttoria;
– della deliberazione del Commissario ad acta, con poteri del Consiglio Comunale
di Rapallo, in data 21 maggio 2019, n. 1, avente ad oggetto “adeguamento del PUC,
ai sensi dell’articolo 38 comma 7 della lr 36/1997 e smi, ai rilievi vincolanti espressi
dalla Regione e dalla Città Metropolitana” e relativi allegati;
– dell’allegato D (“proposta di decisione sulle osservazioni”) alla citata delibera del
Commissario ad acta n. 1/2019, nella parte in cui non ha accolto le osservazioni
presentate dai ricorrenti il 30 giugno 2018;
– della deliberazione della Giunta Regionale in data 24 settembre 2019, n. 789,
pubblicata sul BURL del 16 ottobre 2019, n. 42, avente ad oggetto “Comune di
Rapallo (Ge) – Piano urbanistico Comunale. Approvazione ai sensi dell’art. 38,
comma 10, della l.r. n. 36/1997 e s.m.” e dell’allegata relazione tecnica del Settore
Urbanistica in data 30 agosto 2019, n. 148;
di ogni ulteriore atto antecedente, presupposto, conseguente o comunque
connesso, ivi comprese: (i) la nota del Comune di Rapallo in data 23 maggio 2019,
n. 26624 (trasmissione alla Regione della delibera del Commissario ad acta n.
1/2019); (ii) le note Regione Liguria in data 7 agosto 2018, prot. n.
PG/2018/223359 e 19 settembre 2018, prot. n. PG/2018/257855 (indicazioni al
Comune circa la procedura da seguire per la conclusione dell’iter di approvazione
del PUC);
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Rapallo e della Regione
Liguria;
Viste le memorie depositate dalle parti a sostegno delle rispettive difese;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore, nell’udienza pubblica del giorno 3 novembre 2021, il dott. Giuseppe
Caruso e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO
Con atto notificato il 28 novembre 2019 e depositato il 9 dicembre 2019, i sigg.ri
Claudio, Tommaso ed Elena Capurro – comproprietari di un terreno in Rapallo, via
Aurelia di Ponente (località San Michele di Pagana), censito a Catasto al foglio 38,
allegato B, mapp. n. 1540 – impugnano tutti gli atti, in epigrafe indicati, della
procedura di approvazione del Piano Urbanistico Comunale di Rapallo, culminata
nella deliberazione della Giunta Regionale n. 789 del 24 settembre 2019.
I ricorrenti fanno preliminarmente presente quanto appresso:
– in data 28 aprile 2017 hanno presentato al Comune di Rapallo, con riferimento al
terreno di loro proprietà, istanza di permesso di costruire ai sensi degli artt. 6 e 7
bis, della legge reg. lig. n. 49/2009 (c.d. Piano Casa), per la realizzazione del
seguente intervento: demolizione dell’edificio residenziale esistente in località Tuja
(ricadente in zona di rischio idrogeologico ed idraulico) e successiva ricostruzione
“fuori sito”, in via Aurelia di Ponente (località San Michele di Pagana);
nonostante l’istruttoria positiva, con deliberazione 12 marzo 2018, n. 2, il
Consiglio Comunale di Rapallo ha rigettato l’istanza. Detta deliberazione è stata
impugnata dinanzi a questo Tribunale con ricorso R.G. n. 376/2018 (accolto con
sentenza n. 81/2021, n.d.r.);
– nel frattempo è stato approvato il nuovo PUC di Rapallo, oggetto dell’odierno
giudizio, che esclude l’area ubicata in via Aurelia di Ponente (interessata
dall’intervento sopra descritto) da quelle idonee all’ “atterraggio” di nuove
volumetrie.
Con il ricorso in esame, i ricorrenti deducono, avverso gli atti della procedura di
approvazione del PUC, i seguenti motivi:
I) Violazione degli articoli 7 e 38 del D.Lg.vo n. 267/2000, dell’art. 3 del
Regolamento per la disciplina delle sedute del Consiglio Comunale di Rapallo e
dell’art. 3 della legge n. 241/1990 – Eccesso di potere per difetto di motivazione e
carenza dei presupposti – Sviamento di potere – Incompetenza. La delibera del
Commissario ad acta n. 1/2019 (che ha adeguato il PUC ai rilievi espressi dalla
Regione Liguria e dalla Città Metropolitana di Genova ed ha formulato la proposta
sulle osservazioni presentate dai privati al termine della fase di pubblicazione) è
stata adottata il 21 maggio 2019, allorché era già da tempo pubblicato il decreto di
indizione dei comizi elettorali per il rinnovo dell’amministrazione comunale di
Rapallo (le cui elezioni si sono tenute il 26 maggio 2019). Secondo i ricorrenti,
poiché l’adeguamento del Piano non sarebbe un atto “urgente ed improrogabile”, aisensi dell’art. 38, comma 5, del D.Lg.vo n. 267/2000, detto adempimento avrebbedovuto essere espletato dal nuovo Consiglio Comunale, che si sarebbe insediato dilì a pochi giorni. La delibera in parola sarebbe, altresì, viziata per totale difetto dimotivazione non essendo indicate le ragioni che hanno indotto il Commissario aritenere gli adempimenti di cui all’art. 38, comma 7, della legge reg. lig. n. 36/1997“urgenti ed improrogabili”.

