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Urbanistica

Camogli: il Puc e le riflessioni del Comitato spontaneo

Generico luglio 2021

Da Antonio Leverone, Comitato spontaneo tutela territorio Camogli

La maggior parte sono di pregio paesaggistico e escursionistico. In questi ultimi anni parti importanti di tali percorsi sono stati cementificati e trasformati in viabilità automobilistica, pare, al dif uori di una qualsiasi pianificazione. Due casi sono da considerare con attenzione: Via San Giacomo (Case Rosse) e più recente Via Dimezzo. Queste due viabilità sono state aperte alla viabilità automobilistica con parcheggi a vista. Entrambe sono state realizzate quali strutture consortili per “miglioramento fondiario”esclusivamente su struttura viaria pubblica.Ritengo sia un argomento da approfondire anche considerando che tali soluzioni provengono sempre e solo da unico studio tecnico presente in Città. Non si hanno informazioni in merito agli statuti dei consorzi, alle finalità e soprattutto ai risultati degli interventi in funzione del miglioramento fondiario. Si hanno informazioni su lavori non completati e sulla qualità tecnica e paesaggistica degli stessi.

SOSTANZIALMENTE NON ESISTE UN PIANO COMPLESSIVO E ESAUSTIVO SULLA QUESTIONE DELLA VIABILITÀ PERIFERICA E PEDONALE DELLA CITTÀ. (anche se esiste in Comune uno studio specifico, con relative proposte circa le modalità di recupero e manutenzione, certamente datato ma puntuale

REGIMAZIONE DELLE ACQUE: la configurazione del nostro territorio è interessata da ripidi defluivi spesso con frequenti salti generati dalle tradizionali fasce e “creuse”. Nel passato l’attenzione nel controllo e distribuzione delle vie di flusso delle acque discorrimento era prioritaria. L’urbanizzazione speso disordinata in particolare nelle aree a cornice del centro storico e soprattutto la mancanza di controlli da parte degli uffici comunali, hanno ridotto le creuse e le numerose scalinate a ruscelli con spesso impraticabili impetuosi scorrimenti.La pratica, senza dubbio meno costosa, è quella di regimare le acque all’interno della proprietà e quindi scaricarle direttamente nelle viabilità pubbliche. Un esempio esplicativo ti tale modo di operare e soprattutto della trascuratezza degli uffici comunali preposti, è l’importante opera pubblica della nuova fognatura in Bana in Via Romana e Via Degregori, versante Rapallo.

Una viabilità con pendenze importanti che, anche in tratti dove sono presenti abitazioni, ha sempre ricevuto sostenute immissioni di acque di scorrimento che in situazioni meteo particolari hanno sempre reso pericolosa anche la deambulazione e non solo. Durante i lavori per l’interramento della fognatura e altri servizi(acquedotto, linee telefoniche), sarebbe stato opportuno regimare le acque di scorrimento interrando una opportuna linea di raccolta e deflusso, dove imporre ai proprietari confinanti il collegamento con tombinatura a griglia per eliminare il pericolo. Nulla di tutto questo. Interessante e utile è il lavoro di indagine e ricerca che Ignazio Becchi, professore Emerito di Costruzioni idrauliche a Firenze, sta sviluppando come: “Il paesaggio a Camogli: i terrazzamenti e l’acqua.

