Quell'insuccesso chiamato Scandroglio - LevanteNews
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Quell’insuccesso chiamato Scandroglio

Giovanni Costa (Pdl) ha giustificato l’insuccesso personale con una frase che basterebbe da sola a chiarire la sua sconfitta: “Gli elettori non mi hanno perdonato di essere andato cinque anni fa con Marsano, avrei dovuto mandarlo a casa prima”. Probabilmente Costa crede di essere uno stratega ed un buon amministratore. A Santa Margherita lo considerano piuttosto una pedina nelle mani del coordinatore regionale del Pdl, Michele Scandroglio, artefice di questa sconfitta.

E, almeno in parte, Scandroglio potrebbe rispondere della sconfitta del suo partito a Lavagna dove potrebbe avere detto la sua nella lista del costruttore Nucera, gradita anche ad esponenti locali di “Comunione e Liberazione”, realizzata per disturbare la candidatura di Gabriella Mondello. Ma, come dice un vecchio proverbio ligure: “La colpa è una donnaccia che nessuno vuole”.

Di certo Michele Scandroglio, una casa a Cavi di Lavagna, ha un forte senso del potere. Non usa la maniera migliore per chiedere interviste ai giornali e la pubblicazione della sua foto o quella delle sue pedine. E’ forte del potere che gli conferisce Claudio Scaiola (proconsole di Berlusconi in Liguria con grandi vantaggi dell’Imperiese dove abita e forse personali). I rapporti tra Scaiola e Scandroglio non sarebbero idilliaci, ma certo il primo lascia al secondo decisioni che si rivelano impopolari.

I risultati di Santa Margherita e Lavagna faranno sì che Scaiola, oltre guardare alla sua Imperia, studi meglio la situazione del Levante ligure che è comunque un suo serbatoio di voti. L’insuccesso di Costa sta comunque a dimostrare che gli elettori non sempre sono sordi e ciechi e che, nel segreto dell’urna, sanno decidere.