II) Violazione degli articoli 38 e 40 della legge reg. lig. 36/1997 e s.m.i., dell’art.
79 della legge reg. lig. n. 11/2015 e s.m.i. e dell’art. 28 della legge reg. lig. n.
15/2018 – Violazione del giusto procedimento – Eccesso di potere per errore sui
presupposti, difetto di istruttoria e di motivazione, illogicità, contraddittorietà. In
pendenza del procedimento di approvazione del PUC di Rapallo, la disciplina
urbanistica regionale è stata più volte modificata e il Comune ha, a mano a mano,
applicato lo ius superveniens. Invece, in base ai principi fondamentali di ordine
generale, avrebbe dovuto applicarsi alla formazione del PUC la disciplina in vigore
al momento della sua adozione.

III) Violazione degli articoli 38 e 40 della legge reg. lig. n. 36/1997 e s.m.i.,
dell’art. 79 della legge reg. lig. n. 11/2015 e s.m.i. e dell’art. 28 della legge reg.
lig. n. 15/2018 – Violazione del giusto procedimento – Eccesso di potere per errore
sui presupposti, difetto di istruttoria e di motivazione, illogicità, contraddittorietà.
Intervenuta la pubblicazione del Piano e dei relativi elaborati dal 2 maggio all’1
luglio 2018, il Comune avrebbe dovuto pronunciarsi sulle osservazioni pervenute
entro e non oltre il 15 agosto 2018. Invece, il Commissario ad acta ha assunto la
relativa deliberazione soltanto il 21 maggio 2019, allorché il termine di cui sopra
era ampiamente decorso. Sarebbe stata illegittimamente obliterata, oltre tutto senza
adeguata motivazione, la fase partecipativa e collaborativa della formazione del
Piano. Ed invero, il Commissario ad acta ha ritenuto di non effettuare “la
valutazione delle osservazioni proposte e ritenute condivisibili che eccedono i limiti
stabiliti dall’articolo 43 comma 2 della LUR 36/1997 (errori materiali e/o errori

che derivino dalla trasposizione cartografica alla scala di progetto del PUC)”,
onde evitare “l’esperimento di una nuova fase di pubblicazione del PUC”.

IV) Violazione degli articoli 38, 40 e 43 della legge reg. lig. n. 36/1997 e s.m.i.,
dell’art. 79 della legge reg. lig. n. 11/2015 e s.m.i., dell’art. 28 della legge reg. lig.
n. 15/2018 e degli articoli 3 e 7 della legge n. 241/1990 – Violazione dei principi
generali del giusto procedimento – Eccesso di potere per difetto di istruttoria e di
motivazione. Anche laddove si volesse ritenere applicabile l’iter di cui all’art. 38
della legge reg. lig. n. 36/1997, nel testo riformulato dalla legge reg. lig. n.
15/2018, l’operato del Commissario ad acta dovrebbe ritenersi illegittimo, in
quanto sarebbero stati “completamente trascurati gli apporti partecipativi dei
privati”, con rinvio della valutazione delle loro osservazioni ad una, non meglio
precisata, successiva fase di aggiornamento e/o variante del Piano.

V) Violazione degli articoli 1 e ss. della legge reg. lig. n. 49/2009, dell’art. 3 della
legge n. 241/1990 e degli articoli 38, 40 e 43 della legge n. 36/1997 – Violazione
dei principi generali in materia di pianificazione territoriale – Eccesso di potere
per difetto di istruttoria e di motivazione, carenza dei presupposti, travisamento dei
fatti, illogicità – Sviamento di potere. Il PUC approvato avrebbe illegittimamente
escluso l’applicazione degli interventi di cui agli articoli 6 e 7 della legge reg. lig. n.
49/2009 (i quali prevedono la possibilità di delocalizzare gli edifici che necessitano
di riqualificazione urbanistica) sulla base di macro ambiti territoriali, senza
effettuare una puntuale analisi delle effettive valenze paesaggistiche del territorio.
Al contrario, il nuovo PUC avrebbe dovuto trasporre su scala locale le indicazioni
contenute nello strumento territoriale sovraordinato (PTCP), escludendo, se del
caso, la possibilità di intervenire tramite Piano Casa sulle sole zone di
conservazione (CE), riconoscendo, invece, la possibilità di atterraggio nelle zone di
mantenimento (MA) e di consolidamento (CO), nel rispetto di quanto previsto dalle
norme di attuazione del PTCP stesso.