ELEMENTI DI IMPATTO PAESAGGISTICO Abbiamo una complessa situazione paesaggistica dove la stretta fascia costiera rapidamente si sviluppa con notevole inclinazione verso i 400/600 metri di altitudine. In questa realtà fisica, la lunga storia dei diversi insediamenti umani hanno trasformato e anche definita una situazione paesaggistica particolare, di pregio ma anche molto fragile.La fascia costiera si sviluppa dalla spiaggia dei “Genovesi” al confine con Recco a ponente. Una piccola spiaggia che nel tempo si è ridotta, raggiungibile dalla provinciale con una pedonale.Un sito che merita attenzione, dove valutare l’opportunità di realizzare strutture stagionali a miglioramento dell’accoglienza,considerando un eventuale ritorno economico. La stessa attenzione potrebbe essere posta per la spiaggia a levante di San Fruttuoso e per il sito di Punta Chiappa. Procedendo verso levante il fronte costiero è caratterizzato da una sovrapposizione urbanistica antica dei 3 palazzi in località Lazza
costruiti sulla falesia a picco sul mare, ora sufficientemente protetta dalla diga del molo del porto e da più recenti nuove costruzioni ( villette residenziali) più a ponente che si insediarono dopo la demolizione del mattatoio comunale alla fine degli anni ’50.La particolare composizione della roccia sedimentaria vistosamente stratificata con sovrapposizioni argillose (non essendo uno esperto mi limito a una descrizione visiva)rappresentano, in ogni caso una situazione di instabilità dovuta anche dal continuo impatto del moto ondoso contro la falesia non protetta. In questa situazione territoriale si è sviluppato anche lo stato franoso che recentemente ha interessato il lato a mare del cimitero comunale. Il complesso in origine realizzato più all’interno rispetto alla falesia (area occupata dalla Casa dei Marinai costruita a cavallo degli anni ’29/’30) si è sviluppato nell’attuale sito ampliandosi con costruzioni verticali (Loculi) a limite della falesia lato mare. Considerando ancora la contingenza ambientale in corso che tende a far aumentare la frequenza e l’intensità dell’impatto marino sulla costa e il possibile aumento dell’altezza media del mare, una tale situazione necessita di particolari attenzioni, valutazioni specialistiche e interventi conseguenti. Certamente la protezione di tutta la falesia a ponente dall’imbocco del porto è da considerare con una certa urgenza, considerando anche che nel recente passato si è dovuto intervenire al consolidamento con palificazioni della roccia sottostante l’ex ristorante Rosa, parte di falesia non protetta dal molo. Le soluzioni dovranno interessare il consolidamento della base e la protezione con dighe sottoflutto per rallentare l’azione ondosa.La falesia del promontorio a partire dal complesso alberghiero del Cenobio dei Dogi fino a Porto Pidocchio (Punta chiappa) necessita di costante monitoraggio essendo presente una frana attiva che può coinvolgere nella sua evoluzione aree urbanizzate da San Rocco alla Mortola.
Per la spiaggia centrale sono da considerare l’uso delle parti pubbliche e di libero accesso, in merito al miglioramento delle strutture per servizio di spogliatoio e doccia e soprattutto per una rticolato servizio di fruizione per disabili e piccoli accompagnati.

RIPASCIMENTI DELLE SUPERFICI A SPIAGGIA. La spiaggia centrale inesistente fino agli anni 1912/15 è stata realizzata con i detriti della la demolizione della prima fila di case amare, dove attualmente si sviluppa la passeggiata.Successivamente intorno al 1928 viene incrementata con i detriti della seconda galleria ferroviaria verso levante.Tutto questo rende la spiaggia soggetta a erosione e a importanti modificazioni dovute al forte moto ondoso. Il ripascimento naturale avviene per l’apporto di detriti della falesia rocciosa a levante dove è in atto da tempo una frana attiva. Tale ripascimento è da tempo rallentato dai “pennelli” (n° 3) di scogli perpendicolari alla costa realizzati dal Cenobio dei Dogi e dal pennello sotto alla “Rotonda” in passeggiata che ha aumentato la spiaggia della Pria-Guea. Una preoccupante erosione è in atto a ponente per tutta la lunghezza della spiaggia fino al Rivo Giorgio.Le esperienze per limitare l’erosione nella parte centrale della spiaggia hanno visto la realizzazione di due pennelli di scogli difronte agli stabilimenti balneari (molti anni or sono) che avevano ottenuto qualche risultato utile. La mancanza di manutenzione e ripristino hanno fatto sparire i due interventi. I ripascimenti più recenti sono avvenuti via mare con pontoni e via terra con numerosi trasbordi di piccoli mezzi con scarsi risultati e forse con costi maggiori. I ripascimenti a San Fruttuoso via mare hanno avuto buoni risultati ma devono continuare considerando che la spiaggia di fronte all’abbazia è artificiale dovuta all’accumulo di detriti causati dall’alluvione del 1915.Dato che le attività descritte sono costose e mai definitive sarebbe utile avere degli studi propedeutici, nei due siti, per valutare eventuali interventi strutturali (pennelli di scogli, dighe sotto flutto)per ridurre se non eliminare tali frequenti ripascimenti.

