Regione; stop dopo 15 anni al “Criminologo della polizia”

Dopo quindici anni si è interrotta nel silenzio della politica una preziosa convenzione tra Regione Liguria e Dipartimento di Scienze della Salute (Dissal). Scopo dell’intesa: un Osservatorio sulla sicurezza urbana e per il contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa e ancora la promozione della trasparenza. Ne parliamo con il criminologo Stefano Padovano, docente alle Università di Genova e di Milano, che per quindici anni è stato in contatto diretto anche con i comandi delle polizie locali della Riviera di Levante affrontando i problemi e trovando soluzioni alle varie emergenze che via via affioravano nella complessa attività degli agenti. Gli abbiamo posto alcune domande

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E’ una decisione irrevocabile? “Mi sono detto disponibile a confrontarmi con tutti gli attori della vicenda, dall’assessorato regionale all’Università degli Studi di Genova, per rimodulare gli accordi. Non ho mai posto la questione economica. A costo di non disperdere il patrimonio costruito intorno alle politiche regionali di sicurezza urbana integrata, si poteva rivedere il costo economico della convenzione; d’altronde è la parte politica che lo ha sempre proposto. Si poteva fare anche questa volta. Non può essere nemmeno una questione politica, perché il mio è sempre stato un ruolo squisitamente tecnico che ha interagito con maggioranze di colore diverso”.

Ascoltando i comandi locali, si capisce che lei ha dato veramente tanto; diciamo professionalità più passione. “Arrivavo presso i comandi di polizia locale o carabinieri e polizia di Stato chiamandomi con simpatia ‘il Criminologo della Regione’, ma di fatto ero e sono un tecnico non strutturato. Erogavo una prestazione professionale che, quando la parte politica ne faceva richiesta, andava ben oltre le attività dell’Osservatorio su criminalità e devianze. Una sorta di uomo-cerniera, il tramite tra le esigenze delle realtà sul territorio, dai comandi di polizia locale ai comitati di cittadini, passando per interminabili riunioni nelle prefetture locali o in quelle romane al ministero dell’Interno auspicando il vaglio di una riforma delle polizie locali mai avvenuta. Ho accompagnato alcuni comandanti a divenire formatori di quella che nel periodo più spumeggiante era la Scuola interregionale di polizia locale, di cui sono stato prima consigliere di amministrazione per la Regione Liguria e poi coordinatore dei docenti. E in questi 15 anni, viaggiando da Sarzana a Ventimiglia, ho lavorato perché la Regione beneficiasse delle analisi e delle valutazioni effettuate sul campo, tra e per la propria cittadinanza, poiché in ultima battuta la parte politica se ne potesse servire per legiferare, indirizzare, programmare… insomma per svilupparne una linea politica”.

Quando e come ha saputo dell’interruzione della convenzione? “I rapporti di consulenza si poggiano sempre su un riconoscimento delle professionalità che si mettono a disposizione. Se manca questo, non si può andare lontano, ma in questo caso non si è neppure dato modo di giudicare l’operato. Prima un passo avanti verso la conferma, poi due indietro con la ciliegina di ricevere il benservito da un membro dello staff che neppure conosco, tanto che per sapere se era uno scherzo ho dovuto telefonare a un consigliere comunale del suo partito”.

Praticamente si è ignorata una consolidata esperienza “La revisione dei titoli costituzionali del 2001 affida alle Regioni il ruolo di coordinamento e programmazione in tema di polizia amministrativa locale e appunto di indirizzo alla sicurezza urbana integrata. Pertanto, il peccato originale che da sempre si è trascinato in Liguria, a partire dall’approvazione della legge 28 del 2004 è che in uno spazio temporale di 15 anni non sia stata impiegata la necessaria volontà politica, e le assicuro ne sarebbe bastata un briciolo, per istituire non dico un settore, ma un piccolo servizio dedicato al tema. Invece l’attribuzione della competenza non ha fatto altro che passare per brevi periodi da un settore a un altro, spaziando dalle comunicazioni alla farmaceutica, senza sedimentare quella architettura di pensiero da cui discendono competenze, ruoli e funzioni”.

Cosa resta di questi 15 anni? “Se mi chiede cosa porto nel cuore di questa esperienza le rispondo: il metodo. Per prima cosa mi sono sempre posto nella posizione di ascolto, solo dopo ho testato ipotesi effettuando analisi e valutandone i risultati”.

