Il grammofono - LevanteNews
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Il grammofono

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Fino alla fine dell’800 la musica poteva essere ascoltata solo se era disponibile un musicista, e molte erano le persone che si dilettavano ad intrattenere gli amici all’osteria suonando la fisarmonica, la chitarra, pifferi e quant’altro. Per persone di ceto sociale benestante c’era lo studio del pianoforte, ed alcuni potevano proseguire e suonare l’armonium o l’organo in Chiesa. In questo panorama di possibilità la gente comune non ascoltava spesso musicisti di alto livello, ma era affascinata ed aveva desiderio di ascoltare musica. Infatti sempre nella seconda metà dell’800 molte ditte erano sorte e producevano strumenti automatici a moneta, per produrre bella musica ad uso del popolo nei locali pubblici.
Di solito si trattava di pianoforti, organi a rullo, vari tipi di carillon od anche strumenti molto più complessi come gli Orchestrion, che avevano incorporati persino sezioni di fiati e percussioni. Ma non si poteva riprodurre musica già suonata e cantata in precedenza, ogni volta era risuonata in tempo reale dallo strumento automatico.

Alla fine del secolo però ci fu l’invenzione di Edison con il fonografo e di Berliner con il disco, questi davano più facilmente la possibilità di avere una grande scelta di titoli musicali, ed in più si poteva registrare anche il canto. Era nato il grammofono e fu in quel momento che iniziò propriamente la diffusione musicale casalinga come noi oggi la intendiamo, anche se con molti cambiamenti tecnologici rispetto ad allora.

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Questa settimana vediamo un grazioso grammofono a fonovaligia portatile anni ’20 della Pathé. Era corredato di un diaframma (si chiama così la testa a mambrana porta puntina) angolato e perciò “normale”, utilizzabile per i dischi comuni che hanno i solchi con la modulazione acustica laterale; ed un diaframma assiale con puntina sferica in zaffiro per i dischi Pathé con incisioni verticali a modulazione di altezza del solco, un po’ come avveniva nei primi cilindri di Edison. Nel filmato seguente si può vedere come viene suonato un disco Pathé con il diaframma assiale “Diamond” e la punta sferica allo zaffiro. Il solco era un poco più largo, il disco durava meno minuti e la riproduzione era più facilmente compromessa dalle vibrazioni trasmesse all’apparato. Con un piccolo colpetto poteva saltare il disco, ma la puntina durava quasi indefinitamente.

Per i dischi “normali” e puntina di acciaio come era nell’uso comune, è invece indispensabile cambiare la puntina ad ogni facciata di disco suonato, pena il rovinare irreparabilmente il disco. Infatti durante l’ascolto la punta di acciaio si consuma e perciò allarga il suo spessore. Una volta o due si può tentare di ruotare sul suo asse la punta per riutilizzarla, se no dopo un discreto numero di puntine scartate si può procedere alla delicatissima operazione di molatura ad olio delle stesse.  A causa dell’effetto leva, introducendo a fondo la puntina si ha un maggior volume d’ascolto, tenendola più in fuori aumenta la fedeltà e diminuisce il volume. 

Come sempre nei grammofoni a manovella, la carica consente l’ascolto di almeno una facciata e la velocità di riproduzione a 78 giri al minuto è assicurata stabilmente da un sistema a frenatura centrifugo a pesi, questi girando vorticosamente tirano delle lamine ed un piattello con frizione regolabile.