CENTRO STORICO E OLTRE.Nel nostro porto c’è storia e tradizione ed è circondato da una fantastica sovrapposizione di costruzioni, vie e colori che creano un insieme unico e prezioso. Dagli anni ’80 si assiste a una graduale ma costante sostituzione dei residenti con soggetti esterni, che dal centro storico si dilata anche alla valle di Ruta. Il centro abitato della città si è spostato verso levante. Attualmente si può considerare nella zona del Boschetto – Seja. Sono anni di interventi che, sia pure con modeste opere, modificano l’aspetto paesaggistico: inserimenti di terrazzi sui tetti, modifiche nelle aperture e arredi di finestre, cambi di destinazioni d’uso di locali, aperture di viabilità carrabile di tratti pedonali, realizzazione di parcheggi privati a box, senza una programmazione strategica, utilizzo di costruzioni precarie, spesso realizzate opportunamente, per ottenere aumenti di volume in ristrutturazioni o per nuove edificazioni. Recentemente si sono intensificati i parcheggi in superficie a vista utilizzando le classiche “fasce”. Situazioni molto impattanti dal punto di vista paesaggistico. Non si è minimamente pensato di imporre definite coperture leggere per attenuare l’impatto estetico. Con la ristrutturazione o l’urbanizzazione di territorio, in particolare a valle della Via Aurelia, da tempo vengono autorizzate le costruzioni di veri “svincoli” carrabili per collegare ville presenti con la viabilità principale, spesso anche per realizzare un solo posta auto. Altro aspetto è la realizzazione di ascensori completamente estern ia vista molto impattanti che, se replicati, tenderebbero a modificare sostanzialmente il paesaggio. L’interramento, anche se parziale,nei muri di fascia potrebbe alleggerire l’impatto negativo. Riteniamo necessaria una attenta riflessione su tali interventi, non necessariamente per proibirne la realizzazione ma per trovare soluzioni meno impattanti.
Altro aspetto di riflessione e intervento è rappresentato dalla realizzazione di siepi e coperture di recinzioni che spesso precludono la visuale di particolari porzioni di paesaggio.Dovrebbe essere prioritario far rispettare disposizioni e regolamenti esistenti. In ogni caso la libera visione del paesaggio è un diritto di tutti.Nell’ambito dell’esigenza sempre più pressante, di ottenere un puntuale e sempre aggiornato controllo del territorio, nasce l’esigenza di dotare, a esempio, la polizia municipale di una figura professionale con specifiche conoscenze su: urbanizzazione,inquinamento, regolamenti sull’utilizzo del territorio, sicurezza,prevenzione, che sappia interfacciarsi con i settori cittadini di protezione civile, tecnici del comune e forze dell’ordine.

