Appalto rifiuti: “E’ crollato il castello di carte”

Da Luciano Port, già sindaco di Recco, riceviamo e pubblichiamo una nota di Alessandro Terrile consigliere comunale Pd del Comune di Genova

La Corte dei Conti ha fatto crollare il castello di carte costruito in questi anni dalla Giunta Bucci sulla gestione dei rifiuti.
L’aumento della tariffa del 20% per cittadini, negozianti e imprese, è solo l’ultima delle tante promesse non mantenute.

Avevano promesso a Amiu gli investimenti necessari per realizzare gli impianti di trattamento, senza aggregazioni industriali. Ma nessun impianto è stato realizzato. E l’unico progettato lo realizzerà Iren, che ne farà pagare l’uso all’azienda e ai cittadini genovesi.

Avevano promesso di portare in un anno la raccolta differenziata al 60%. E dopo tre anni è salita dell’1,30% (dal 34,22 al 35,52), tanto che ogni anno il Comune paga 500mila euro di multa alla Regione.

Avevano promesso che la tariffa non sarebbe aumentata. E invece aumenterà del 20%.

Per tentare di nascondere le proprie responsabilità, oggi la Giunta dice che è colpa della precedente amministrazione, che non ha coperto gli extracosti di Scarpino, e che ha approvato il bilancio 2017 contro il parere dei revisori.

A tacere dello stile di chi non ha alcuna esitazione ad assumersi il merito delle tante operazioni che vengono dal passato (waterfront, scolmatore, strada a mare) e invece cerca di addossare ad altri i propri insuccessi, la verità è che la giunta precedente c’entra poco o nulla.

Andiamo con ordine
Non è vero che nel 2017 il Consiglio Comunale approvò il bilancio contro il parere dei revisori. Il parere fu positivo, con l’avvertenza che senza l’aggregazione AMIU-IREN sarebbe stato necessario un riequilibro di bilancio.

Non è vero che la tariffa nel 2021 salirà a causa degli extracosti legati alla discarica di Scarpino.
I costi sostenuti da AMIU per la gestione dei rifiuti in questi ultimi anni non sono mai diminuiti, perché in assenza di impianti industriali l’azienda è costretta a portare i rifiuti fuori regione.
E’ questo il nodo economico-industriale, che non può essere mascherato troppo a lungo con artifici finanziari.

La sbandierata soluzione del problema AMIU si è rivelata solo un’operazione contabile, giudicata illegittima dalla Corte dei Conti. Per mascherare i costi che continuavano ad essere elevati, e per non inserirli in tariffa, il Comune da tre anni approvava un’agevolazione generale che costava 30 milioni di risorse proprie ogni anno.

Non è vero che dal 2022 con l’avvio dell’impianto TMB di Scarpino i costi del trattamento dei rifiuti diminuiranno. La giunta comunale ha deciso che l’impianto sarà costruito in project financing da IREN che lo gestirà per 25 anni, per cui AMIU dovrà pagare il costo del servizio, almeno per un quarto di secolo.

E infine, a chi dice che anche il centrosinistra avrebbe aumentato la tariffa è il caso di ricordare che:

1) Dopo la chiusura di Scarpino, e le difficoltà di AMIU, il centrosinistra non ha mai nascosto che fosse necessaria un aumento della tariffa per sostenere temporaneamente i maggiori costi. Bucci in campagna elettorale promise il contrario, senza essere in grado di mantenere la promessa.

2) L’aggregazione AMIU-IREN avrebbe messo in condizioni l’azienda genovese di avere i propri impianti industriali, di contenere i costi, e di creare lavoro e sviluppo.

3) Oggi, a differenza del 2017, l’aumento della tariffa non servirà a rafforzare l’azienda né a realizzare investimenti. Servirà solo a coprire i costi delle mancate scelte di questi anni. Anche e soprattutto degli ultimi quattro.
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