Il futuro di Sestri Levante: cemento - LevanteNews
LA REDAZIONE
010 8935042 Scrivici
PUBBLICITÀ
Richiedi contatto

Il futuro di Sestri Levante: cemento

di Marco Massa

“LE INDUSTRIE A CASARZA“. Già prima che la crisi dell’acciaio provocasse la chiusura della “tubifera”, fabbrica su cui poggiava l’intera economia di Sestri Levante, alcuni maggiorenti che ancor oggi, probabilmente, indirizzano le scelte urbanistiche della città, ipotizzavano lo spostamento delle industrie sestresi a Casarza. Motivo: favorire il turismo, giudicato incompatibile con la siderurgia.

LA CHIUSURA DELLA TUBIFERA. L’ipotesi espressa dal quotidiano “Il Lavoro” mandò in bestia i sindacalisti. Ma a favore del teorema-turismo giocò la crisi e, nonostante i blocchi delle maestranze che interrompevano per protesta le vie di comunicazione, la chiusura della “tubifera”.

NASCONO DUE MOSTRI. Dalle ceneri della fabbrica di tubi sono emersi due fenomeni: la crescita a dismisura di Casarza, dove il cemento ha fatto in fretta ad arrivare anche sulle colline, e il via libera alla cementificazione di Sestri Levante divenuta – secondo l’opposizione – la Bengodi dei costruttori.

PREVISTI 60.000 ABITANTI. I palazzi, tutti uguali come in genere lo sono nei quartieri ghetto delle periferie, nascono come i funghi. La popolazione potrà arrivare a 60.000 abitanti, quanti sono i residenti di Chiavari e Rapallo messi assieme. Che sarà della “vecchia” Sestri in cui già oggi le strade sono letteralmente intasate dagli ospiti? Una città che già oggi non riesce a gestire una festa come “Hanoa-Hanoa”?

MOLTI GLI INTERROGATIVI. La voce di chi è contrario a questa crescita innaturale della città, resta inascoltata. Ma è una voce debole. Se al posto di una giunta di sinistra Sestri Levante fosse stata governata da un Vittorio Agostino, il sindaco di Chiavari, cosa sarebbe avvenuto? Quanti ricorsi sarebbero stati inviati all’esame del Tar? E l’affascinante zona a mare, quali effetti subirà chiusa in una morsa di cemento?

LE INFRASTRUTTURE. Di certo chi arriva a Sestri Levante trova con difficoltà un parcheggio (a pagamento) ed il bus-navetta che fa la spola tra spiaggia e posteggio periferico sembra ingombrante e sottoutilizzato. L’organizzazione del traffico lascia perplessi (inspiegabile la rotatoria affiancata da un semaforo quantomeno bizzarro). L’inquinamento del mare in piena stagione e quello più recente del torrente Petronio lasciano intendere che le infrastrutture pubbliche non sono neppure adeguate alla città di oggi.