AREE E STRUTTURA PORTUALE. L’estensione e il potenziamento della diga foranea, fatta di recente,ha reso il Porto più sicuro. Non è stata chiara la riduzione dell’ultimo allungamento del molo diga (da mt. 60 a 30). In ogni caso risulta incomprensibile il motivo per cui nei nuovi 30 metri interni al molo siano stati posti scogli e non realizzato un prolungamento di banchina utile per potenziare la rotazione di ormeggi turistici. ( ma forse questa è un’altra nostra storia). Le attività portuali (pesca, trasporti, servizi al diporto, scalo di alaggio) e le esigenze di collegamento turistico e di fornitura alle attività dei nuclei di Punta Chiappa e San Fruttuoso, richiedono una nuova e opportuna logistica di azioni e spazi nell’ambito portuale.Nel tempo, un alto numero di locali a piano strada, si sono trasformati da magazzini al servizio delle attività portuali, al servizio del turismo (Bar, ristoranti, negozi, locali per mostre). Si è così creata l’esigenza di depositare attrezzature sui moli, spesso in modo trascurato causando situazioni di disordine, immagine negativa e possibilità di pericolo.
Una recente disposizione nazionale sugli aumenti dei canoni demaniali (aumenti di sette volte) costringe, in particolare le attività lavorative nel porto, a rinunciare alla disponibilità di superfici o piccole strutture, senza spazi o volumi alternativi.Altro aspetto è rappresentato, in particolare in stagione turistica,dell’inquinante e pericolosa pressione di mezzi commerciali, in occasione delle prime partenze mattutine dei collegamenti via mare per Punta Chiappa e San Fruttuoso e per esigenze di consegna merci alle attività commerciali nel centro storico. Quanto sopra, si concentra sulla calala e nel parcheggio di Piazza Ido Battistone.In tale situazione emerge la mancanza strategica (non colta a suo tempo con la disponibilità dei volumi e spazi della ex fabbrica Pisoni al Migliaro) della creazione di un’area di interscambio periferica, dove concentrare e gestire tutto il traffico prima descritto. La strategia di fermare il traffico commerciale e turistico in area periferica ai centri storici è soluzione per migliorare i sevizi,diminuire l’inquinamento, migliorare la qualità della vita dei cittadini.E’ da valutare se nell’area Migliaro ci fossero ancora possibilità, sia pure ridotte, di applicare soluzioni utili: sopraelevazioni degli attuali spazi parcheggio, con strutture leggere componibili dedicate o, più complesse e costose ( se possibili) con la copertura dell’area ferroviaria. L’aumento dei posti auto a rotazione potrebbe essere utile, se non risolvere parte dei problemi del turismo automobilistico. In questo quadro si inserisce l’eventuale utilizzo dell’area di Piazza Ido Battistone dove, in passato erano pervenuto al comune idee strutturate per l’utilizzo di volumi interrati e in superficie.Nella valutazione di utilizzare due piani interrati. uno a uso per attrezzature e materiali (Pesca, trasporti, servizi portuali) e un secondo per interscambio merci e parcheggio a rotazione, la superficie dell’attuale piazza dovrebbe rimanere libera per attività turistiche e culturali, in una prima prospettiva di pedonalizzazione dell’intera area portuale e non solo.
In una tale prospettiva c’è da valutare la possibilità di “intubare” la linea ferroviaria del “Priaro” e il primo tratto parallelo a Via Repubblica realizzando sopra parcheggi per residenti riducendo anche l’impatto acustico ai vicini condomini

LA QUESTIONE DELLA REALIZZAZIONE DEL PARCHEGGIO PUBBLICO INTERRATO NELL’AREA EX CALO E DI FRONTE AL TEATRO SOCIALE E’ DA VALUTARE. SOSTENIBILITA’ ENERGETICA. Non siamo a conoscenza se sia stato mai affrontato uno studio specifico per la nostra Città. Certo è che le presenze sul territorio di sistemi di recupero energetico (fotovoltaico, riscaldamento acqua) sono trascurabili. In questo ambito, ritengo che si dovrebbe iniziare dalle strutture pubbliche, per concentrarsi, quindi, nelle aree all’interno del Parco naturale di Portofino: San Rocco-Mortola, Punta Chiappa, San Fruttuoso. Ricordo che fin dal 2000 in occasione di uno specifico convegno si era cominciato a valutare la possibilità di rendere energeticamente autonomo il borgo interfacciando diversi sistemi(Fotovoltaico, eolico, utilizzo di risorse energetiche dalla gestione del bosco, e sperimentali dal moto ondoso), anche per finalità di sensibilizzazione e didattiche. Per quanto riguarda i privati,potrebbe essere sufficiente definire opportune convenzioni per agevolare i singoli interventi. Nulla di tutto questo. Restando su San Fruttuoso, resta sempre da affrontare la situazione dell’affluenza in pieno periodo turistico che spesso supera la condizione per una giusta fruizione. Altro aspetto da considerare è quello della gestione dei rifiuti,sempre nelle situazioni di massimo carico turistico. Le esigenze di approvvigionamento alle attività di accoglienza e ristoro comportano il flusso in ingresso e uscita di una sostenuta quantità di rifiuti rappresentati per la maggior parte dal confezionamento(plastiche e cartoni) e dai rifiuti della ristorazione.
Il deposito per la raccolta in attesa del trasporto in uscita, posto sulla banchina di attracco spesso raggiunge situazioni indecorose e degradanti di immagine. Il problema potrebbero essere se non eliminato, almeno ridotto fermando le confezioni e gli imballi all’imbarco.Collegando il problema con la possibilità di creare volumi disponibili per le attività portuali nell’area interrata di piazza Ido Battistone, sarebbe utile organizzare nell’interscambio dei mezzi commerciali un servizio di riduzione degli imballi per spedire sui mezzi marini lo stretto necessario. Con chi abita e opera a SanFruttuoso sarà necessario confrontarsi per valutare come operare con i rifiuti domestici e della ristorazione. Altra opportunità,considerando la particolarità del sito, inserito in un parco naturale protetto, è rappresentata dal coinvolgimento dei turisti nella riduzione dei rifiuti lasciati nel borgo.Una tale esperienza era stata impostata molti anni fa con l’iniziativa del consiglio del Parco regionale di fornire a tutti i turisti un sacchetto biodegradabile con opportune informazioni sul sito e sull’iniziativa, utile a contenere tutti i rifiuti personali da riportare al porto di partenza. Una iniziativa di tale portata comporta una organizzazione trasversale (trasporti marittimi, Raccolta rifiuti in porto, rapporti con i turisti). A suo tempo l’iniziativa non raggiunse i risultati ipotizzati e non si riuscì neppure a completare una prima fase sperimentale, per il fatto che le istituzioni (Parco, Comune) e i residenti e operatori del borgo e la stessa organizzazione dei trasporti marittimi non erano stati coordinati e soprattutto resi partecipi dell’iniziativa.

