Cinque Terre: "Parco, sono 5 le ferite da rimarginare" - LevanteNews
LA REDAZIONE
010 8935042 Scrivici
PUBBLICITÀ
Richiedi contatto
Ambiente

Cinque Terre: “Parco, sono 5 le ferite da rimarginare”

La Comunità marinara delle Cinque Terre scrive alla presidente del parco, lamentando 5 gravi problemi

Cinque Terre
Donatella Bianchi

Dalla Comunità Marinara Cinque Terre riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta indirizzata alla presidente del Parco Donatella Bianchi

L’area Marina Protetta delle Cinque Terre è stata istituita il 12 dicembre 1997 ed il 6 ottobre 1999 nasceva
ufficialmente il Parco Nazionale delle Cinque Terre. I fini istituzionali dei neo nati enti sono ben descritti nei
loro statuti istitutivi. Oggi, a distanza di oltre venti anni, riteniamo sia possibile fare una comparazione tra
l’odierna situazione ed il periodo antecedente la nascita dei due enti.
Prenderemo in considerazione solo c i n q u e priorità a nostro avviso fondamentali e lo faremo nel rispetto
dell’identità, della memoria e delle conoscenze storiche del nostro territorio.

Depurazione

Analizzando la situazione degli scarichi a mare di tutti i 5 borghi, al di là dell’installazione di impianti
(grigliatori) più o meno recenti ed evoluti, più o meno a norma con le vigenti normative e troppo spesso non
perfettamente funzionanti, non sfuggirà che non esiste in tutto il comprensorio un vero impianto di
depurazione a ciclo completo. Possedere un impianto a “norma” non significa assolutamente scaricare a
mare reflui perfettamente e completamente depurati. Significa, nel caso l’impianto funzioni correttamente,
scaricare reflui sottoposti ad alcuni processi di lavorazione (disoleatura, sgrossatura ecc.), in modo tale che
le sostanze scaricate rientrino nei valori prefissati. Per accertare il corretto valore delle sostanze scaricate, si
procede per campionatura alla analisi delle acque. Nel caso in cui i parametri non risultassero conformi scatta
il divieto di balneazione. Per la dispersione delle sostanze ancora presenti nel refluo fognario si utilizza il
metodo della diluizione (colonna d’acqua); per tale motivo oggi i reflui fognari vengono scaricati tramite
tubazioni a profondità e distanze dalla costa fissate da precise normative. Viceversa se i reflui scaricati a mare
subissero procedimenti completi di depurazione, gli stessi, pur soggetti a periodici controlli, potrebbero
essere semplicemente scaricati direttamente a mare o in qualunque altro corso d’acqua, così come previsto
dalle normative. Quindi oggi, il prodotto finale scaricato a mare seppur migliorato là dove tutto funziona
correttamente, nelle concentrazioni dei suoi fondamentali, risulta molto simile a ciò che veniva scaricato a
mare il giorno antecedente la nascita dei due Enti. La situazione risulta ancora più pesante in considerazione
di una quasi totale assenza di reti per la separazione tra acque bianche e nere, della fatiscenza di gran parte
delle condotte fognarie e delle maggiori quantità di prodotto organico finale scaricato a cui sommare le
maggiori quantità di polifosfati (detersivi). CM5T, in questi anni, ha sempre denunciato i mal funzionamenti
degli impianti, la loro inadeguatezza rispetto ad una Area Marina Protetta e ha convintamente sostenuto la
necessità di compiere un definitivo salto di qualità, affinché si arrivi al più presto alla soluzione definitiva del
problema.

Materie plastiche

Il problema derivante dall’uso delle materie plastiche rispetto alla data del 6 ottobre 1999 è nettamente e
drammaticamente peggiorato. Da alcuni anni sappiamo quale enorme problema per l’ambiente ciò
costituisca. Appare francamente incomprensibile al di là delle solite “strombazzate” giornalistiche che un
parco ed un’area marina protetta non abbiano ancora dato vita a progetti seri e fattivi per contenere tale
problema.

Erosione costiera

L’erosione costiera ed i fenomeni franosi, sono fatti acclarati e ben conosciuti. Il tratto di costa compreso tra
punta Pineda ed il promontorio del Mesco è da alcuni anni off-limits per fenomeni franosi in atto. Le spiagge
di riporto di Corniglia e Guvano, i cui problemi di erosione erano in corso già prima della nascita del Parco,
oggi paiono inesorabilmente perdute. Vista la scarsità di spiagge naturali nel nostro comprensorio, la scelta
di lasciare al loro destino questi arenili seppur di riporto, oltreché determinare un’accelerazione dell’erosione
della retrostante parete, di fatto ha mandato in fumo una potenziale forma di economia derivata ad esse
collegata. Evidenziamo che oltre la spiaggia di Guvano è andato perso anche il retrostante muraglione di
contenimento, splendida opera manifatturiera di inizio novecento; stessa sorte toccherà prima o poi al
muraglione di Corniglia se si continua quasi ad ignorare la sua esistenza. Stabilito che nessuno è direttamente
responsabile del fenomeno, pare lecito chiedere che cosa ne è stato del tanto decantato progetto “Mare
Got” per cui erano stati stanziati € 4.959.419,64. Ricordiamo che i lavori erano in capo alla Regione Liguria e
dovevano iniziare il 1 gennaio 2017 e terminare il 31 gennaio 2020. Nella vicina Francia anch’essa interessata
da tale progetto ci risulta che molto è stato fatto.

