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Porto di 'Santa': compatto il fronte del no

del 22-04-2011

Iniziamo dalle conclusioni di Massimo Maugeri, presidente di Legambiente, persona sempre misurata,  mai sopra le righe e perciò più incisiva e ascoltata.  Afferma che gli ambientalisi sono più che mai  compatti sui problemi del territorio. Riguardo al porto di Santa Margherita Ligure auspica una comparazione tra più progetti; solleva dubbi sui 195 posti di lavoro promessi e sulla loro qualità; si stupisce che il sindaco si sottragga al confronto; dice che le domande che ha posto durante l'assemblea pubblica sono rimaste senza risposta: moratoria e  possibili conseguenze sul litorale (insabbiamento o erosione); si chiede dove sarà sistemata la flottiglia peschereccia.

La conferenza stampa (aperta al pubblico) indetta sul tema del futuro del porto dagli "Amici del Monte di Portofino", inizia con l'intervento di Marco Delpino che con le sue indubbie capacità oratorie sintetizza precisi concetti: il tema porto interessa non solo i sanmargheritesi ma gli stessi proprietari di seconde case a cui piace questa Santa Margherita. Lui non usa un linguaggio alla Cambronne e non insulta chi dissente. Se il progetto non è ancora definitivo e attende delle integrazioni, cosa è stato presentato all'assemblea pubblica del 14 marzo? Afferma Delpino: "Smonteremo pezzo per pezzo questo progetto con fior di architetti, ingegneri, avvocati".

Franco Traverso ("Tuteliamo Santa") afferma che l'impossibilità di vedere il progetto impedisce di giudicarne l'impatto ambientale; le immagini pubblicate più che progettuali sembrano pubblicitarie. Il vecchio "progetto Berio" cercava sicurezza: questo comfort. L'attuale porto assomiglia a quello di Saint Tropez, pieno di vita; quello progettato assomiglia allo scalo di  Monaco, un dormitorio. Poi una serie di ipotesi in uno scenario che vede sei stabilimenti balneari chiusi a causa della futura qualità dell'acqua, gli altri con una gestione monopolistica con conseguente aumento di prezzi e fuga dei turisti; la talassoterapia con una serie di servizi (farmacia compresa, il che è impossibile) che faranno concorrenza a quelli esistenti senza creare sinergie. Annuncia che l'edificio della talassoterapia è stato già bocciato dalla Regione (che però non ha ancora preso visione ufficialmente del progetto). Se lui fosse l'investitore stanzierebbe 7 o 8 milioni per realizzare 250 posti barca da vendere  a un prezzo compreso tra i 700.000 e il milione di euro l'uno.

"Non apparteniamo al partito del non fare, ma del fare". Così esordisce Alberto Cattaneo (Città futura"). Afferma che vorrebbe scrivere una letterina pasquale al sindaco perché non si arrocchi nella sua maggioranza, ma si apra alla città e verifichi se ci sono altre imprese disposte ad investire a Santa.

Ezio Piola  dice di non parlare quale  presidente dell'Associazione Amici di Santa Margherita, ma della miriade di sanmargheritesi e proprietari di seconde case che se ne andrebbero dalla città se fosse realizzato il porto. Dice che il progetto presentato è contraddittorio e che il retroporto si addice più a Cortina che a Santa. Assicura che non esistono più problemi di sicurezza se non lo scavallamento della diga durante la mareggiata: per ovviare non serve allungare il molo, ma triplicare il piede della scogliera. Molto si deve fare per mantenere le caratteristiche ambientali. Il porto è carente di attrezzature e le dighe vanno inserite nel paesaggio. La conferenza dei servizi deve essere aperta alla città. Secondo Piola, inoltre, l'edificio della talassoterapia una volta ultimato sarà più alto di quello che ospita il Circomare.

Infine Dario Savino  spiega che l'ultimo prolungamento della diga ha risolto i problemi di risacca. Si chiede perché il porto debba essere gestito da privati e non dai cittadini. Che comunque l'offerta è ormai superiore alla domanda. Secondo la sua esperienza una città beneficia più delle imbarcazioni in transito che di quelle stanziali.