LA NUOVA ORGANIZZAZIONE DEL PARCO NAZIONALE POTREBBE ESSERE UTILE PER LE RISORSE ECONOMICHE NECESSARIE. AREE PERIFERICHE. Nei nuovi confini del Parco Nazionale di Portofino si dovrebbero considerare l’area contigua (Valle del gentile) dell’attuale Parco regionale e l’area boschiva dell’Esoli. Aree periferiche della città che necessitano particolare attenzione in relazione alla sicurezza del territorio alla regimazione delle acque di scorrimento, al contenimento delle frane, incendi boschivi e difesa della biodiversità, fruizione più compatibile e utile sia economicamente che socialmente. Tutte azioni che si interfacciano positivamente con il tessuto urbano della città. Da troppo tempo, alcune aree periferiche risultano abbandonate e degradate con scarpate tra l’urbanizzazione e il bosco usate quali discariche e abbandoni di materiali ingombranti se non pericolosi.Sentieri e creuse in abbandono spesso impraticabili per frane causate dalla mancanza di manutenzione dei muri di contenimento, sia da parte dell’Amministrazione pubblica che dai privati.Una situazione simbolo, anche per il fatto che è in area parco e in un contesto di antichi percorsi storici nell’alta valle del Gentile.La realtà dell’antico percorso che permetteva di raggiungere San Rocco da Camogli (Boschetto, Seja, torrente gentile, San Rocco), conosciuto come la via del Barbiere (volgarmente) ma più precisamente “via del Garbê” (forse zona locale di caccia da posta per cacciare il Garbê ). L’idea e l’impegno per recuperare e valorizzare un tale percorso pedonale risale gli anni ’80 quando a Camogli si costituì un gruppo di giovani, in particolare per la difesa antincendio boschivo del parco e del territorio (V.A.B.). Gli stessi inserirono nell’ambito degli interventi di pulizia sentieri a fini preventivi, il recupero di una viabilità “vicinale Scandelin ” parallela alla via del barbiere costruendo anche delle passerelle in legno su alcuni rivi affluenti del rio Gentile. Il suggestivo percorso si svolgeva anche come scoperta di una parte del Rio Gentile con l’inserimento di pannelli che illustravano la biologia dell’area boschiva e del torrente, (i Pannelli erano stati realizzarti con il contributo del locale Lions Club Golfo Paradiso (tale attrezzatura è ancora disponibile). Successivamente alcuni interventi alluvionali che rovinarono le passerelle e alcune frane soprattutto dei muri a monte, in una situazione di totale assenza dell’amministrazione.

 

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