I dannati delle vacanze - LevanteNews
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Fiori all'occhiello

I dannati delle vacanze

Fiori all'occhiello

Se, come canta Fabrizio De André, la passione conduce l’uomo a soddisfare le proprie voglie, il progresso in corso non è certo da meno.

Tanto è vero che questo fortunato individuo dei giorni nostri, beneficiato dalle istanze del progresso, non di rado viene pescato, a differenza del pesce, anche senza l’ausilio di un’ esca viva.

E’ infatti sufficiente indirizzargli, per via mediatica, talune emozioni subliminali e talaltri pensieri simbolici evocativi per omologarne i gusti e i comportamenti, senza che di tutto ciò il soggetto stesso ne acquisti consapevolezza.  Gusti e comportamenti che, peraltro, non tardano a tradursi in eventi collaterali gravosi e, a tratti, paradossali.

Le cosiddette vacanze a tutti i costi, moderna condizione sociale tanto obbligata quanto bramosa, sono un paradosso cui l’individuo si sottopone convintamente e verso cui sistematicamente destina considerevoli risorse psichiche ed economiche, quale investimento antistress.

Per estensione del concetto, la circostanza merita attenzione in nome degli sviluppi intrapresi e degli effetti prodotti, visto che l’individuo contemporaneo, a prescindere dalle restrizioni pandemiche in atto, esercita ossessivamente, nelle improvvisate vesti di avventuriero, una voluttà eterodiretta di mettersi in viaggio, magistralmente incanalata in modelli mediatici energizzanti.

In tale estenuata versione va rivista e interpretata l’essenza del dannato delle vacanze, disposto a tanto, forse a tantissimo, per dimostrare al mondo circostante, con l’ostentazione di destinazioni d’elite  e/o di inessenziali esperienze di vita, il proprio raggiunto status vincente.

Sia come sia, la caricatura e la caratura del turista delineano un’idea di divertimento canonicamente lontana dal domicilio di casa e vicina ai luoghi colonizzati dalla pubblicità.

In realtà, in una consuetudine sociale di fatto costrittiva, in cui “il divertimento gli costerà caro lo prenderanno per somaro” (cit. Aldo Palazzeschi) e in cui la “verità dell’uomo” non è quella leggibile nella mistificazione scenica bensì nel “silenzio del volto” (cit. Giorgio Agamben), può rivelarsi utile (e divertente) osservare casualmente le gesta e il volto del turista in quei momenti personali distratti dalla rappresentazione di sé  per sconfessare ogni effetto pacificante delle vacanze e ogni possibile fuga da un’ansia cronicizzata.

In questo orizzonte globale uniformato si incolonnano i dannati delle vacanze, in posa sorridenti a postare selfie,  tuttavia distantissimi  dall’ umore di quando si im-postavano le cartoline.

 

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