Portofino, lo Stato e la Regione - LevanteNews
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Portofino, lo Stato e la Regione

Piero Ottone, giornalista di rango che dopo avere diretto “Il Secolo XIX” era approdato al “Corriere della Sera” (determinando la fuga di Indro Montanelli, la successiva fondazione de “Il Giornale” e la conseguente crisi del “Corriere” così finito nelle mani della P2) è corsivista dell’edizione genovese de “la Repubblica”.

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Nella sua rubrica del sabato, non perde occasione per parlare di Portofino. E sostiene tesi molto discutibili. Scrive che l’Ente Monte nato col fascismo ha fatto buona guardia contro la cementificazione e che la Regione non ha saputo impedire costruzioni volute dai portofinesi. Regione che  ha “assoggettato” l’ente parco. Ottone (o la signora Crespi?) non vuole si costruisca un albergo previsto fin dai primi anni Settanta nella piazza di accesso al Borgo, edificio che migliorerebbe l’attuale aspetto squallido della piazza. Ma il giornalista di rango ignora alcune cose che dovrebbe sapere.

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L’Ente parco, voluto da alcuni gerarchi, è nato nel 1935 con lo scopo di costruire una carrozzabile che avrebbe collegato Camogli a San Fruttuoso e a Portofino per risalire poi verso la vetta del Monte. Erano anche previsti insediamenti turistici, in deroga alla legge di salvaguardia. L’ambiente lo hanno salvato i portofinesi. Dopo la guerra, l’Ente autonomo monte Portofino ha autorizzato la costruzione di ben 24 edifici in zona vincolata ed abusivi perché costruiti senza il permesso del Comune. La rapalizzazione è avvenuta con l’ok dello Stato, la Regione non esisteva.

Anche i giornalisti di rango prima di scrivere dovrebbero documentarsi.

m.m.