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Portino: “Parco nazionale, cosa hanno detto”

sul mare

Da Antonio Leverone Coordinamento per il Parco Nazionale di Portofino – Osservatorio Ambientale

” Auspico che il Parco Nazionale di Portofino non superi i 1.800 ettari compresa l’Area Marina protetta, anche in
considerazione che in Liguria esistono molti pachi e aree protette in un territorio
limitato”. (l’attuale parco regionale è circa 1.100 ettari e l’aerea marina, già nazionale dal
1.999 – 300 ettari circa)
Così l’Assessore regionale ai Parchi naturali si è espresso recentemente dall’Ufficio
stampa regionale.
Dalle stesso ufficio stampa, molto presente, dopo circa 4 anni di silenzio sulla questione
Parco Nazionale di Portofino, il presidente di ANCI ( Associazione Nazionale Comuni
Italiani) della Liguria e Sindaco della Città Metropolitana di Genova, ci informa che “il
Parco Nazionale serve a proteggere un’aerea che giudichiamo importante, ma deve
servire anche a fare in modo che la gente ne possa usufruire. Non può essere un’aerea
lasciata a se stessa, altrimenti la sua utilità di volano per il territorio verrebbe meno.”
Si legge ancora, che in un recente incontro online degli stessi soggetti, con il Ministro
Cingolani, allo stesso è stato chiesto di valutare deroghe in particolare sul sorvolo degli
elicotteri sia per opere pubbliche che per ristrutturazioni private, e il controllo degli
ungulati.
Per meglio comprendere il livello di confronto che si sta svolgendo sull’importante
progetto del nuovo Parco Nazionale di Portofino è necessario partire all’inizio del 2018
in cui una legge dello Stato istituisce il Parco Nazionale. Una volontà politica di
maggioranza che ha indicato un percorso definito e vincolato nelle procedure e tempi
per raggiungere l’obiettivo.
Il 2018 trascorre senza alcuna iniziativa di confronto da parte del Ministero, della
Regionale e dei Comuni interessati da uno ampio e approfondito studio promosso dal
Ministero stesso e fatto loro pervenire.
Trascorre così il 2019 e il 2020 nello stesso immobilismo, con il solo impegno del
nostro Coordinamento (istituito nel Gennaio 2019) che ha incominciato a coinvolgere
Associazioni ambientaliste, gruppi di cittadini singoli/le, università e istituzioni.
L’attività del Coordinamento era ed è ancora rivolta all’informazione e alla promozione
del grande progetto del Parco Nazionale.
Lo studio I.S.P.R.A. (Istituto Superiore Per la Ricerca Ambientale) sviluppato nella
fascia costiera di levante dei due golfi Paradiso e Tigullio da Genova a Sestri levante (14
comuni) includendo anche 6 comuni della Val Fontanabuona indicava anche una prima
ipotesi di area di 15.000 ettari includenti le aree verdi con l’esclusione delle aree urbane.
Un progetto aperto alle complesse questioni della tutela del territorio, della messa in
sicurezza, della riduzione del consumo dello stesso, della valorizzazione di tutte le
attività qualificanti legate alle tradizioni, alle prerogative ambientali e sociali, alla
risorse turistiche e culturali da potenziare alla ricerca di forme nuove di attività
lavorative per le giovani generazioni per espandere la ricerca dell’area marina protetta
alle risorse del mare aperto del Parco internazionale dei cetacei e in sinergia con le aree
protette prossime, il tutto da proporre come valore europeo.
Dopo 4 anni tutto sta naufragando con il contributo di un Assessore regionale che
“auspica un parco che non superi i 1.800 ettari, prevedendo, quindi 400 ettari di
aumento alla situazione attuale.
Il Presidente di ANCI che teme che il parco nazionale possa limitare la fruizione del
territorio e che l’area interessata possa restare “lasciata a se stessa”. Basterebbe leggere
la legge istitutiva dei parchi nazionali per capirne le finalità e la gestione.
In ultimo i numerosi incontri che la Regione dice di promuovere con ANCI e gli 11
comuni ( Chiavari, Zoagli, Rapallo SantaMargherita, Portofino, Camogli, Recco,
Avegno, Coreglia Ligure, Tribogna, 5.000 ettari) attualmente interessati dalla proposta
provvisoria di Parco Nazionale del Ministro Cingolani, hanno prodotto la richiesta di
due “deroghe”: il sorvolo degli elicotteri e il problema della gestione degli ungulati mai
seriamente affrontato dai comuni, Città metropolitana e Regione.
Una eccezionale opportunità, per il nostro levante, che sta lentamente naufragando.
Ricordo che solo la sentenza del TAR (Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio)
dello scorso Giugno, promosso dall’Associazione Amici del Parco di Portofino, facente
parte del Coordinamento e da VAS (Verdi Ambiente Società) ha costretto il Ministero a
applicare con urgenza i tempi previsti dalla legge. I Sindaci e l’Assessore regionale
continuano a sostenere che “il parco non può essere imposto dall’alto” ” che non c’è
tempo per valutare confini e norme di salvaguardia in così breve tempo ( dopo 4 anni).
4 anni di attesa, 3 anni di lavoro del nostro Coordinamento, richieste di confronti con
Regione, Città metropolitana e alcuni sindaci, senza alcun riscontro. Risulta anche che
nessuna delle associazioni ambientaliste riconosciute dallo stato siano state coinvolte, se
non il W.W.F. con una proposta che, anche se condivisibile, è risultata fuori tempo senza
alcun risultato concreto. Sicuramente nei recenti incontri tra Regione, Città
Metropolitana, ANCI e gli 11 comuni interessati nessuna associazione ambientalista
attiva nel territorio è stata sentita.
A proposito è da ricordare l’atteggiamento del Presidente regionale Toti e del Ministro
Cingolani che recentemente si sono espressi contro il mondo del volontariato
ambientalista. Il Ministro: “Il mondo è pieno di ambientalisti radical chic ed è pieno di
ambientalisti oltranzisti, ideologici, loro sono peggio della catastrofe climatica verso la
quale andiamo sparati, se non facciamo qualcosa di sensato”.
Restiamo, quindi in attesa del “fare sensato”.

 

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