Chiavari: Canepa replica a Garibaldi “La soprintendenza porta soldi”

Da Giorgio Canepa, consigliere comunale capogruppo di “Partecip@ttiva”, riceviamo e pubblichiamo

Leggiamo sugli organi di stampa che il neo consigliere regionale Sandro Garibaldi teme che l’ingresso della Soprintendenza, cioè del Ministero dei Beni Culturali, nel palazzo del vecchio Tribunale privi la città di un bene pubblico. 

In pratica sostiene che l’ingresso dello Stato renderà privato il Palazzo. Abbiamo capito bene? Ma cosa sta dicendo? Cosa c’è di più pubblico dello Stato, che tra l’altro per riaprire il Palazzo della Cittadella pagherà lo stipendio a 6 persone specializzate che garantiranno l’apertura a tempo pieno (per un valore di circa 140.000€ l’anno.) Senza contare che verserà nelle casse comunali 538.000€ per l’allestimento del Museo della Città alla Cittadella. “Il palazzo del vecchio Tribunale è di proprietà comunale, di conseguenza dei cittadini chiavaresi e tale deve rimanere” afferma Garibaldi. Infatti è così. Rimarrà pubblico e di proprietà dei chiavaresi. Ma sa di cosa parla?

Come può vantarsi di aver portato milioni nelle casse chiavaresi (ammesso che sia vero!) e poi nello stesso discorso rifiutare 538.000 € statali a fondo perduto e circa 140.000 € all’anno per pagare stipendi a persone di Chiavari e dintorni?

Ma se ha così paura dello Stato, cosa ci fa in consiglio regionale; la Regione ha la delega statale per importanti materie, prima fra tutte la Sanità. Anche lui, quando esercita il ruolo di consigliere regionale è lo Stato. Lo sa? Ha forse paura di se stesso?

E poi perché ha bisogno di ricordare tutti i giorni che è amico di Di Capua? Quando afferma che dai banchi della minoranza aiuta “l’amico Di Capua”, non fa un bel servizio alla politica e al suo attuale partito. In pratica ci sta dicendo che se non fosse amico di Di Capua non si impegnerebbe per portare a Chiavari finanziamenti!

Garibaldi dai banchi della minoranza in Consiglio comunale deve portare avanti le idee del suo partito e difenderle con una ferma e costruttiva opposizione, non fare l’amico della porta accanto. Come ho sempre fatto io con Partecip@ttiva nei suoi confronti. La politica non c’entra con l’amicizia. Si fa politica perché si ha delle idee per la città, per la Regione, per l’Italia. E può anche capitare che all’interno di una coalizione non si formino rapporti di amicizia o si discuta animosamente; ma quello che conta è la voglia condivisa di fare il bene del proprio territorio. 

Giorgio Canepa