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Joel Buton: da Lady Diana a Camogli

di Consuelo Pallavicini

In un mondo dove imperano tecnologia e velocità colpisce la tranquillità di Joel Buton che, partito il 29 maggio da Parigi, sta percorrendo a piedi tutta l’Europa per sensibilizzare il mondo sul problema delle mine antiuomo. Lo incontriamo a Camogli, dove è giunto dopo aver percorso parte della riviera ligure.

Come è nata l’idea? Dalla morte di Lady Diana, che era sensibile al problema delle mine antiuomo in Bosnia e per questo si era prodigata. Quanti chilometri ha percorso sino ad ora? 45.800, con il mio carretto. In Italia, come è stato accolto dalle autorità e dalle persone? In ogni Comune ho incontrato il sindaco ed i rappresentanti della Croce Rossa, oltre a quelli di Regione e Provincia. Ma ci sono stati anche episodi di rifiuto. Il comune di Terracina, ad esempio, non mi ha voluto: mi volevano pure sequestrare il carretto. A Roma, unica capitale europea dove non sono riuscito ad incontrare nessuna autorità e dove hanno cercato di incendiare il carretto che trasporto, i poliziotti mi hanno detto: “qui siamo in Italia, non in Europa”. Anche il Vaticano non mi ha risposto. La gente, invece, mi ha accolto sempre molto bene. Come si vive per strada? Fino ad ora non ho avuto problemi. Al freddo sono abituato. Possiede un cellulare? No. Ogni tanto telefono ad un’amica che vive in Francia. Quando prevede di terminare il suo giro d’Europa? A fine 2010 arriverò a Parigi. Poi voglio recarmi negli Stati Uniti per portare le firme che ho raccolto al Presidente Obama. E’ stato insignito del Premio Nobel per la Pace, quindi attenderò una risposta.

Joel Buton