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Lavagna: cancellati 5 hotel, si pensa alle fasce deboli

Lavagna cancella ben cinque hotel e questo, ad una lettura superficiale, potrebbe essere un colpaccio inferto al turismo poiché se al posto degli alberghi sorgono seconde case, la città ottiene un guadagno in fatto di Ici, ma un impoverimento della rete commerciale.

La giunta ha però applicato la legge regionale che prevede il cambio di destinazione d’uso per quelle strutture obsolete, non più in grado di offrire un servizio all’altezza dei tempi. Ma il fatto positivo è costituito dall’obbligo di destinare, per 25 anni, il trenta per cento dei volumi ad alloggi non inferiori ai 54 metri dati in locazione con  affitti prefissati alle fasce più deboli. Un principo questo che ci si augura la giunta lavagnese applichi ogni qual volta firmi un cambiamento di destinazione d’uso.

Gli hotel “cancellati” sono il “Cavi”, storico albergo di Cavi Borgo  inattivo da 10 anni che aveva 63 posti letto; il “Belvedere” lungo la via Aurelia, nei pressi della stazione di Cavi; il “Marina” in via dei Devoto; Il “Livio” che in via dei Devoto si affaccia sulla “piastra” portuale e “La Villetta” in corso Buenos Aires.

I consiglieri Santo Nucera e Massimo Chiappara hanno presentato un ordine del giorno, bocciato, in cui si chiedeva di “monetizzare” il 30 per cento dei volumi, per realizzare poi edilizia popolare; i due hanno poi votato contro la scelta della giunta.  Gabriella Mondello ha votato a favore, motivando la sua scelta col fatto che il provvedimento riuscirà a trattenere a Lavagna, negli alloggi ad affitto prefissato, persone che altrimenti dovrebbero emigrare verso l’entroterra in cerca di affitti abbordabili.

m.m.