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Fiori all'occhiello

L’uomo vacanziero

vacanze, fiori all'occhiello

Illuso è chi pensa alla villeggiatura come la circostanza amena cui appigliarsi per il recupero delle forze psico-fisiche, in cui  resettare lo stress. E, se non è illuso, se la racconta, scomodando Carl Gustav Jung.

Il luogo comune che incornicia la vacanza come un quadretto di relax e immagina l’ umano urbanizzato sbarazzarsi magicamente del peso del proprio Vaso di Pandora non tarda a prospettarsi come una delle tante fake-news in circolazione.

Per sintetizzare,  l’argomento vacanze, obiettivo condiviso e accomunante (covid permettendo), pare riservare ben poche sorprese in termini di pretesa salutista, visto che, quando addirittura non accentua lo stress, non lo riduce di certo.

Solo rimettendosi ad un giudizio altrui sommario, deducibile dall’apparenza, magari dal grado di abbronzatura o dalla boriosa dotazione di simboli consumistici, l’individuo può soltanto, al limite, sembrare non afflitto dallo stress.

Tuttavia, è sufficiente grattare appena appena sotto questa sacrale scorza per scoprire un uomo vacanziero  versato ad attualizzare la figura mitologica di Sisifo: tenacemente impegnato nello spingere il pesante masso della propria apparenza.

L’affannosa esposizione di sé  è graficamente rappresentabile con un andamento  sinusoidale, un po’ su e un po’ giù, in funzione dell’altalenante riconoscimento che gli altri, a turno,  decretano.

In tal senso, la società contemporanea induce a minimizzare, anzi a mimetizzare ogni defaillance e a mai confessare alcuna debacle. Meno che meno nel periodo vacanziero.

Cosicché, gongolando della propria reazione al prevedibile pavoneggiarsi altrui, l’uomo vacanziero risponde con tutto l’armamentario simbolico disponibile,  ponendo così le basi per trasformare la vacanza in lavoro, lo svago in una ulteriore fonte di stress.

In sintesi, tra l’esigenza esteriore di impersonificare il tutto-a-gonfie-vele e l’esigenza  interiore di “passare al bosco” (cit. Ernst Junger) si colloca l’oneroso protagonismo da vacanza.

Una ennesima fatica che, in più, allontana l’uomo dalla propria “verità”, dimensione possibile solo “nel silenzio del viso”, interpretando liberamente Giorgio Agamben.

 

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