Lettere/ “La politica si ricordi delle campagna”

Da Ludovico Longo di Genova riceviamo e pubblichiamo

Vorrei far cortesemente presente che nella nostra Liguria, soprattutto nell’entroterra, gli agricoltori sono gli unici oggi che fanno qualcosa di realmente efficace per il territorio. Come peraltro hanno fatto da sempre. Spesso lasciati completamente soli dalle istituzioni. Tirano su pietre e tagliano alberi caduti e mantengono pulite le fasce. Chi lo farebbe al posto loro? Sono i muri rimessi in piedi e gli argini puliti che impediscono problemi nelle zone sottostanti. E tutto questo lavoro senza l’aiuto di nessuno.

La latitanza delle istituzioni verso la campagna in questi ultimi tempi è grande. Un mucchio di discorsi sulla difesa dell’ambiente e poi mai un aiuto concreto. Se le persone, soprattutto i giovani, venissero aiutati potrebbero tornare a vivere in campagna. Certo non si può vivere solo di agricoltura ma intanto un pezzo di territorio potrebbe essere sistemato e mantenuto per il benessere di tutti. Invece di essere abbandonato ai cinghiali e alle frane che poi portano altri problemi a valle.

C’è un intero mondo abbandonato che potrebbe tornare ad essere parte viva e anche produttiva se si facessero i dovuti e mirati investimenti. Invece in Italia abbiamo puntato tutto sul turismo ed ora ne vediamo i risultati. Tanti hanno abbandonato la campagna per buttarsi sul turismo. Ma mi sembra che oggi il turismo non funzioni più tanto bene. A parte il Covid-19, ci sono troppi bar, alberghi e ristoranti e forse ormai sono troppi e ci sono sempre meno i clienti. Non è più tempo di vacche grasse e bisogna reinventarsi il lavoro e anche la vita, se si vuole sopravvivere. Invece di stare lì a lamentarsi e a battere cassa per farsi dare dei soldi dallo Stato. Bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare.