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Cultura e Spettacolo

Nervi: teatro con Andrea Benfante in “Marzari, un uomo in frac”

Dall’ufficio stampa di Lunaria Teatro riceviamo e pubblichiamo

Teatro Emiliani

diretta streaming sulle pagine facebook di Lunaria Teatro, Goa Magazine e Good Morning Genova

Domenica 18 aprile ore 16

Giuseppe Marzari un uomo in frac

da un’idea di Cesare Viazzi

con Andrea Benfante

tecnico del suono Luca Nasciuti

scene Giorgio Panni – Giacomo Rigalza

regia Daniela Ardini

Comico, umorista e macchiettista, Marzari è stato un noto attore teatrale dialettale genovese. In particolare è stato l’inventore di una delle più popolari maschere genovesi:  0 scio Ratella, antenato del Gabibbo ed impersonato dal comico numerosissime volte per le frequenze regionali di radio RAI nel programma “Il Bazar del mugugno” contenuto all’interno della rubrica “A lanterna”.

Eppure di scritto, non ci è rimasto quasi nulla di lui. Solo recentemente Cesare Viazzi gli ha dedicato la biografia Marzari, un uomo in frac (De Ferrari Editore, 2010) alla quale il nostro spettacolo in parte si è ispirato.

Ma se così poco è rimasto, com’è che il ricordo di quel raffinato fine dicitore genovese è rimasto fresco ed indelebile nella memoria dei suoi concittadini? Il merito sta tutto in quell’inconfondibile voce sarcastica e divertita, che interpretando canzoncine divertenti, avvinazzati, lavoratori particolari ed altri mille personaggi buffi, è riuscita a conferire al suo padrone immortalità e freschezza allo stesso tempo. Una sorta di diffusione orale a distanza di anni. Un’infinita girandola di siparietti e situazioni che hanno accompagnato i genovesi fino ai giorni nostri, sbattendo loro sulla faccia difetti e ridicolezze senza lasciar alcun segno tangibile se non quello di un sorriso. Una comicità così pungente ed una varietà così dispiegata di caratteri non possono non essere immaginate su un palcoscenico; ora in un’officina, in un trenino o in uno stadio gremito, i personaggi di Giuseppe Marzari vivono di vita propria grazie al breve spazio di qualche minuto, raggruppandosi in diversi filoni e in diversi argomenti. Ed è proprio attraverso questi flebili pretesti di raccontini settoriali che il nostro spettacolo rende omaggio al grande artista scomparso. Prediletti nelle sue macchiette sono soprattutto i quadretti famigliari, le tifoserie di stadi scalcinati, le comicissime conversazioni telefoniche tra lavoranti e clientela, gli ubriaconi pittoreschi e i mestieri più disparati. Tutto ciò determina al suo repertorio variegato ogni più sottile sfumatura del comico, dalla comicità meccanica a quella brillante, fino a raggiungere le alte vette del surrealismo che soltanto pochi geni, come lui, riescono a toccare.

Un tenero ricordo della radio “del bel tempo che fu” e di uno dei più grandi interpreti della genovesità, uno degli ultimi grandi umoristi del secolo scorso, un uomo che ha dedicato la propria vita a quella “lingua” e a quella città che lo aveva cresciuto artisticamente e che lui non volle mai tradire.

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