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Politica

Lavagna: “Diga Perfigli, Bucci tira dritto. E la politica?”

Da Giovanni Melandri per il Comitato “Gù le mani dal fiume Entella riceviamo e pubblichiam

Saranno ancora loro, quelli dello Studio Galli Ingegneria srl, Studio Majone Ingegneri Associati srl, Rina Consulting spa, gli incaricati di Città Metropolitana di un approfondimento tecnico riguardante l’altezza delle arginature in riferimento agli interventi di mitigazione del rischio idraulico del bacino del fiume Entella, relativamente al tratto terminale 1° lotto – dalla foce al Ponte della Maddalena – 1° stralcio funzionale nei Comuni di Chiavari e Lavagna, oltre che di un’indagine per la valutazione dell’ostruzione fociva. Incarico attribuito al costo di € 88.046,37.

I soliti noti; proprio loro, infatti, erano stati incaricati, con determinazione dirigenziale n. 1261/24741 del 03/03/2006, dall’Amministrazione Provinciale, della “Progettazione e attività di direzione lavori degli interventi di mitigazione del rischio idraulico del bacino del fiume Entella relativamente al tratto terminale” ed ancora loro, con determinazione dirigenziale n. 3018/2019, dell’aggiornamento del progetto esecutivo del 2015.

Peraltro, oggetto dello studio sarà la semplice valutazione di un’eventuale possibile riduzione dell’altezza della nuova arginatura, per cui, anche nelle migliori delle ipotesi, praticamente nulla sarà toccato rispetto al famigerato progetto Diga Perfigli.

Città Metropolitana continua così tranquillamente ad ignorare il fatto che gli elaborati progettuali esecutivi, approvati dalla stessa Città Metropolitana con atto dirigenziale n. 209/2021 non sono aggiornati rispetto alla normativa vigente sia riguardo alla Direttiva comunitaria 2007/60/CE (c.d. Direttiva Alluvioni), recepita nell’ordinamento italiano con D.lgs 23.02.2010, n. 49, sia a riguardo del Piano di tutela dell’ambiente marino e costiero.

Si insiste, invece, con i soliti “interventi prevalentemente strutturali”, invece di dare “attuazione prioritaria ad interventi non strutturali e ad azioni per la riduzione della pericolosità”, come prescritto dall’art. 7 del predetto Decreto.

Anche il Piano di Tutela dell’Ambiente Marino Costiero del 25.09.2012 risulta ignorato, per quanto anteriore rispetto agli elaborati progettuali, così come le prescrizioni relativamente ad interventi alla foce, al “fine di tendere, nel tempo, ad una situazione di equilibrio dinamico”.

Le argomentazioni riportate non sono certo nuove, così come non è nuova la sordità rispetto al recepimento delle disposizioni normative riportate da parte dei dirigenti preposti.

E la politica, dov’è?