TRADIZIONI. Il linguaggio degli alberi - LevanteNews
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TRADIZIONI. Il linguaggio degli alberi

Una delle tradizioni scomparse del nostro entroterra era costituita dal linguaggio degli alberi, in uno in particolare in valle Sturla.

Quando si voleva dare un messaggio forte ad una persona, si andava nel bosco e si tagliava un albero adeguato alla bisogna e lo si trasportava davanti alla porta di casa.

 Per dire ad una ragazza ti amo si tagliava un albero di alloro: “Arfeggiu (alloro) ben te veggiu (voglio)”. Per un complimento occorreva tagliare un ontano: “Ona (ontano) figgia (ragazza)  bona (carina)”.

Per gli insulti bastava segare un pino che significava “Pino, figgiu de belino”. Oppure tagliare un’acacia: “Acacia figgiu de bag.scia (prostituta)”.

L’ultimo caso negli anni Novanta a Mezzanego dove fu tagliato un ciliegio e portatio davanti all’abitazione di tre sorelle molto pie: “Sexa (ciliegia) figgia de Gexa (chiesa)”; unica nota stonata il ciliegio era stato adornato con preservativi.