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Se la sagra è un caso politico

Tutte le sagre rappresentano un caso politico. Spesso servono a foraggiare enti e associazioni che altrimenti non avrebbero mezzi per finanziare le proprie attività. Ciò non significa che le sagre non debbano avere regole e che  possano  ignorarle facendo una scorretta concorrenza ai ristoranti.

A Camogli la Sagra del pesce rappresenta anche le due facce del paese. La sera della vigilia tornano ad assistere alla festa i camogliesi costretti per motivi di lavoro a lasciare la città natale (mentre la domenica molti residenti lasciano la cittadina). Le strade si riempiono di giovani, fino all’inverosimile come accaduto sabato scorso quando i parcheggi, saturi, hanno rifiutato altri ospiti.  Un successo ottenuto anche grazie alla conferenza stampa indetta dalla Regione Liguria (con un eco notevole sui media genovesi di ogni genere), mezzo per spiegare che l’evento non è una delle centinaia di sagre che si svolgono ovunque e che la distribuzione  del pesce è gratuita e non a pagamento. Oggi lo sciopero dei treni ha tagliato in maniera drastica gli arrivi. Ma oltre cento pullman turistici hanno portato quasi 6.000 ospiti, almeno 3.000 sono arrivati in battello, ma nonostante l’incognita partenze, anche i treni hanno fatto la loro parte, e poi i mezzi privati.

I commercianti, spesso i più critici nei confronti della sagra, hanno incassato e bene. Il traffico, nonostante la ressa del sabato e il gran numero di bus di oggi, è stato ordinato. Non si sono registrati inconvenienti di rilievo. Sabato è stato applaudito il ritorno dei Cristi in processione, lo spettacolo pirotecnico, la “colombina” che dà fuoco al campanile della Basilica, i falò che ardono sulla spiaggia.

Tra i nei il fatto che il Comune non capisca la valenza della sagra e non spenda sufficienti energie per promuoverla. Poi ci sono le piccole cose che fanno imbestilire i camogliesi. Perché è sparito lo stendardo di San Fortunato immortalato in tutte le vecchie foto della sagra? Semplice: la sagra è in onore del patrono dei pescatori, ma non faceva piovere soldi per sponsorizzare la frittura. Che tristezza quando l’invadenza degli sponsor reali sfiora la volgarità.

m.m.