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Camogli: Tomas Saraceno alla Fondazione Remotti

Riceviamo e pubblichiamo

Presso la Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti  di Camogli (via Castagneto, 52), sabato 13 marzo verrà inaugurata una mostra di Tomas Saraceno dal titolo “From Camogli to San Felipe, spiders weaving stars…”  a cura di Francesca Pasini.

Nell’installazione di Tomas Saraceno all’ultima Biennale di Venezia, Galaxies Forming along Filaments, like Droplets along the strands of a Spider’s Web, migliaia di fili occupavano la stanza formando un’enorme tela di ragno, all’interno della quale si addensavano delle bolle – abitacoli. Alla Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti di Camogli con l’installazione From Camogli to San Felipe, spiders weaving stars…, a cura di Francesca Pasini, Tomas Saraceno propone un’ulteriore visione della strategia del ragno e della sua capacità di attraversare enormi distanze dondolando lungo i filamenti di bava. L’installazione proviene del progetto sperimentale Space Elevator, progetto realizzato da Tomas Saraceno la scorsa primavera in Argentina, con il contributo e il sostegno – tra gli altri – della Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti. 

Per partecipare alle visioni di Saraceno è importante collegarsi agli scienziati inglesi del Rothamsted Research che hanno messo a punto un modello matematico per descrivere il fenomeno del volo degli aracnidi che va sotto il nome di “ballooning”. Con questo modello si è potuto constatare che la turbolenza dell’aria li può spingere anche qualche centinaia di km dalla costa sopra il mare. La maggior parte dei ragni quando cerca un nuovo territorio o un compagno lancia nell’aria i filamenti e si paracaduta in un nuovo ambiente, i periodi principali di questa attività sono l’autunno e la primavera. Normalmente vanno da un lato all’altro di un campo, ma talvolta possono coprire grandi distanze. Per vent’anni la migliore descrizione matematica del fenomeno del “ballooning” è stato il modello Humphrey, ma secondo gli scienziati del Rothamsted non spiegava alcune caratteristiche del volo dei ragni durante il movimento di sospensione nell’aria. Il modello di Humphrey considerava la bava come se fosse solida come un tondino, sostenendo i ragni dal basso come una specie di “lecca lecca capovolto”. Invece, nel nuovo modello il fattore di flessibilità consente ai filamenti sospesi nella brezza di contorcersi e di intrecciarsi alla turbolenza utilizzando le proprie caratteristiche aerodinamiche e garantendo la possibilità di raggiungere imprevedibili distanze. Capire come e perchè si muovono può aiutarci a usare i ragni come agenti di controllo rispetto agli insetti nocivi nella campagna. È da queste ricerche che Saraceno ha preso lo spunto per avviare nella primavera del 2009 in Argentina un esperimento di “ballooning”, facendo volare alcuni oggetti ricoperti di pellicola acrilica, riempiti di elio. Un ulteriore passo rispetto alle sue strutture abitative utopistiche (Air-Port-City) che dialogano con le costellazioni e con le ricerche di architetti quali Richard Buckminster Fuller, Peter Cook, Yona Friedman. 

Con la mostra alla Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti, Tomas Saraceno propone una sintesi tra le immagini tratte dall’esperimento argentino e le bolle/abitacoli dei ragni che avevamo visto a Venezia. Con varie traiettorie quattro bolle attraversano i due piani dell’edificio, mentre i filamenti che le sostengono sembrano vettori di energia che idealmente potrebbero far decollare l’edificio stesso, se immaginassimo di scioglierli. Nelle fotografie del volo, disposte sulle pareti del secondo piano, le strutture assumono, a volte, la fisionomia di grandi gocce di vapore acqueo che si condensano nel cielo; a volte sembrano entità fisiologiche che fluttuano sul confine dell’orizzonte; a volte hanno la forma di una tenda. Le foto documentano l’effettiva possibilità di un’architettura aerea, ma anche una tensione poetica e intellettuale per immaginare un concetto più evanescente dell’abitabilità umana. Trent’anni dopo l’allunaggio, Saraceno ci dice che il passaggio successivo è fare esperienza, qui sulla terra, di una progressiva assenza di gravità.

All’interno della Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti, le bolle sospese nello spazio ci fanno percepire un sentimento gravitazionale interno all’edificio stesso, che – al pian terreno – si confronta con le divergenti traiettorie delle tre proiezioni video Space Elevator II (2009), e al piano superiore con le foto alle pareti delle orbite di volo sperimentato in Argentina e con quelle disposte attorno a un tavolo dal titolo Ladies and Gentlemen We are Floating in Space e Mars on water ( 2009). Appare così una circolarità variabile che coinvolge il sopra e il sotto, facendoci percepire un “ballooning” nell’atmosfera e nell’edificio stesso. La volontà di sperimentare l’ascensione nell’aria ha portato Tomas Saraceno, nell’estate 2009, all’International Space Studies Program della NASA, nella Silicon Valley dove ha studiato ulteriori passaggi. Tra le scoperte delle neuroscienze quella dei neuroni specchio, ha dimostrato che esiste una sincronia fra azione e osservazione. I neuroni specchio sono attivi nella scimmia quando compie un’azione o vede altri compiere la stessa azione, ma il gruppo di ricerca guidato da Vittorio Gallese ha scoperto che nell’uomo non è necessaria un’effettiva interazione con gli oggetti: i suoi neuroni specchio si attivano anche quando l’azione è semplicemente mimata e sono in grado di codificare atti motori transitivi e intransitivi. Il loro ruolo primario è di comprendere le azioni altrui. Di fronte alle azioni di Saraceno che tipo di comprensione può attivarsi attraverso il sistema di neuroni specchio? Come avviene la sincronia fra azione artistica e osservazione? Il tentativo di abitare l’aria, anche solo transitoriamente, rimane confinato nella fantasia? Sono domande che l’arte, il cinema, la letteratura hanno spesso posto, ma se è ipotizzabile che un’azione mimata attivi i neuroni specchio, allora gli oggetti creati da Saraceno consentono azioni transitive e intransitive che possono codificare una comprensione dell’aria e del vuoto.

Fino al 13 giugno Info: tel. 0185 772137 Orari di apertura: da giovedì a domenica dalle 16.00 alle 19.00 e su appuntamento – Ingresso libero