Pressione nautica

La distanza che intercorre tra la punta di Montenero ed il promontorio del Mesco misura circa 9,5 km, di fatto
questo piccolissimo specchio di mare sul quale si affacciano tutti cinque i borghi, risulta tra i più trafficati
d’Italia. La pressione nautica indubbiamente è molto più pesante di quella precedente la nascita dei due enti,
Parco e AMP. Questo caotico traffico, generatosi per motivi esclusivamente economici, se non correttamente
controllato e gestito, produce effetti negativi sull’ambiente in termini di rumori, scarichi a mare di idrocarburi
ecc. Questo avevano sostenuto i vertici dell’Area Marina Protetta in occasione della presentazione nel mese
di gennaio/febbraio 2020 del “disciplinare AMP per l’anno 2020”. L’ente tramite la proiezione di slide aveva
illustrato ai presenti i dati derivanti dagli studi universitari riguardanti le conseguenze negative che tale
situazione produceva. Da tutto ciò si dovrebbe quindi dedurre che compito primario dell’ente sia ridurre e
contenere tale caotico traffico, magari riducendo le licenze ai soli ed effettivi residenti oltreché agli
indispensabili battelli di linea. Invece, forse per assecondare forti interessi economici esterni al territorio
questo non avviene, al contrario sono state ultimamente concesse alcune nuove licenze trasformando da
locazione senza conducente a locazione con conducente. La grande pressione marina, si riversa anche sulle
piccole ed anguste marine dei 5 paesi, presso le quali da sempre trovavano ricovero e ormeggio i piccoli
natanti dei residenti. Queste aree, sempre di anguste dimensioni, a causa del notevole aumento delle attività
in esse esercitate, paiono oggi inadeguate e vicino al collasso. Le nuove attività mal si conciliano con i ristretti
spazi a disposizione. La precaria e non più garantita logistica nautica locale, unitamente alle stringenti
formalità amministrative ed ai paletti imposti dal disciplinare AMP, di fatto porterà quanto prima alla
scomparsa del diportismo locale e delle caratteristiche attività ad esso collegate.

Pesca

Prima dell’avvento del Parco e della AMP, nel comprensorio vi erano molti pescatori professionisti, ai quali si
aggiungeva una moltitudine di diportisti locali, che per esclusivo diletto praticavano la pesca nei modi
consentiti. Prima di allora, chiunque si cimentasse nella pratica della pesca, sia professionale che sportiva,
aveva assicurato un buon ritorno in termini di pescato e di varietà di pescato. Oggi, vuoi per nuove attività
economiche sorte, ma soprattutto in conseguenza di una vistosa scarsità di pescato, le licenze professionali
sono pochissime ed i pochi pescatori dilettanti, solo in rari e fortunati casi, si avvicinano alla piccola quantità
di pescato consentita. Appare quindi oggettivamente difficile sostenere che il nostro mare sia ricco di pesce;
certamente tale desolante quadro non si riscontrerà nelle ristrettissime “zone A” di divieto assoluto. Logico,
altrimenti cosa ci stanno a fare?

Ci rivolgiamo nuovamente a Lei Presidente del Parco

Queste c i n q u e , per noi di Comunità Marinara Cinque Terre, sono alcune delle priorità sulle quali
intervenire con tempestivo decisionismo. Invece, pur consci di ciò, gli enti preposti, all’insaputa di tutto il
comprensorio hanno deciso di investire ingenti somme nella pista ciclopedonale Monterosso/Levanto.
Ebbene, se all’interno del tunnel esistente si vuole far passare un tubo che collega gli scarichi di Monterosso
al depuratore di Levanto, si proceda pure (perché solo adesso?), ma lo si posi direttamente nel tunnel già
esistente e comunque a totale carico dell’ente gestore ACAM/IREN, consentendo così al Parco di destinare
l’ingente somma al territorio delle Cinqueterre considerando che il finanziamento ministeriale
specificatamente era destinato al “contrasto dei cambiamenti climatici”. Se questo significa essere
ambientalisti, allora sì lo siamo!!!!!

Ci rivolgiamo nuovamente a Lei Presidente del Parco. Sono trascorsi due anni dalla Sua nomina, alla fine del
mandato mancano ancora 3 anni: utilizzi tale periodo per dare un senso compiuto all’esistenza dell’Area
Marina Protetta delle Cinque Terre.