'Santa': sono 42 le merlettaie, sacerdotesse di una arte - LevanteNews
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Tradizioni secolari

‘Santa’: sono 42 le merlettaie, sacerdotesse di una arte

A Villa Durazzo, una piazzetta è dedicata ad Angela Baffico che, a cavallo tra ‘800 e ‘900, volle valorizzare a Santa Margherita Ligure l’arte femminile della lavorazione del merletto che all’epoca costituiva un’importante fonte di reddito. I rinomati pizzi venivano venduti anche al mercato genovese dove partivano per molti Paesi del mondo. Venivano usati per impreziosire le tavoglie, fazzoletti, biancheria, abiti, paramenti religiosi. Oggi un’altra piazzetta bisognerebbe idealmente dedicarla all’assessore Betarice Tassara. E’ lei che ha seguito per conto del Comune il progetto Unesco per il riconoscimento del pizzo tradizionale italiano a Patrimonio immateriale
dell’umanità, come da protocollo d’intesa firmato con altri Comuni a Sansepolcro il 17 maggio 2019
dallo stesso assessore.

A Santa Margherita esiste anche un elenco delle merlettaie di oggi. Per esservi ammesse occorre ottenere il giudizio positivo di una commissione composta da: Rosalba Pilato, dirigente comunale; l’assessore Beatrice Tassara; Maria
Marchetti, responsabile della Biblioteca comunale e braccio destro di Beatrice Tassara; Silvana Vernazza referente di Comunità per la Rete dei Merletti; Luisa De Gasperi rappresentante delle Merlettaie della Comunità di Santa Margherita Ligure. Fino a pochi giorni fa le iscritte erano 39, poi sono state ammesse Giada Moracchioli e Marella Pentemalli.

Spiega l’assessore Tassara: “Presto il loro numero salirà a 42; si è candidata infatti, molto timidamente, una signora che temeva di non poter essere ammessa perché non appartenente ad alcuna società. Ma è merlettaia chiunque sappia lavorare il merletto e sia possibile riconoscere e apprezzare le capacità. Un fattore interessante e incoraggiante è che la loro età abbraccia sia giovani che meno giovani”.

La riscoperta di un’arte antica ha diversi scopi. “Intanto il mantenimento di un artigianato secolare che riguarda i disegni tradizionali del ricamo – spiega Tassara – la tecnica e gli oggetti da realizzare. Oggi l’arte del merletto può essere una risorsa economica importante. Nessuno magari è disposto oggi ad acquistare un centrino, ma un meraviglioso abito da sposa sì”

Per questo si cerca di incuriosire giovani studenti creando anche merletti in 3D.  Ci sono poi occasioni, ad esempio durante la rassegna il “bello delle donne” in cui i lavori si possono esporre.

Dice Tassara: “L’interesse verso i merletti si è risvegliato in città. Tante persone trovano in casa oggetti, foto ed elaborati che ricordano questa tradizione cittadina. Ne vanno fieri, disposti a donarli al Comune. Nel modulo di iscrizione nell’elenco delle merlettaie chiediamo di indicare dove hanno imparato a ricamare. Quasi tutte in famiglia, dalla nonna, mamma zie o vicine di casa. Un altro elemento che spiega quanto l’arte del merletto sia ancora radicatop in città.