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Pro Recco alla conquista del K2

A Sori, ad applaudire la Pro Recco durante l’impegnativo incontro di Coppa, col presidente Gabriele Volpi c’era anche Gian Antonio Bandera, presidente del consiglio di amministrazione dell’Immobiliare K2 che ha sede a Torino, amico del cardinale Tarcisio Bertone e vicino alla curia genovese. Non sembra che Bandera si sia convertito alla pallanuoto, bensì agli affari immobiliari. Il suo nome è stato legato alla realizzazione, nell’area attigua alla parrocchia di Recco e di proprietà della curia, della nuova sede della Coop  che dagli attuali 450 metri disponibili in via XX Settembre, passerà a 1.200.

Il nome di Bandera, dopo la sua presenza in piscina, è ora legato, almeno nell’immaginario recchese, a quello del progetto della Pro Recco, e più precisamente del suo presidente Gabriele Volpi, che vorrebbe, attraverso una Fondazione, realizzare posteggi interrati sotto il lungomare e sotto la piazza del Comune, per poter contribuire così al futuro dei colori della società sportiva. Progetto che ha molte probabilità di essere realizzato.

A Recco la Pro Recco è spesso oggetto di critiche: “Un tempo i giocatori rerano recchesi…”. “Stravince troppo…”. Tutte cavolate di mugugnoni incorreggibili o cugini invidiosetti. La realtà è che Recco è cresciuta come un mostro edilizio perché le imprese costruttrici finanziavano la Pro Recco e contribuivano alla conquista degli scudetti. L’allora sindaco Antonio Ferro, che di soldi ce ne rimetteva anche lui per la pallanuoto, chiudeva un occhio in fatto di licenze pur di avere fondi per la squadra. Oggi la Pro Recco vive grazie a privati. Alla città non costa un euro; la collettività potrebbe anzi avere dei vantaggi. Nessun comitato più o meno spontaneo, più o meno politicizzato, più o meno ambientalista, troverebbe facilmente consensi ad opporsi ad un progetto che, tra l’altro, regalerebbe alla città una piazza Nicoloso pedonalizzata.

m.m.