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Politica

Recco. Anniversari: “Il vuoto lasciato da Aldo Moro”

Da Gianluca Buccilli, capogruppo “Civica” riceviamo e pubblichiamo

Il nove maggio di quarantatré anni or sono, dopo una lunga e immeritata detenzione, veniva ritrovato il corpo senza vita di Aldo Moro. 

È questa una data che suscita un dolore mai sopito, che provoca il “bruciore” di una ferita che mai potrà essere completamente rimarginata. 

Ma è anche l’occasione per rinnovare la consapevolezza della lungimiranza di Aldo Moro e di come all’inizio degli anni novanta alla politica italiana sia mancata una persona capace di fornire risposte immediate e puntuali ai bisogni correnti.
E questo vuoto ha caratterizzato per intero l’esperienza della così detta “seconda repubblica”

Aldo Moro ebbe la capacità di comprendere i mutamenti di scenario verificatesi intorno alla metà degli anni settanta: la crisi mediorientale e la conseguente difficoltà nell’approvvigionamento delle risorse petrolifere, la stagnazione dell’economia, la fine delle dittature in Portogallo e Spagna, l’evolversi del costume sociale e della mentalità come testimonia l’esito del quesito referendario sul divorzio, la pressante richiesta di rappresentanza proveniente da settori della produzione.

Era il 30 luglio del 1975 quando Aldo Moro, davanti ai consiglieri nazionali della Democrazia Cristiana, pronunciò la famosa frase con quale prospettava “una terza e difficile fase della nostra esperienza”.

Così Aldo Moro indicò una meditata prospettiva per affrontare una fase di transizione nella quale non andassero dispersi gli elementi che lo statista considerava fondamentali per la democrazia: la capacità rappresentativa dei partiti di massa, il loro insostituibile ruolo di selezione della classe dirigente, l’articolazione della società in corpi intermedi.

Nella terza fase indicata da Aldo Moro avrebbero dovuto convivere sia momenti di unità nazionale per tenere indenni i partiti dalla seduzione rappresentata dal populismo rancoroso (già allora si intravedeva il rischio); sia momenti di competizione e di alternanza al potere, per favorire il reclutamento di rinnovate energie provenienti dalle dinamiche della società civile. 

Quello di Aldo Moro era un disegno lungimirante e molto ambizioso, che non trovò un sostegno sufficiente a tutelare il suo ideatore.
Così Aldo Moro pagò con la propria vita. 

Chi e con che trame e modalità oscure abbia eseguito la sentenza di morte, ha rilevanza solo in sede penale.

Le dinamiche autentiche e profonde della storia sono altre e consegnano la persona di Aldo Moro, il suo magistero a una memoria intatta e riconoscente. 

Aldo Moro
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