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Lettere/ “il fascino di Camogli e la metamorfosi”

lettera Camogli

Da Giorgio Casciscia

Sono nato a Milano ed ivi ho vissuto per circa diciassette anni, fino alla morte di mia madre.

Poco dopo mio padre andò in pensione ed allora decidemmo di trasferirci a Camogli, dove i miei genitori, fino dal dopoguerra, trascorrevano i loro brevi periodi di villeggiatura.

Per me, abituato alla vita di una metropoli, fu un cambiamento radicale (Milano, all’epoca, era in pieno boom economico, con un’enorme offerta commerciale, con una miriade di attrazioni ludiche e di iniziative culturali, con poco traffico, con scarsa delinquenza minorile e, soprattutto, senza droghe nelle strade!).

Proseguii i miei studi a Genova e, piano piano, imparai ad apprezzare le tante positività della vita di paese: la tranquillità, la bellezza del luogo, la vita semplice delle cose e l’indiscutibile poesia di un borgo marinaro.

Fu così che presto mi innamorai di questa splendida cittadina del Golfo Paradiso.

Poi arrivarono gli anni ’70 e le cose cominciarono a cambiare…

Il turismo aumentò ed iniziò una certa “milanesizzazione” del borgo (si badi bene, lo dico proprio io, milanese di nascita!).

Ma ero giovane e comprendevo benissimo che il fascino di Camogli non poteva rimanere appannaggio di pochi fortunati.

Comunque, come molti camoglini doc, divenni un pò geloso del mio ambiente…

Passarono gli anni ed il ritmo della vita divenne sempre più frenetico anche se, tuttavia, Camogli rimase una specie di piccola oasi di pace in cui, alla sera, quando tornavo dal lavoro a Genova, mi ritrovavo quasi “protetto” e rasserenato.

Poi, ahimè (ma, per carità, è soltanto un mio punto di vista!), all’inizio degli anni 2000 si verificò un peggioramento della gestione della città.

In vero, a parte l’unica intelligente iniziativa del “Festival della Comunicazione” (che ha portato lustro e notorietà), le varie giunte che si sono avvicendate negli ultimi anni sembra abbiano assunto decisioni ben lontane dall’ottenimento del walfare della cittadinanza.

Certo, ci sono stati interventi obbligati (pur se tardivi e spesso sommari) e che, comunque, non si potevano evitare ma, purtroppo, anche scelte operative molto sindacabili, quando non, addirittura sbagliate!

Valga una sola per tutte: quella della progettazione di un enorme autosilo interrato per boxes “privati” in luogo di un grande parcheggio pubblico a rotazione di cui la città ha sempre avuto un quasi endemico bisogno!

Per non parlare delle probabili carenze manutentive, nel corso degli anni, relative alla gestione del cimitero e della piscina comunale, le cui drammatiche conseguenze e gli immani costi e pregiudizi connessi sono sotto gli occhi di tutti.

Ritengo che non bastino centinaia di migliaia di euro spesi per una “area fitness” (usata da pochi), per un nuovo ascensore (dalla disarmante gestazione) e per una passerella a sbalzo (dall’estetica inadeguata e disarmonica) per far dimenticare il gran numero di altre piccole disfunzioni e anomalie che, con un poco di buona volontà e senza particolari aggravi economici, potrebbero facilmente essere eliminati.

Forse è anche una questione di stile e di buon gusto visto che, a suo tempo, si autorizzò l’obbrobrio moderno del cosiddetto “Fornetto”, realizzato a fianco dello storico Teatro Sociale (dal futuro incerto…).

E che dire del sostanziale continuo disinteresse per l’area dell’ex Ospedale, oramai divenuto una topaia!

Invece di starsene rintanati negli uffici comunali, forse sarebbe bene fare più spesso un giro per la città: guardando, osservando e, magari, ascoltando!

Sì, amo ancora Camogli… anche se, a causa del comportamento di alcuni amministratori, faccio sempre più fatica a farlo!