‘Santa’: “Che fine ha fatto Elettra, la chiglia della nave di Marconi?”

Da Marco Delpino, direttore del periodico “Bacherontius” e di “Tigulliana”, riceviamo e pubblichiamo

“Prestata” nel luglio del 2015 al Museo Tecnico Navale di La Spezia, la chiglia della nave “Elettra” di Guglielmo Marconi (dopo 5 anni) non è ancora tornata a casa…

Chi l’ha vista? L’amministrazione Donadoni si sta attivando per far ritornare a Santa Margherita Ligure il reperto donato nel 1979 e inaugurato dall’allora amministrazione guidata dal Sindaco Raffaele Bottino?

Nei giorni scorsi il ricordo dell’Elettra è stato oggetto di molti “post” sul web, ma abbiamo assistito (come sempre, del resto) al silenzio da parte dei responsabili del Comune.

Per far comprendere l’importanza di Marconi nel Tigullio (e a Santa Margherita Ligure, in particolare), vista l’indifferenza dell’attuale amministrazione, vorrei ricordare che per 17 lunghi anni la nave Elettra diventò il laboratorio galleggiante dello scienziato, sino a che, nel 1937, lo Stato italiano l’acquistò e per ben 6 anni (ogni estate) la “bianca nave” sostava nella “perla del Tigullio”).

Durante la seconda guerra mondiale, il panfilo fu sistemato a Trieste e l’8 settembre 1943, requisito dai tedeschi, diventò nave-pattuglia con il nome NA.6.

Il 21 gennaio 1944, presso il villaggio dalmata di Dicolo, poco lontano da Zara, l’imbarcazione fu attaccata da una squadriglia di Spitfire. Seguirono, fino al 2 marzo, altri violenti attacchi. Sforacchiata, squarciata, incendiata, l’ex Elettra non era ormai che un relitto, situato per di più a scarsa profondità e, quindi, facilmente depredabile.

Del grande panfilo era rimasto solo uno scafo quasi completamente spoglio: dentro, soltanto l’acqua del mare. Di sovrastrutture – come alberi e ciminiera – nessuna traccia. Solo l’elica era ancora al suo posto e, a dritta della nave, un grande frammento di macchina.

Dopo la guerra, in seguito a lunghe e complesse trattative con la Jugoslavia, l’Elettra, rabberciata, tornò in Patria, smembrata in tanti pezzi che furono collocati in varie località “marconiane” d’Italia, tra cui Santa Margherita Ligure esattamente il 26 maggio 1979.

Nel 1979, infatti, il Lions Club “Santa Margherita Ligure” volle offrire alla città, in memoria e a onore di un illustre Italiano che aveva scelto S. Margherita Ligure come sede dei suoi studi ed esperimenti, un reperto del panfilo “Elettra” che venne sistemato nello spazio di terreno posto all’ingresso di Villa Durazzo e, successivamente, spostato in altra area del Parco piuttosto decentrata.

L’operazione prese spunto dalla notizia pubblicata nei giornali dell’avvenuta inaugurazione a Pontecchio Marconi di un monumento realizzato con un frammento della chiglia dell’Elettra. Era il dicembre 1977 e promotore era stato un club di Bologna, il Lions Club “Bologna Valle del Reno Guglielmo Marconi”.

Da Santa Margherita Ligure partì una lettera indirizzata al Presidente di quel Club per avere informazioni e la pronta risposta fu che il relitto dell’Elettra, di cui il Ministro Vittorino Colombo aveva autorizzata la demolizione, era di proprietà del Ministero delle Poste, al quale era stata rivolta la richiesta di cessione del frammento.

Fu allora invitato il Presidente del Lions Club S. Margherita-Portofino, Dott. Asdrubale Vaccarezza, a inviare formale domanda al Ministro delle Poste per ottenere un frammento da utilizzare come monumento all’Elettra in ricordo dei numerosi soggiorni di Marconi in città. Era il gennaio 1978 e, grazie all’interessamento di un politico sammargheritese, Fortunato “Nino” Milanesi, la richiesta andò a buon fine, perché nel luglio dello stesso anno un funzionario del Ministero, l’Ing. Conti, venne a S. Margherita Ligure per incontrarsi con i responsabili del Club e, dopo un lungo colloquio recepì le motivazioni che avevano indotto il Club a prendere l’iniziativa, della quale era stata data informazione all’Amministrazione comunale.

A distanza di oltre cinque anni dal “prestito” al Museo Tecnico Navale di La Spezia, sarebbe opportuna la richiesta di restituzione del reperto che, proprio per onorare il grande scienziato, dovrà essere ricollocato in un luogo visibile e dignitoso.

foto (archivio Calza-Delpino): un momento dell’inaugurazione della chiglia il 26 maggio 1979. Si notano: la Marchesa Cristina Marconi, la principessa Elettra Marconi, il Generale Venturini e la Signora Amorelle Sanson, vedova dello scrittore Vittorio G. Rossi