IL GIORNALISTA UMILIATO - LevanteNews
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IL GIORNALISTA UMILIATO

targa cavassa Peggio di essere dimenticato: umiliato. La targa con il nome dello scrittore, giornalista, intellettuale ed antifascista Umberto Vittorio Cavassa (Massa 1890 – Chiavari 1972) è stata murata sotto una scala, nei pressi del ponte della Maddalena, a Chiavari. Più che una via, indica il viottolo che la città gli ha dedicato. Cavassa è stata una delle figure di spicco nella Liguria del Novecento. Giornalista brillante, ha scritto dalla “trincea” del quotidiano “Il Lavoro”, assumendone la direzione dal 25 luglio all’8 settembre del 1943 ed ha diretto “Il Secolo XIX” dal 1945 al 1968.
Del periodo vissuto al quotidiano socialista durante il fascismo ha lasciato una memorabile testimonianza spacciata, per pudore, in un parto della fantasia con il titolo “Storia minima di un romanzo grosso”, pubblicato postumo.Durante la direzione de “Il Secolo XIX”, ha combattuto, inascoltato, contro la “rapallizzazione” incombente su tutta costiera ligure. Ha dato largo spazio ai problemi del Levante, in particolare di Chiavari che amava e chge aveva scelto per abitarvi e dove aveva aperto, mezzo secolo fa, una redazione al pari degli altri capoluoghi di provincia liguri. All’ archivio della Societrà Economica di Chiavari, Cavassa ha lasciato alcuni documenti tra i quali uno rilòasto in parte misterioso. Una lettera indirizzatagli, il 9 gennaio 1967, dal suo amico Sandro Pertini che, sospeso dal sindacato dei giornalisti, si diceva comunque convinto dell’equità della decisione; non esiste traccia, oltre questa lettera, dei motivi che portarono alla sospensione del futuro presidente della Repubblica dal sindacato dei giornalisti. Umberto Vittorio Cavassa, un liberale, fu anche partigiano. Ignobile il viottolo scelto per ricordarlo e la vergognosa collocazione della targa.

lettera Pertini