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A volte tornano a volte no

 A volte tornano, a volte no. Le recenti elezioni amministrative hanno proposto un interessante e contraddittorio fenomeno che merita di essere analizzato. Nel 2004, per la prima volta, la nuova legge dello Stato relativa all’eleggibilità dei sindaci aveva sortito i suoi effetti. Impedendo ai “primi cittadini” con alle spalle due mandati consecutivi di ricandidarsi alla massima carica.

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Dopo essere rimasti fermi un turno, anche se in molti casi erano stati retrocessi a vicesindaco, in parecchi hanno ritentato l’avventura. Insomma non sono riusciti a resistere al fascino discreto del potere. Una scelta che, dopo lo spoglio delle schede, ha premiato soltanto due: Giovanni Boitano (Favale) e Giuseppino Maschio (Borzonasca). Molto sfortunati tutti gli altri, tra i quali dobbiamo annoverare i nomi illustri di: Andrea Cuneo (Moconesi), Silvio Lercari (Lumarzo), Claudio Ricelli (Castiglione Chiavarese), Giovanni Vernengo (Moneglia) e Maria Antonietta Cella (Santo Stefano).

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Morale: tutti sono utili nessuno indispensabile. Forse la legge, osteggiata da tanti amministratori, rappresenta l’unico modo per riuscire a realizzare quel ricambio della classe politica, a parole auspicato da tutti, ma nei fatti difficile da realizzare tanto a Roma quanto nei piccoli Comuni.