Il rito dell'emergenza - LevanteNews
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Fiori all'occhiello

Il rito dell’emergenza

banda bassotti (fiori all'occhiello)

Con iniziale sensatezza, la presenza del Covid-19 ha determinato il cosiddetto “stato d’emergenza”, a seguito del quale ogni altra dinamica sociale e sanitaria  tende a porsi come subalterna.

In sintesi narrativa, le imposizioni concomitanti all’ odierna emergenza sanitaria hanno l’obiettivo di fronteggiare e debellare il contagio (per libera associazione di idee, l’obiettivo dell’ emergenza politica del recente passato é  stato evitare le elezioni).

L’ obiettivo sanitario, sia come sia, pur nelle contraddizioni argomentative,  è riuscito paradossalmente a convincere della sua logica una larga fetta di pubblico. Come pure le ragioni delle azioni intraprese e da intraprendere.

Una logica pubblica che avrebbe la strada spalancata, salvo l’oggettiva parzialità delle notizie fornite e una comunicazione  mediatico- divulgativa che ricorda le dinamiche buoni contro cattivi di certa cinematografia.

Detto fatto, da una parte una costante e conformata informativa sul trend  deceduti-infettati-guariti da parte del circo mediatico; dall’altra parte,  un’ informativa scarna  sulle proprietà dei vaccini e sull’ esito sanitario post-somministrazione.

Una percezione  che non tarda ad assegnare all’ informazione nei confronti del popolo sovrano un carattere decisamente asimmetrico.

In un tale contesto, é ben comprensibile il recente intervento televisivo del Prof. Massimo Cacciari che pone valore ai possibili dubbi circa la necessità di una vaccinazione totale, laddove si sorvola sia sulla effettiva sicurezza dell’esito vaccinale in termini di rimedio a virus & varianti,  sia sugli effetti vaccinali individuali collaterali a medio-lungo termine, anche in relazione alle prescrizioni delle stesse case farmaceutiche.

Sia come sia, in questo perenne  stato d’ emergenza in cui le vaccinazioni si svolgono non di rado senza alcuna verifica sanitaria preventiva individuale e tutti-in-coda come nelle sagre gastronomiche paesane (pre-covid), é lecito voler conoscere, in relazione alle misure degli altri stati europei, i parametri prestabiliti per la cessazione dello stato di emergenza, in quanto legittimante ogni decisionismo.

In addizione, pensare alla salute dei cittadini imporrebbe di  scongiurare, o di stroncare pubblicamente sul nascere, ogni accenno di accanimento e faziosità a livello civico. E imporrebbe, a latere, anche la pari ed equa gratuità dei tamponi e dei vaccini.

Pochi segnali di equanimità che contribuirebbero a dissuadere dalla percezione di una preferenza autoritaria in direzione vaccinale – che richiede persino l’ausilio mediatico (gratis?)  di testimonial del mondo dello spettacolo – e dalla percezione di ghettizzazione verso la soluzione dei tamponi.

E’ evidente  quanto l’ uso a tempo indeterminato dello stato di emergenza si manifesti come ideale strumento per uniformare il pensiero e l’azione del popolo sovrano.

Trattasi, per concludere, di un popolo sovrano mediaticamente persuaso che, in nome di superiori ragioni,  ha ceduto lo scettro.