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Ambiente

Lettere/ “Parco di Portofino, basta catastrofismo”

parco portofino

Da Pino Lanata

Parco di Portofino: grande e nazionale, continua il tormentone.

E ci siamo nuovamente: altra mappa, altre promesse, altre illusioni.

… e di sicuro cosa c’è?

Nulla, solo e soltanto la volontà di imporre altri divieti su un territorio di oltre 5000 ettari.

Amore per l’ambiente, ma quale ambiente?

Quello che non c’è più e che non tornerà mai più.

Tutto è cambiato e nessun Parco ci può restituire il passato.

C’è rimasto solo qualche politico che sogna, che illude e che spera di continuare a galleggiare. Ma dove vivono questi politici? Sicuramente lontano dalla realtà, accomodati dietro una scrivania, in attesa di prebende varie.

Parco grande di Portofino; ma Portofino è uno dei più piccoli Comuni d’Italia; siamo sicuri che vuole diventare grande?

Cosa c’entra Chiavari con Portofino? Assolutamente nulla; non c’è nessuna continuità.

Andare a Portofino (chi ci riesce e se lo può permettere) è ben diverso che andare in frazioni come Maxena, Campodonico o Sanguineto del Comune di Chiavari; qui puoi godere di una favolosa vista panoramica sulla autostrada A12 (certamente esclusa dalla nuova perimetrazione!).

Che vantaggio avranno queste frazioni (come tante altre)  a far parte del Parco di Portofino: assolutamente nessuno; certamente avranno problemi in più per ogni pur modesta attività da svolgersi.

Parco Grande: ritornerà il contadino della zappa, l’allevatore di vacche, il mugnaio, il carbonaio, avremo castagneti produttivi, u gran in te fasce, persighe agustaninne,ecc. NO sicuramente NO; è una pura illusione che si possa ritornare al passato. Solo qualche piccolo obolo per qualche idealista/sognatore e nulla più.

E intanto nessuno ha fatto un elenco serio, dettagliato, preciso dei vantaggi che dovrebbe portare il Parco Nazionale.

Si dicono tante cose, ma il concreto dov’è?

Parole, parole, parole.

Si parla di finanziamenti faraonici, ma dove sono?

Promesse, promesse, promesse.

Cari Amici del Parco Nazionale, scendete dalla luna, rimettete i piedi in terra (se ci riuscite, ne è rimasta ben poca; palazzi, case, casette ovunque) e ricordatevi che in Liguria tutto è piccolo, tutto è sempre stato modesto.

I Liguri non hanno mai amato “la grandeur”, sono sempre stati riservati, risparmiosi, modesti, onesti lavoratori. Si sono spesso ribellati ai “potenti del momento” per difendere la loro libertà in terra e in mare.

Oggi non c’è bisogno di nuovi divieti; c’è bisogno di libertà e di democrazia, ma soprattutto di onestà e trasparenza.

Basta catastrofismo ambientalista, ne abbiamo la testa piena e anche qualcos’altro; ma tanti hanno le tasche piene.