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UN GIALLO IRRISOLTO

All’alba del 14 luglio 1944, due auto si bloccano lungo la via Aurelia in località Violara, tra San Lorenzo della Costa (Santa Margherita Ligure) e Ruta (Camogli), abbandonando in mezzo alla carreggiata il corpo di un uomo crivellato da colpi di arma da fuoco, uno dei quali ha centrato il cuore. Nessun documento di identificazione. Il cadavere viene trasportato all’ospedale di Santa Margherita dove avviene l’identificazione.

Il morto si chiamava Ettore Marchini, 40 anni, dottore e figlio dell’ex podestà di Portofino, l’ammiraglio Domenico. Ettore era stato uno “camicia nera”, era stato squadrista nella “Valentino Coda”. Un fascista quindi, una delle tante vittime della guerra civile che sempre più spesso insanguinavano le nostre strade.Il “Secolo XIX” parla di . In effetti qualcosa non quadra. All’epoca il carburante era prezioso quasi quanto l’oro. Impossibile che i partigiani potessero disporre addirittura di due auto; i mezzi esistenti erano stati, infatti, requisiti da tedeschi e fascisti. Perchè allora l’ex squadrista Ettore Marchini è stato ucciso? Semplicemente perchè, deluso come tanti altri dal fascismo, era passato nelle fila dei partigiani; apparteneva alla compagnia “Franchi” di Edgardo Sogno. Traditore quindi della causa fascista; di qui la cattura a Genova dove Marchini abitava e l’esecuzionei dopo probabili torture, come i segni sul corpo lasciavano intendere e come l’esame dei medici legali avrebbero evidenziato.

A Ettore Marchini è stata dedicata una strada nel quartiere genovese di San Fruttuoso; in località Violara gli è stata eretta una lapide che può apparire un po’ ambigua perchè vi si legge che è stato e senza spiegarne il travaglio ed il coraggio nell’avere rinnegato gli errori del passato ed essere sceso in campo contro il regime. Quasi nessuno oggi conosce la storia di Ettore Marchini il cui nome è ricordato in un volumetto sui martiri fascisti sanmargheritesi edito da Marco Delpino. Considerarlo un martire di Santa Margherita sarebbe tuttavia un errore come l’avere collocato la lapide nel territorio comunale di Santa Margherita. Lo storico Luigi Costa, bibliotecario camogliese e scrupoloso cronista dell’epoca, scriveva in un suo diario che .