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Politica

Lettere/ “Parco Portofino, non ci vivono più poveri contadini”

Da Elisabetta Del Signore riceviamo e pubblichiamo

E’ strano leggere parole così aggressive, divisorie, poco lucide come quelle del fantomatico signor “Mario Parodi” a proposito del Parco di Portofino; o è spaventato e poco informato sui reali fatti, oppure ha degli interessi personali da tutelare, dei privilegi che vuole continuare a sfruttare per il proprio interesse personale.

Chi scrive vive ed è residente nel parco da 20 anni, quindi vorrei provare a dialogare lucidamente, non a portare avanti “un’offensiva”. Non c’è una guerra qui, ma una consapevolezza da aprire. Non possiamo continuare a sfruttare per un profitto o un tornaconto, né personale né collettivo, il ramo su cui siamo seduti. E’ necessario che ce ne prendiamo cura, così che questo ramo si prenda cura di noi. Fuor di metafora, abbiamo necessità di sviluppare una sensibilità verso un bene comune che non è rivolto solo agli esseri umani e che non consiste nello sfruttamento a fini di profitto. L’esistenza stessa di una zona naturale così come è, senza modificarla a nostro piacimento per creare nuove “piazzette di Portofino” dove spennare turisti inebriati dalla bellezza del luogo, è un bene molto prezioso ed è qualcosa che abbiamo il dovere di lasciare a chi verrà dopo di noi.

Chi vive nel parco ha il grandissimo privilegio di essere già “in paradiso”. Nessuno dei residenti è ormai “un povero contadino che deve vivere della sua terra”. Impariamo la cura, l’ascolto (anche di una zona selvaggia a cui si accede in silenzio), anche dei luoghi. Smettiamo di sfruttare e cercare solo il profitto. Per il bene di tutti. Anche se ha dei costi maggiori per i pochi fortunati che dentro al parco ci vivono.