Provincia: emergenza cinghiali - LevanteNews
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Provincia: emergenza cinghiali

 Da un lato diminuiscono le superfici coltivate, in modo
inversamente proporzionale, dall’altro, cresce la presenza dei
cinghiali in provincia di Genova. Si tratta di dati che accomunano
tutta Europa. Zone a noi vicine, come il Piemonte, che dieci anni fa
non conoscevano il cinghiale oggi sono infestate, ma anche regioni come
l’Inghilterra o la penisola scandinava registrano presenze seppur
sporadiche.

varie 302“Sono animali in grado di adattarsi alle situazioni più
diverse, mangiano di tutto e le femmine filiano dai tre ai sei cuccioli
a nidiata, anche due volte all’anno. Per questo la loro crescita è
stata esponenziale”. Spiega Silvio Borrelli, esperto della provincia di
Genova.   Sono sicuramente più di diecimila,  ma in certe situazioni e
periodi dell’anno potrebbero essere anche tre volte tanto, costano alla
collettività 230 mila euro all’anno di cui almeno180 mila per i rimborsi
ai coltivatori dei danni che arrecano.  Parliamo dei cinghiali in
provincia di Genova. Una specie capace di plasmarsi al territorio,
adattabile in ogni situazione tranne che in caso di grandi nevicate, ma
proprio queste situazioni estreme li spingono verso la città e la
costa. Cosa può fare l’ amministrazione pubblica per tutelare il loro
diritto a vivere nel loro habitat naturale, consentire ai coltivatori
rimasti sul territorio di non vedere compromesso il frutto del loro
lavoro e non portare un nuovo elemento di pericolo in città?

VARIE 443Renata Briano, assessore alla tutela del patrimonio faunistico identifica una
serie di punti che la provincia ha messo in testa  alla sua agenda:
“L’obiettivo è di aumentare la prevenzione incentivando le recinzioni
elettrificate a basso voltaggio, estendere su tutto il territorio il
divieto la foraggiamento, continuare gli abbattimenti selettivi con la
collaborazione dei cacciatori, migliorare i sistema dei rimborsi per
gli agricoltori professionali, incentivare la pulizia e la tutela dei
boschi”.
I primi risultati si sono già visti. Nel triennio 2006/8 i
rimborsi  avevano raggiunto quota 570.000, mentre nei primi dieci mesi
di questanno non arrivano a 90.000.
La quota parte destinata alla
prevenzione, soprattutto l’installazione del cosiddetto pastore
elettrico, la recinzione dei terreni su cui passa corrente a 24 volt, è
in aumento anche grazie ad uno stanziamento integrativo che si somma ai
proventi che arrivano dai tesserini pagati dai cacciatori.

L’introduzione della franchigia di 150 euro per i rimborsi dei danni
pagati agli agricoltori e la differenziazione fra il rimborso erogato
ai contadini di professione, il 100%, e agli hobbisti, 50%, sulla base
in molti di casi dell’autocertificazione, piuttosto che gli onerosi
accertamenti da parte dei periti, stanno migliorando l’utilizzo del
denaro pubblico.
Inoltre funziona la collaborazione fra agricoltori e
cacciatori come hanno testimoniato Giulio Malavolti, presidente del CIA
e Sergio Corradi presidente di Enalcaccia.
Le squadre di cacciatori
presenti sul territorio sono 90, per un totale di quasi 4 mila
cinghialisti circa la metà di tutte le doppiette genovesi. Se nel
ponente la situazione è sufficiente nel Levante ed in particolare in
Val d’Aveto i numeri non consentono di mantenere il passo con i
prelievi necessari e previsti dal piano provinciale