E adesso? “Continuo la mia attività come docente universitario a Genova e a Milano; faccio le supervisioni agli operatori che lavorano nei servizi a bassa soglia, ma porto via tutto il know-how che ho messo a disposizione fin qui. Ad ora c’è un contatto, ma siamo solo al principio, con un’amministrazione comunale e un’altra Regione… mi spiace solo siano fuori dalla mia terra… dalla mia Liguria”.

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Ecco il testo della convenzione tra la Regione Liguria e il Dipartimento di Scienze della Salute, Unità di Criminologia, dell’Università degli Studi di Genova per lo svolgimento delle funzioni di Osservatorio sulla sicurezza urbana, qualità della vita, contrasto alla criminalità organizzata mafiosa e la promozione della trasparenza

L’anno duemila venti, il giorno del mese di luglio, in Genova

TRA

La Regione Liguria, con sede in Genova, Via Fieschi n. 15 – (C.F. ………….) rappresentata dall’Assessore alle Politiche della Sicurezza dei Cittadini, domiciliato ai sensi e per gli effetti del presente atto in Genova, Piazza De Ferrari n. 1, autorizzato con deliberazione della Giunta Regionale n. /2020

E

il Dipartimento di Scienze della Salute (DISSAL), Unità di Criminologia, dell’Università degli Studi di Genova, con sede in Genova, Via Pastore n. 1, 16126 (P.I. ……………), rappresentata dal Direttore, autorizzato con atto del competente organo universitario

PREMESSO CHE

la Regione ha codificato, nel tempo, un sistema legislativo di norme volte all’attuazione di politiche attive della sicurezza urbana, della cultura della trasparenza, della definizione di modelli volti al contrasto della criminalità organizzata oltre che, quale strumento di promozione delle relazioni sociali, della valorizzazione delle funzioni di ascolto, orientamento e di prossimità della polizia locale.

Tale complesso di norme ha avuto il primo varo con la promulgazione della legge regionale 24 dicembre 2004, n. 28 recante “Interventi regionali per la promozione di sistemi integrati di sicurezza”, quindi è stata più diffusamente disciplinata con la legge regionale 5 marzo 2012 n.7 recante “Iniziative regionali per la prevenzione del crimine organizzato e mafioso e per la promozione della legalità”.

Sul piano amministrativo e di diretta gestione delle iniziative territoriali, la Regione ha promosso nel quinquennio 2005/2010, impegnando un cospicuo volume di risorse, la stipula dei patti per la sicurezza su tutto il territorio regionale in una dimensione definita su scala provinciale coinvolgendo così tutti i livelli di governance: Prefetture, Province Comuni e per il tramite di questi ultimi e in un quadro di sussidiarietà orizzontale, i gruppi organizzati.

La costituzione dell’Osservatorio sulla sicurezza e la qualità della vita e l’Osservatorio per il contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa e la promozione della trasparenza, ha posto le basi per un lavoro di analisi scientifica dei fenomeni criminali allo scopo di fornire al legislatore e del decisore regionale gli andamenti statistici della delittuosità e l’analisi degli stessi al fine di adottare le più importanti misure in vista della programmazione delle politiche regionali in tema di sicurezza urbana integrata e polizia locale.

Le esperienze positive maturate anche in altri ambiti regionali hanno confermato l’importanza della ricerca scientifica che, muovendosi in relazione stretta con le Autorità di Polizia e le Autorità Giudiziarie, consentono di incentivare le funzioni degli Osservatori regionali, alimentando la circolarità degli approfondimenti scientifici realizzati a beneficio della cittadinanza e degli stessi organi di polizia.

Inoltre, la normativa regionale (art. 9, legge regionale n. 7/2012) ha implementato i canali di collaborazione con l’Università degli Studi e tale opportunità non fa che rafforzare la relazione convenzionale tra gli organi stessi. In tale nuovo contesto di riferimento si colloca la presente convenzione che affida all’Unità di Criminologia del Dipartimento di Scienze della Salute (DISSAL) le funzioni in materia di Osservatorio sulla sicurezza urbana e l’Osservatorio per il contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa e la promozione della trasparenza.

SI CONVIENE E SI STIPULA QUANTO SEGUE

Articolo 1

Le premesse formano parte integrante e sostanziale della presente convenzione.

