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Siccità

Fontanabuona: il Lavagna prosciugato per 7 chilometri

I prelievi d'acqua dal torrente Lavagna mettono in grave pericolo la sopravvivenza dei pesci

DaUImberto Righi, Fima Chiavari

“Questa volta i pescatori non si presteranno ai recuperi della fauna ittica in pericolo di vita, aspettiamo di vedere gli ittiologi sul greto del fiume con retini e storditori.”
Torrente Lavagna tra Coreglia Ligure e Carasco, ormai da settimane si presenta con 7 km di alveo asciutto, e poche pozze gremite di pesce che si stanno prosciugando…..ma attenzione non è solo la siccità a causare questo, ma le pompe degli acquedotti che prosciugando la falda aspirano anche lo scorrimento superficiale, mandando tutto a Rapallo e Santa…….

Sono anni che ripetiamo le stesse cose e sono anni che i pescatori con le guardie Fipsas recuperano i pesci trasferendoli in zone sicure.

Ma questa volta i pescatori ed in particolare la FIMA, si rifiutano di intervenire, lasciando il compito di salvare la fauna “autoctona” agli ittiologi ed al Ministero che ha imposto i blocchi semine di trote allevate (fario, iridee e salmerini).

Con il blocco semine, abbiamo perso tesseramento e licenze, le società di pesca stanno morendo, per cui non ci prestiamo più allo sfruttamento gratuito di portare in salvo i pesci, aspettiamo che ittiologi, animalisti e ambientalisti agiscano, si rimbocchino le maniche e vadano a faticare nel greto del fiume a rimescolate nelle pozze maleodoranti con retini e storditori come facevano quegli “stupidi” pescatori gli anni scorsi, a salvare decine di quintali di anguille, cavedani, barbi, alborelle, tinche, cobiti, lasche, tutti ceppi autoctoni, che moriranno con atroci sofferenze….

Giorni scorsi sono apparsi articoli stampa sui quotidiani che spiegavano ampiamente cosa sta succedendo nella gestione della pesca e patrimonio ittico, con le “imposizioni” del Ministero della Transizione Ecologica che di fatto ha bloccato le immissioni di specie ritenute “alloctone” (ossia non originarie del luogo), per preservare i ceppi “autoctoni”. Ma tra il dire e il fare, o meglio tra l’imporre e vietare, vi sono realtà decisamente impattanti, con ambienti disastrati e inquinati, da situazioni causate dall’uomo, l’Italia non ha solo acque pure e cristalline di fonte, rogge e torrenti spumeggianti e ossigenati, esistono anche acque meno pregiate, che scorrono tra pianure e città, con interferenze dell’uomo che le preleva, le inquina, le spiana, le canalizza, le imbriglia e le sfrutta per scopo potabile, irrigazione, idroelettrico, o industria, pertanto vi sono acque di serie A e di serie B, non si può e non si deve fare di tutta l’erba un fascio, ogni valle ha la sua situazione, creata dall’uomo per le sue esigenze quotidiane di vita, e non parlo di esigenze di pesca sportiva, ma esigenze civili e industriali. Pertanto, se le esigenze civili e industriali sono prioritarie nei confronti della tutela dell’ecosistema e ancor di più sui ceppi autoctoni, viene spontanea la domanda perché il Ministero ha drasticamente “Imposto” il blocco semine senza specificare almeno la categorie e classificazione delle acque ove tali divieti devono essere applicati?

Va anche ricordato che in Italia esistono da tempo regole per il rispetto del DMV (deflusso minimo vitale), che chissà perché non viene applicato per le derivazioni e pompaggio ad uso potabile; il caso del prosciugamento del Torrente Lavagna ne è l’esempio lampante, si sono succedute nei decenni, varie amministrazioni provinciali e regionali, ma il danno si ripete con cadenza annuale, più o meno evidente, e le cinque pompe di “Coreglia Ligure” non si fermano mai!!!!!

Pertanto, adesso ci siamo stufati, e non ci prestiamo per l’ennesima volta al recupero del pesce, che vadano i tecnici della Regione a recuperare i pesci, ma senza pescatori, e da “camalli” usino gli ambientalisti e animalisti subito schierati a favore di queste scelte estremiste che di fatto sono già sulla carta irrealizzabili, e sul territorio ancora meno sin quando i torrenti saranno oggetto di derivazioni, centraline elettriche, scarichi fognari e industriali, spianati da ruspe e imbrigliati da argini in pietra o cemento, banalizzati e senza rifugi (tane) per i pesci, depredati dagli uccelli ittiofagi, moltiplicatisi a dismisura per opere di tutela degli stessi animalisti che oggi godono a vedere la “pesca sportiva” in ginocchio, anche se tali “blocchi semine” hanno colpito l’economia generata sulla pesca con passivi di milioni di euro, coinvolgendo realtà turistiche alberghi e ristoranti chiusi con licenziamento del personale…

 

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