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Letture. Una favola moderna

di Anto Enrico Canale

Potremmo cominciare questa storia con: c’era una volta, sarebbe facile e dando sfogo all’immaginazione e fantasia che da queste parti non mancano, potremmo viaggiare in chissà quali mondi e quali avventure potrebbero raccontarci i personaggi. Draghi, eroi vinti e vincitori e magari una fata turchina. No amici miei, questa favola ha origini italiane (o nostrane) ed è la storia… beh se vi va di continuare sono certo che vi interesserà, quindi si parte!

Erano gli anni tristi del dopo guerra, e chi ha vissuto quel periodo può ben comprendere quei volti che spesso la Tv ci fa vedere, di bambini palestinesi, israeliani o iracheni sofferenti per la cattiveria di altri uomini Ma torniamo a noi: i genitori di Antonio, affinchÈ nei suoi ricordi non ci fossero solo momenti brutti decisero che il giorno della “Prima Comunione” doveva essere uno di quelli che non si dimenticano mai più, e perchè ciò fosse possibile vollero fargli ricevere Gesù nella città di Assisi dinanzi alla tomba di San Francesco. Antonio si riteneva un bambino fortunato perchè avevo uno zio, fratello della madre, sacerdote e frate.

Venne il giorno della partenza. La meta era lontana per questa gente contadina del sud erano pochi i mezzi di trasporto e cosÏ la famiglia si preparò ad affrontare un viaggio lungo difficile e pieno d’incertezze. La curiosità e la voglia di partire era tanta. Antonio, la mamma e il papà si recarono alla piccola stazione di Matrice, paesino in provincia di Campobasso. Lì fermo sui binari come se fosse consapevole di essere stato scelto dalla famiglia di Antonio, c’era un carro ferroviario. Dall’odore che emanava sembrava piuttosto utilizzato per il trasporto del bestiame, in quei giorni però adibito al trasporto di persone.

I tempi della fanciullezza di Antonio erano difficili, ma tutto tornava bene, e così anche il vagone, corroso dal tempo, con porta larga scorrevole e traballante, finÏ per essere considerato un buon mezzo di trasporto e oggetto di gratitudine. Era sera ed insieme ad altri occasionali viaggiatori la famiglia di Antonio si sistemò sul carro, ognuno cercava un cantuccio accogliente, che desse una parvenza di riservatezza. Dopo alcuni fischi il treno partÏ, trainato da una vecchia ma esperta locomotrice a vapore, Matrice si allontanava.

Dopo poco la fame si fece sentire. La mamma di Antonio si affrettò a mettergli in grembo quanto aveva preparato a casa, il profumo si spandeva nel vagone e si mescolava a quello di mucca. I genitori di Antonio avevano deciso di affrontare il viaggio facendo astinenza e digiuno, privandosi di tutto come preghiera di ringraziamento al Signore, per aver loro concesso, di realizzare un grande sogno. Il sonno ebbe il sopravvento e Antonio si addormentò fra le braccia della madre che lo coprì con uno scialle.

Uno stridio di freni e un fischio prolungato svegliò i passeggeri, confermando l’arrivo alla meta: stazione Santa Maria degli Angeli. Quel luogo fu scelto dai genitori di Antonio affinchè quell’8 Settembre 1947, giorno della natività della Vergine Maria e della prima comunione, non venisse mai dimenticato dal figlio. Un altro segno Divino fu la presenza dello zio frate che rimase in quel luogo per diversi anni, questo permise allo zio, di incontrare molte persone, dalle più umili a importanti personaggi. Ci fu un incontro che lasciò nell’animo dello zio di Antonio un segno particolare: una donna minuta,composta ma di grande levatura morale, di nome Isa.

Andava spesso ad Assisi per confessarsi e consigliarsi con lo zio di Antonio che divenne suo padre spirituale. Il tempo passò e venne per Antonio il tempo della cresima, anche per questo importante appuntamento i genitori confermarono Assisi, convinti che la signora Isa potesse essere la Madrina del figlio. La signora accettò onorata dell’intenzione della famiglia, ben sapendo di avere un posticino nel suo cuore per Antonio. Era però necessario superare un ostacolo che in quel tempo esisteva nell’ordinamento della chiesa; la Madrina per le ragazze, il Padrino per i ragazzi. Mai disperare! L’intervento di Dio arriva quando meno te lo aspetti, infatti l’allora Vescovo di Assisi concesse prima una preziosa dispensa che permise a Isa di essere la madrina ed il 10 Maggio 1953 diede il Sacramento della Confermazione ad Antonio.

Le strade della vita non siamo noi che le decidiamo, Antonio lasciÚ definitivamente il paese e si trasferÏ in Liguria dove il padre svolse il lavoro di segretario comunale e la madrina qualcuno potrebbe chiedersi che fine abbia fatto. La signora Isa fedele all’impegno assunto, dando fondo a tutte le sue sostanze, fondò a Volta Mantovana il “Nido Federico Traverso” dove ospitare i figli dei carcerati, bimbi soli, senza la presenza dei genitori. Purtroppo la signora Isa non fece in tempo a vedere i risultati di questa opera perchè una grave malattia la portò alla morte.

La favola giunge ai giorni nostri: Antonio ormai adulto e padre, una sera, assistette con la famiglia ad una trasmissione televisiva, nella quale veniva celebrato il compleanno di un noto giornalista scrittore contemporaneo. Intervistato dal direttore di un noto quotidiano nazionale che gli chiese: “Lei che ha incontrato molti personaggi, può dirci quale persona ha lasciato nella sua vita un ricordo indimenticabile?”

Chissà quale nome si sarebbe atteso il direttore, invece l’intervistato in risposta elogiò con parole commoventi Isa (la signora piccola e minuta) che, dopo aver dato la propria vita per il prossimo, morì fra le sue braccia, tenendolo per mano, ma l’ultimo pensiero che consegnò allo scrittore fu per quel ragazzo che aveva cresimato ad Assisi. “Morì parlando solo di lui ed io ancora oggi, non so dove abiti, se sia ancora in vita” disse l’intervistato.

Un brivido prese Antonio, capì che un altro fatto misterioso si stava avverando: Isa voleva far giungere attraverso lo scrittore il suo messaggio, sperando che quella sera a quell’ora Antonio si sedesse davanti al video.

 

L’autore di questa favola permise che i due si incontrassero, Antonio vive e lavora in queste zone, il giornalista scrittore è il grande Enzo Biagi che salutò Antonio dicendo: “Ti porto il suo saluto, con la stessa mano che strinse la sua, prima di lasciarci”.

Nelle fiabe il finale augura: vissero felici e contenti, nella favola il desiderio di Antonio sarebbe di poter condividere questa meravigliosa esperienza.