Caccia: “I cormorani e la selezione regionale”

 Dall’Associazione Arkus riceviamo e pubblichiamo

E’ di ieri la notizia della risposta da parte del Prefetto di Genova Carmen Perrotta alla richiesta di chiarimento della Giunta Regionale Ligure in relazione alla possibilità di esercitare l’attività di caccia al cinghiale sul territorio regionale, anche spostandosi dal proprio comune di residenza, in deroga al DPCM che dichiarava, per emergenza sanitaria anti COVID-19, la Liguria “zona arancione” con conseguente divieto di oltrepassare i confini comunali “se non per motivi di salute, lavoro, studio o necessita’ assoluta ecc.”.

L’associazione Arkus, UnCane, UnAmico ODV esprime gratitudine e soddisfazione per l’esito sortito dall’Organo di Controllo: non è consentita neppure l’attività venatoria di gruppo in quanto la Faq regionale non rappresenta una “fonte di diritto primario”, cosa che non sarebbe stata difficile da capire anche dalla Giunta Regionale stessa, senza dover scomodare il Prefetto.

Tuttavia, non sono trascorsi neppure 10 giorni da quella scandalosa deroga della Giunta Regionale Ligure avvenuta con un tentato blitz, diciamo decisamente arrogante, che ecco spuntare la conferma per il secondo anno del piano di abbattimento dei Cormorani. Viene da sorridere quando ogni piano di abbattimento della fauna selvatica viene chiamato “selettivo”, quando sappiamo benissimo che di selettivo non ha niente.

Si tratta di vera e propria caccia e uccisione di esseri deboli e indifesi, di qualsiasi età e specie, per compiacere cacciatori e pescatori. Non importa se, nel fatto specifico, si tratta di specie protetta, che il loro abbattimento sia in deroga alle direttive comunitarie per motivazioni inesistenti e contestabili.

La mente fertile della nostra Giunta trova sempre motivi per una “deroga” nell’ambito della caccia. Forse però varrebbe la pena essere almeno più preparati per evitare figuracce pubbliche, come quella precedente dello sforamento dei confini comunali per la caccia ai cinghiali e come in questo caso.

Il cormorano non prolifica in Liguria ma è un uccello migratore. La fauna ittica non viene minacciata dal cormorano la cui attività di prelievo di pesci dai nostri corsi d’acqua dolce può ben essere classificata nell’ambito della vera “selezione naturale”.

Lo spopolamento dei nostri corsi d’acqua, e non dimentichiamo il mare, è da attribuirsi proprio ed esclusivamente al genere umano: l’ecosistema non si protegge distruggendo il proprio patrimonio faunistico, abbattendo la specie animale in modo indiscriminato, inquinando l’ambiente, in questo caso con scarichi fognari e industriali, con la cementificazione, con l’annullamento indiscriminato della vegetazione sugli alvei e, perche’ no?, con la pesca spesso incontrollata ed illecita.

E’ vergognoso, per non dire raccapricciante, constatare che gli Amministratori della Liguria non abbiano mai preso in considerazione, né, pare, ne abbiano l’ intenzione, la necessità di garantire il controllo e l’armonizzazione dell’ambiente e del territorio in termini alternativi all’abbattimento sempre più indiscriminato e violento della fauna selvatica, cioé’ mediante l’utilizzo di metodi ecologici e scientifici riconosciuti ormai da sempre piu’ esperti e studiosi della materia.

Inoltre, come non notare che anche in un periodo come questo, di piena emergenza di salute, di crisi socio-culturale, di economia del lavoro, di danni alle imprese la Regione Liguria ha tempo da spendere per “sfornare” direttive su direttive che, sorprendentemente, vanno sempre (da qualsiasi parte le guardi) in direzione degli interessi di cacciatori e pescatori, al relativo indotto ed alla tutela del loro passatempo ludico?

Perché di questo tratta. Diversamente non si eviterebbe un democratico confronto con le associazioni animaliste preparate e coscienti in materia, come da tempo viene richiesto per sviluppare insieme un vero e corretto piano di contenimento delle popolazioni animali. La Regione Liguria avrebbe l’occasione di distinguersi, di dimostrare finalmente una crescita socio-culturale all’altezza dei tempi in cui viviamo.

Evidentemente la Regione Liguria preferisce allinearsi al comportamento, ugualmente riprovevole, di Lombardia, Piemonte e Trentino (vedi relative recenti direttive). Speriamo che non arrivino anche al grido di dolore dei cacciatori livornesi che, dopo lo stop, “temono danni psicologici” . Ridicolo e patetico!!!


Eva Bertolini – Presidente

ARKUS, UnCane, UnAmico ODV