VI) Violazione degli articoli 1 e ss. della legge reg. lig. n. 49/2009, dell’art. 3 della
legge n. 241/1990 e degli articoli 38, 40 e 43 della legge reg. lig. n. 36/1997 –

Violazione dei principi generali in materia di pianificazione territoriale – Eccesso
di potere per difetto di istruttoria e di motivazione, carenza dei presupposti,
travisamento dei fatti, illogicità, contraddittorietà – Sviamento. Le osservazioni
avanzate, sotto tre diversi aspetti, dai ricorrenti sul PUC sarebbero state
illegittimamente trattate, giacché: a) non risulterebbe preso in considerazione il
rilievo concernente la circostanza che via Aurelia di Ponente ricade in zona IDMA
del PTCP, la cui disciplina non risulta ostativa all’intervento di cui alla citata
istanza 28/4/2017, sicché la dichiarazione di “non idoneità” dell’ambito in questione
ad accogliere i nuovi volumi avrebbe dovuto sottendere perlomeno la richiesta di
una variante al PTCP da ID-MA ad ID-CE: richiesta che non è presente nel PUC
(nella relazione generale della struttura del Piano, infatti, si dichiara che non sono
apportate varianti al PTCP); b) non sarebbe stata presa sostanzialmente in
considerazione la contestazione di mancata previsione, nell’art. 4.3.1.5 della
normativa generale, di una specifica disciplina per i procedimenti comportanti una
variante alla strumentazione urbanistica comunale già avviati prima dell’adozione
del PUC. Più precisamente era stato chiesto di ammettere in zona “AC-A-Ip” anche
l’intervento già proposto dai ricorrenti ai sensi della l.r. in tema di Piano Casa,
integrando a tal fine la normativa di PUC; c) sarebbe stata incongruamente ritenuta
in parte accoglibile, ma poi rigettata perché “non rientra nei margini di flessibilità
art. 43”, l’osservazione relativa all’impostazione del PUC laddove pone delle
limitazioni “alle aree abilitate a “ricevere” la ricostruzione di edifici oggetto di
istanze di parte di delocalizzazione al di fuori del sito”, e ciò in contrasto con l’art.
1, comma 2, della l.r. n. 49/2009 e s.m.i. (osservazione n. 57.3).

VII) Violazione dell’art. 3 della legge n. 241/1990 e degli articoli 38, 40 e 43 della
legge reg. lig. n. 36/1997 – Violazione del giusto procedimento – Eccesso di potere
per difetto di istruttoria e di motivazione, carenza dei presupposti, travisamento dei
fatti, illogicità, contraddittorietà. Le prescrizioni e le raccomandazioni, nonché
l’individuazione di numerose modifiche da introdurre nel PUC per assicurarne la

sostenibilità ambientale, formulate dalla Regione e dalla Città Metropolitana,
avrebbero imposto la sua ripubblicazione.

VIII) Violazione degli articoli 38, 40 e 43 della legge reg. lig. n. 36/1997 e dell’art.
3 della legge n. 241/1990 – Violazione del giusto procedimento – Eccesso di potere
per difetto di istruttoria e di motivazione, illogicità. Secondo i ricorrenti, il Comune
di Rapallo, al di di quanto genericamente riportato nella delibera del
Commissario ad acta n. 1/2019, non avrebbe puntualmente ottemperato a tutte le
prescrizioni e raccomandazioni riportate nei pareri espressi dagli Enti interessati ai
sensi dell’art. 38, commi 5 e 6, della legge reg. lig. n. 36/1997. Invero le
prescrizioni “non ottemperate” o “solo parzialmente ottemperate” risulterebbero
assai numerose: “il che impediva, di per sé, l’approvazione del nuovo strumento
urbanistico”.

I ricorrenti concludono, anche con successive memorie, per l’accoglimento del
gravame, segnalando, in particolare, l’intervenuta sentenza di questo Tribunale n.
81/2021, passata in giudicato.
Si sono costituiti in giudizio sia il Comune di Rapallo, sia la Regione Liguria ed
hanno sostenuto, con articolate contro deduzioni e successive memorie, la piena
legittimità degli atti impugnati, chiedendo la reiezione del ricorso.
La causa è stata assunta in decisione nella pubblica udienza del 3 novembre 2021.

DIRITTO

1. Il ricorso è fondato.

2. Con il I) motivo, i ricorrenti deducono che la deliberazione del Commissario ad
acta n. 1 del 21 maggio 2019 (che ha adeguato il PUC ai rilievi espressi dalla
Regione Liguria e dalla Città Metropolitana di Genova ed ha formulato la proposta
sulle osservazioni presentate dai privati al termine della fase di pubblicazione) non
potrebbe considerarsi atto “urgente ed improrogabile” e, pertanto, essa sarebbe stata
adottata in violazione del disposto dell’art. 38, comma 5, del D.Lg.vo n. 267/2000,
quando era già stato da tempo pubblicato il decreto di indizione dei comizi

elettorali per il rinnovo dell’amministrazione comunale di Rapallo (le cui elezioni si
sono tenute il 26 maggio 2019).

2. a) L’art. 38 del D.Lg.vo n. 267/2000 dispone, al quinto comma, quanto segue:
“5. I consigli durano in carica sino all’elezione dei nuovi, limitandosi, dopo la
pubblicazione del decreto di indizione dei comizi elettorali, ad adottare gli atti
urgenti e improrogabili.”.
Nella fattispecie in esame, è fuor di dubbio che la deliberazione “finale” del
Commissario ad acta è stata assunta (il 21 maggio 2019) dopo la pubblicazione del
decreto di indizione dei comizi, sicché essa rientra nell’ambito di applicazione
dell’art. 38, comma 5, cit.

2. b) Al riguardo il Comune sostiene quanto segue:

– la “limitazione” dei poteri del Consiglio comunale prevista dalla legge dopo
l’indizione delle elezioni per il suo rinnovo non varrebbe “per il titolare della
funzione commissariale sostitutiva per dell’adozione di specifici atti”;

– i poteri del Commissario ad acta, appositamente nominato dal Difensore Civico ai
fini dell’adozione degli atti obbligatori per l’approvazione del PUC, che il
Consiglio non è in grado di adottare, sarebbero regolati dal mandato demandatogli
dal soggetto nominante, che nella specie non ha posto alcun limite temporale e/o
oggettivo al mandato stesso, legittimante di adozione di tutti gli atti necessari alla
approvazione del PUC;

– in ogni caso, trattandosi di atti endoprocedimentali obbligatori, indispensabili ai
fini dell’espletamento del mandato ricevuto (approvazione del PUC), gli stessi
dovrebbero ritenersi alternativamente ricompresi tra gli atti di ordinaria
amministrazione (in quanto endoprocedimentali e necessari per la conclusione di un
procedimento già avviato), ovvero urgenti in funzione della necessità della
conclusione del procedimento oggetto del mandato.

2. c) Nell’unico precedente reperito in termini (concernente cioè l’operato di
Commissario ad acta), la giurisprudenza ha ritenuto pacificamente efficaci i limiti
in questione:

“Orbene, come osservato da questo Tribunale su identica fattispecie ‘…la ratio
della richiamata disposizione normativa è … quella di limitare l’attività dei consigli
che, prossimi alla loro cessazione, possono meno avvertire la propria
responsabilità istituzionale, ovvero essere maggiormente influenzati nelle loro
decisioni dall’imminenza delle elezioni; ma è altresì quella di riservare alla nuova
assemblea, attuale espressione della volontà popolare, la massima parte delle
scelte e delle decisioni riguardanti i futuri assetti dell’Ente.
In questo periodo di transizione, dunque, l’organo può approvare soltanto atti
essenziali ed indifferibili, imposti dalla necessaria continuità dell’azione
amministrativa (cfr. T.A.R. Sicilia Catania, III, 22 dicembre 2009, n. 2194).
Si tratta, cioè, degli atti per i quali è previsto un termine perentorio e decadenziale,
superato il quale viene meno il potere di emetterli, ovvero essi divengono inutili,
cioè inidonei a realizzare la funzione per la quale devono essere formati (si pensi
al caso di una domanda di finanziamento che deve essere presentata
necessariamente entro un termine prestabilito), o hanno un’utilità di gran lunga
inferiore.

Si può altresì dare il caso che il ritardo non precluda l’utile esercizio del potere da
parte dell’organo, ma che ciò comporti sanzioni ovvero conseguenze materiali
sfavorevoli di qualche rilevanza (come nel caso di forniture necessarie per
l’ordinaria amministrazione dell’Ente): ed anche in tal caso il consiglio sarà tenuto
a pronunciarsi, purché l’effetto pregiudizievole derivante dal ritardo non sia
ipotetico ed eventuale, ma certo o comunque particolarmente probabile, in base a
preesistenti e concreti elementi.’(così, T.A.R. Veneto, II, n. 6478/2010).
Né può essere condiviso quanto opposto in sede di discussione circa l’osservanza
del termine per portare a compimento il procedimento di approvazione del Piano
degli Interventi, secondo le scadenze temporali indicate dalla legge urbanistica
regionale.
Anche su tale punto può essere richiamato il precedente già citato di questo

Più informazioni