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Invito alla lettura

Riceviamo e pubblichiamo

Venerdì 5 marzo ore 21 nel salone di rappresentanza di Palazzo Tursi a Genova, in occasione della festa delle donne, si terrà un  incontro con Valeria Parrella, con reading di “Ciao maschio” di Cristina Donadio.

Valeria Parrella vive a Napoli, ha esordito nel 2003 con una raccolta di racconti intitolati Mosca più balena, edita da Minimum Fax, con la quale ha vinto il Premio Campiello Opera Prima. La successiva raccolta di racconti Per grazia ricevuta è stata tra i finalisti del Premio Strega 2005 e ha vinto il Premio Renato Fucini. Nel 2007 é uscito con Bompiani Il Verdetto. Del 2008 è il suo primo romanzo, Lo spazio bianco (Einaudi), da cui è stato tratto il bel film di Cristina Comencini. Collabora con diversi quotidiani e riviste. Dal gennaio è nel CdA del Teatro Mercadante di Napoli.

Cristina Donadio, attrice, autrice e regista, comincia il suo percorso teatrale nel 1977 con Nino Taranto per continuare con altri grandi, quali Eduardo de Filippo, Aldo Giuffrè, Aroldo Tieri, Gianni Agus. All’inizio degli anni ’90 il suo incontro fondamentale con il teatro di frontiera di Enzo Moscato. Lavora in numerosi film e produzioni televisive con, tra gli altri, Liliana Cavani, Andrea Camilleri, Klaus Kinski, fino al Libera di Pappi Corsicato, col quale gira anche Buchi neri, I Vesuviani e Chimera. E’ stata una delle principali protagoniste della fiction RAI La squadra. Interprete dello spettacolo I sogni di Giruzziello. Interprete con Iaia Forte, regia di Pappi Corsicato dello spettacolo Eva Peron di Copì per la stagione teatrale 2007/2008. E’ protagonista di Ciao Maschio di Valeria Parrella, prodotto per la stagione teatrale 2009/2010 dal teatro Mercadante Stabile della città di  Napoli, per la regia di Raffaele Florio.

Ciao maschio (Bompiani): in scena, solo una “lei” e un coro maschile. Un ideale sfondo classico, antico, per dire cose moderne, attualissime. “Lei” è una sessantenne, che in una stanza di ospedale, dove ha subito e forse deve subire una delicata operazione, ripensa agli uomini della sua vita: hanno “tutti lo stesso volto buono, l’animo disposto, la bocca aperta”. Non hanno saputo darle la complicità, la fiducia vera, ma solo routine, solo le finzioni di quella cosa che si chiama “amore”. Sono ingenui, gli uomini, parti di un coro in cui non si distinguono, per eccesso di ingenuità o di opportunismo.