Ex Ilva, lavoratori ancora in strada. Palombo: "In Prefettura venerdì con gli elmetti" - LevanteNews
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"domani tregua"

Ex Ilva, lavoratori ancora in strada. Palombo: “In Prefettura venerdì con gli elmetti”

Solidarietà arriva da parte delle Riparazioni Navali: "Inaccettabile la richiesta di cassa integrazione da parte dell'azienda"

protesta ex ilva

Non si ferma la protesta dei lavoratori Ex Ilva: questa mattina i dipendenti si sono divisi tra chi è sceso in piazza e chi è rimasto a presidiare i varchi per dare un segnale forte all’azienda che ha chiesto la cassa integrazione di 900 persone.

Il corteo è stato aperto dallo striscione “Governo servo complice di Mittal” con i lavoratori che si sono posizionati sulla strada a scorrimento veloce che costeggia le Acciaierie e porta all’autostrada

Dopo la risposta del ministro del lavoro Orlando, che lunedì sarà in fabbrica dove incontrerà le Rsu, manca solo la risposta di Acciaierie d’Italia (ex ArcelorMittal) che, fino ad ora, non ha dato segnali di ripensamento. Per questo motivo le segreterie provinciali di Fiom, Fim e Uilm hanno inviato una lettera all’azienda per chiedere ufficialmente la sospensione della cassa.

“Domani torniamo a lavorare, ma venerdì dobbiamo essere decisi e pronti a smascherare i servi e i complici – ha detto Armando Palombo coordinatore della Rsu dello stabilimento all’Ansa – Dobbiamo andare in prefettura, con gli elmetti in testa. Chi non se la sente resti dietro. Speriamo che questo messaggio arrivi forte e chiaro. Ci andiamo per difendere la siderurgia”.

“Tirano un sospiro di sollievo i lavoratori delle acciaierie di Taranto, Genova e Novi Ligure. Dopo tanto penare, sospesi tra un passato burrascoso e l’immobilismo delle istituzioni, oggi possono contare sul proseguimento del lavoro dell’area a caldo nello stabilimento ex Ilva di Taranto. Lo ha sancito il Consiglio di Stato che ha annullato la sentenza del Tar di Lecce, rassicurando anche sindacati e lavoratori del territorio genovese  – dichiara Mario Ghini, segretario generale Uil Liguria – Dopo la sentenza l’azienda deve fare un ulteriore sforzo per rivedere i criteri della cassa integrazione. Occorre subito istituire un tavolo al Ministero dello Sviluppo Economico per rilanciare la siderurgia italiana con un piano industriale che sappia creare sviluppo e lavoro di qualità sui territori in cui è attiva la siderurgia: avanti con gli investimenti, con i corsi di formazione e con un presidio forte a tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Possiamo ancora essere un punto di riferimento per l’Europa, la politica e le istituzioni non abbassino la guardia”.

Solidarietà è stata espressa anche dalla Riparazioni Navali: “I lavoratori sostengono ed esprimono la loro solidarietà ai lavoratori delle Acciaierie Italia impegnati per la difesa del lavoro. Riteniamo inaccettabile la richiesta di cassa integrazione fatta dall’azienda in un momento di grande richiesta dell’acciaio in tutto il mondo”.