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“6.467 contagiati e 21 decessi tra gennaio 2020 e 31 marzo 2021”

Ghini: "Mai abbassare la guardia, nemmeno con il vaccino"

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Prosegue la campagna della Uil Liguria” Zero Morti sul Lavoro” attraverso l’analisi delle denunce di infortunio sul lavoro da Covid-19. Secondo i dati Inail tra gennaio 2020 e il 31 marzo 2021, in Liguria si sono verificati 6.467 casi – 165.528 in Italia – di cui 21 con esito mortale sempre sul nostro territorio (551 in Italia).

“Le professioni sanitarie sono quelle maggiormente colpite da infortunio da Covid-19. Tra i tecnici della salute l’83,9% sono infermieri, il 5,1% fisioterapisti e il 4,2% tecnici sanitari. Tra le professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali il 99,8% sono operatori socio sanitari, tra le professioni qualificate nei servizi personali ed assimilati il 42,2% sono assistenti ed accompagnatori per disabili in istituzioni. Tra gli impiegati addetti alla segretaria e agli affari generali sono tutti – appunto – impiegati, assistenti e addetti con ruoli amministrativi e di segretaria”.

“Per quanto riguarda l’incidenza nell’area metropolitana genovese e nelle altre province, 2.774 sono le donne contagiate a Genova, 571 a Imperia, 389 La Spezia, 741 a Savona – prosegue Uil Liguria – Quindi sono 4.475 le donne in Liguria che hanno subito un infortunio sul lavoro da Covid-19. Gli uomini sono 1.269 a Genova, 258 a Imperia, 176 a La Spezia, 289 a Savona, 1.992 in tutto in Liguria”.

“Le lavoratrici sono le più colpite dai contagi professionali da Covid-19, l’età media delle contagiate è di 46 anni – spiega Mario Ghini, segretario generale Uil Liguria – Le donne in particolare poi, non debbono e non possono scontare la scarsa vigilanza nell’applicazione dei protocolli contro la diffusione del virus e l’insufficienza nella valutazione dei rischi psicosociali sempre più in agguato in questo periodo così complicato per il mondo del lavoro. Tra le categorie più colpite le infermiere, le fisioterapiste, le operatrici sociosanitarie, le lavoratrici per i servizi personali e assimilati, i medici e le lavoratrici non qualificate nei servizi di istruzione e sanitari”.

“L’analisi per classe d’età è la seguente: fino a 34 anni i contagiati sul lavoro sono stati 755 a Genova, 122 a Imperia, 86 a La Spezia, 164 a Savona, 1.127 in Liguria. Da 35 a 49 anni: 1,365 a Genova, 279 a Imperia, 170 a la Spezia, 385 a Savona, 2199 in Liguria. Da 50 a 64 anni: 1.835 a Genova, 406 a Imperia, 300 a La Spezia, 465 a Savona, 3.006 in Liguria. Oltre i 64 anni di età: 88 a Genova, 22 a Imperia, 9 a La Spezia, 16 a Savona, 135 in tutto in Liguria. Gli incidenti con esito mortale sono stati i seguenti: 16 a Genova, 1 a Imperia, 3 a La Spezia, 1 a Savona, 21 in tutto in Liguria”.

“Rispetto alla data di rilevazione del 28 febbraio 2021, le denunce da infortunio sul lavoro da Covi-19 sono aumentate di 208 casi (+3,3%) di cui 107 avvenuti nel mese di marzo, 59 a febbraio e 19 a gennaio del 2021. I restanti casi sono riconducibili ai mesi precedenti – aggiunge – L’aumento ha riguardato tutte le province, in particolare per intensità del fenomeno, sia in termini assoluti che relativi a Genova”.

“In Liguria l’analisi mensile dell’evento mostra un andamento dei contagi professionali caratterizzato da incidenze lievemente più elevato rispetto a quelle nazionali tra aprile e ottobre 2020, quest’ultimo è anche il mese in cui si raggiunge il picco regionale col 19,7% dei contagi da inizio pandemia. Da novembre si osserva un ridimensionamento della curva con incidenze sempre inferiori a quelle medie nazionali ad eccezione di febbraio (3,0% rispetto al 2,7% nazionale. Gli eventi mortali sono rimasti invariati”.

“La Uil Liguria auspica una campagna vaccinale all’insegna della responsabilità, a partire dal protocollo firmato tra Regione e parti sociali, sottoscritto la scorsa settimana anche in Liguria dopo l’avvio dell’accordo nazionale. Protocollo che va esteso anche alle altre categorie economiche. – conclude Ghini – Il vaccino rappresenta la vera ripresa, ma non è l’unico strumento a disposizione. Purtroppo, in una fase di ridotta presenza sui luoghi di lavoro si continua a morire di lavoro, azzerare questo fenomeno deve essere un impegno di tutti. L’invito è quello di non abbassare la guardia”.

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