Articolo 2

  1. L’ Unità di Criminologia del Dipartimento di Scienze della Salute (DISSAL) si impegna per tutta la durata della presente convenzione a:
  1. coordinare, sotto la propria responsabilità scientifica e organizzativa, l’Osservatorio sulla sicurezza urbana e la qualità della vita e l’Osservatorio per il contrasto alla criminalità organizzata, mafiosa e la promozione della trasparenza, redigendo al termine di ogni anno, un rapporto regionale sullo stato della criminalità, dei fenomeni di devianza sociale connessi alle attività di competenza delle forze dell’ordine statali e delle Polizie Locali;
  2. mettere a disposizione le competenze tecnico-scientifiche e didattiche per il perseguimento degli obiettivi della formazione e dell’aggiornamento delle Polizie Locali e dei funzionari incaricati dalle amministrazioni ad occuparsi dei temi della sicurezza urbana, criminalità organizzata, di tipo mafioso; oltre che dei fenomeni di corruzione e tutela della trasparenza;
  3. fornire i profili professionali richiesti per lo svolgimento delle attività di monitoraggio, analisi e supervisione dei progetti riguardanti il trattamento della violenza di genere (legge n.69/2019), con riferimento particolare ai casi di maltrattamento (art. 572 c.p.), violenza sessuale (art. 609 bis c.p.) e stalking (art. 612 bis) in carico presso i Centri antiviolenza regionali accreditati presso la Regione Liguria;
  4. analizzare la statistica delle segnalazioni riferite a persone minorenni denunciate e arrestate/fermate dalle forze dell’ordine e verificare l’andamento della mediazione penale minorile, realizzata mediante l’accordo operativo instaurato con il Tribunale per i Minori di Genova, la Procura della Repubblica presso lo stesso Tribunale e il Centro per la Giustizia Minorile.
  5. laddove richiesta dall’ufficio tecnico “Sicurezza urbana e polizia locale” della Regione Liguria, prestare attività di consulenza periodica su progetti e prassi operative sottoscritti nei protocolli di intesa inter-istituzionali dalla Regione Liguria, oltre che pareri tecnici sui disegni legislativi riguardanti le politiche di sicurezza urbana integrata e le polizie locali;
  6. inserire le attività degli Osservatori di cui alla lettera a) del presente articolo nelle attività di comparazione e interscambio scientifico nazionali e internazionali, allo scopo di attivare un mutuo scambio di pratiche ed esperienze;
  7. diffondere anche mediante comunicazioni e approfondimenti mediatici le risultanze di studi e analisi realizzati a carattere regionale sui temi in oggetto.

Le attività previste dal precedente capoverso dovranno svolgersi anche presso la Regione Liguria, previe intese con la struttura regionale competente e sotto la direzione di questa.

Articolo 3

Il ricercatore sarà tenuto a:

  1. a) realizzare un rapporto sullo stato della sicurezza dai fenomeni criminosi nella regione, con particolare riguardo alle principali problematiche in materia di criminalità organizzata e/o di tipo mafioso che interessano il territorio regionale.

Tali elaborati, saranno pubblicati in formato cartaceo e resi visibili online sul sito ufficiale della Regione. Una copia cartacea, prima dell’autorizzazione del “visto si stampi” da parte dell’autore, dovrà essere trasmessa alla Regione Liguria per le valutazioni di competenza;

  1. b) valorizzare e promuovere, nell’ambito dei corsi di studio dei dipartimenti e nei Master di primo e secondo livello dell’Università degli Studi di Genova, l’insegnamento delle politiche di sicurezza urbana, del crimine organizzato, della legalità e delle polizie locali;
  1. c) La gestione degli Osservatori, di cui al comma primo, è assicurata dal ricercatore designato dall’Unità di Criminologia del Dipartimento di Scienze della Salute (DISSAL) dell’Università degli Studi di Genova, per un massimo di anni cinque, annualmente rinnovabili.

Il ricercatore dovrà predisporre un programma di ricerca che in armonia con la presente convenzione persegua le seguenti finalità:

  1. raccolta dei dati, forniti dalle Prefetture, e monitoraggio dei fenomeni criminosi che interessano il territorio ligure;
  2. studio dei fenomeni e delle tendenze relativi alla sicurezza dal crimine e da fenomeni di devianza urbana al fine di garantire il miglioramento della qualità della vita dei cittadini sia attraverso elaborazioni statistiche, sia mediante analisi sul campo;
  3. supervisione delle attività di coordinamento relative alla tematizzazione di progetti inter istituzionali (Patti per la sicurezza, accordi di programma) riferiti alla materia della sicurezza urbana e delle polizie locali.

Per la Regione Liguria

Assessore

Per l’Università degli Studi di Genova

Il Rettore