Recco: “Il covid e la medicina territoriale”

Da Gian Luca Buccilli, capogruppo di “Civica” riceviamo e pubblichiamo

L’affanno delle strutture ospedaliere durante l’emergenza pandemica ha reso tangibile la necessità di investire maggiormente sulla medicina del territorio, dotandola delle risorse necessarie a sistematizzare la sua azione di prevenzione, di indagine diagnostica sui pazienti, di assistenza alla cronicità e supporto alla non autosufficienza.

È necessario che il medico di medicina generale possa disporre degli strumenti afferenti alla diagnostica di primo livello (ecografia generalista, holter, elettrocardiogramma, spirometria). 
L’ultima legge di bilancio ha stanziato 235 milioni di euro per l’acquisto di strumenti ad uso della medicina generale.
Si tratta di fondi ripartiti ma non ancora del tutto utilizzati da parte di molte regioni (la Liguria è tra queste).
Anche da ciò si evince come ancora oggi latiti la consapevolezza delle reali potenzialità da attribuire alla medicina territoriale e di prossimità.

Il medico di medicina generale può rivestire un ruolo centrale anche nella gestione dell’emergenza sanitaria in corso; dall’analisi dei sintomi per supportare la diagnosi e avviare il paziente al corretto iter, fino al supporto costante dei pazienti Covid 19, con monitoraggio da remoto e visite domiciliari.
Impostando la terapia adeguata, rassicurando i pazienti e dando chiare indicazioni sulla quarantena si potrebbero limitare le ospedalizzazioni dei casi meno critici.

L’attuale situazione di emergenza reclama l’estensione delle cure domiciliari, il rilancio dei servizi sociosanitari territoriali e una maggiore efficacia gestionale dei processi di integrazione tra ospedale e medicina territoriale.
Si rende però necessario un piano di investimenti che sappia allocare le risorse con una chiara visione strategica: quella di intercettare le necessità sanitarie e  di integrarle con altre di natura socio assistenziale.

Gianluca Buccilli